Il signore dei pezzi: quest’uomo verifica che i puzzle siano completi

tafi

3.4.2020

Malcolm Pearce fa forse il lavoro più insolito del Regno Unito. Ogni anno, questo 84enne verifica un centinaio di puzzle usati per assicurarsi che siano completi, evitando agli acquirenti del gioco di strapparsi i capelli per un pezzo mancante.

I puzzle sono il rimedio perfetto contro la noia, osserva Malcolm Pearce. Il che è particolarmente prezioso in questo periodo di isolamento a causa dell’emergenza coronavirus. Quest’ingegnere in pensione del Somerset, in Inghilterra, è un appassionato di puzzle e approfitta del suo hobby per aiutare le botteghe solidali del suo quartiere: per conto di questi negozi, controlla i puzzle usati per verificare che siano completi.

«Se i puzzle sono integri, li sigillo in un pacco e li riporto al negozio per farli vendere. Se sfortunatamente manca un pezzo, li getto nella spazzatura», spiega Malcolm Pearce al «Birmingham Mail». Dopotutto, non è il caso che gli acquirenti del puzzle si mettano le mani nei capelli se alla fine della loro opera trovano un pezzo mancante.

«Quest'attività stimola gli occhi e le dita»

Malcolm Pearce risolve un centinaio di puzzle all’anno, di grandezza diversa: «Ciò stimola gli occhi, le dita e le mani. Adoro farli. […] Passo più tempo a farli che a guardare la televisione.»

La sua passione per i puzzle l’ha sempre seguito. «L’interesse era un po’ diminuito nella fase centrale della mia vita, ma è ritornato con l’età», rivela il pensionato, che preferisce essere solo quando fa i puzzle. Sua moglie, Myra Pearce, (81 anni) condivide la sua passione: «Non faccio mai i puzzle con lei. Non faremmo altro che litigare», osserva. Dopo 60 anni di matrimonio, la coppia vuole evitare a tutti i costi questa eventualità.

Ad ogni modo, Malcolm Pearce pensa che i puzzle siano la distrazione perfetta in piena emergenza coronavirus: «La gente può occuparsi di questo passatempo per ore.» Anche in famiglia, aggiunge, abbozzando un sorriso. C’è solo una cosa da tenere a mente: «Quest’attività può diventare davvero una dipendenza.»

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