La fame nel mondo non potrà essere eliminata

Philipp Dahm

23.12.2020

Con i suoi 22 milioni di abitanti, Lagos (Nigeria) è una delle città più grandi del mondo.
Keystone

L’ONU vuole eliminare la fame nel mondo entro il 2030. Ma è poco probabile che questo obiettivo venga raggiunto – in realtà tra dieci anni più persone potrebbero soffrire di malnutrizione. Questa serie di approfondimenti pubblicati nel periodo natalizio – di cui ecco la prima di quattro parti - ci spiega le motivazioni.

Mostrami la piramide dell’età del tuo paese e ti dirò qual è il suo livello di sviluppo – questa massima indica come funziona la demografia. La popolazione dei vari Stati attraversa un'evoluzione ben precisa: all’inizio, la sagoma è piramidale, tipica dei paesi poveri – con molti giovani e pochi anziani.

Le sfide mondiali
Our World in Data

Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha vinto quest’anno il premio Nobel per la pace. Ma per quale ragione? Nel 2019 circa 690 milioni di persone soffrivano di malnutrizione – e questa cifra potrebbe arrivare addirittura a 840 milioni tra dieci anni. L’ONU probabilmente non raggiungerà l’obiettivo di eliminare la fame nel mondo entro il 2030. E questo nonostante i grandi passi avanti fatti nella lotta contro la povertà in ogni parte del mondo. La nostra serie di approfondimenti in quattro parti intitolata «Sfide mondiali» illustra gli elementi in gioco. La seconda parte tratterà i fattori climatici, la terza parte si occuperà del fattore umano, prima di concludere con un bilancio. Cominciamo però con il fattore demografico.

Via via che il paese progredisce nello sviluppo, anche la piramide demografica cambia: il miglioramento delle cure sanitarie aumenta la speranza di vita e riduce la mortalità infantile – e quindi il tasso di natalità. Questo è dovuto anche al fatto che, negli Stati moderni, i bambini non sono più considerati come garanti di una pensione di anzianità. La piramide si trasforma così lentamente in una campana.

Il ciclo demografico di uno Stato

La sagoma a campana corrisponde ai paesi occidentali industrializzati all’epoca del baby boom degli anni ’60: la natalità è ancora alta mentre il tasso di mortalità è in diminuzione. Dopo il baby boom, la base della piramide dell’età si restringe. La parità dei diritti e  l’urbanizzazione fanno calare il numero delle nascite. In numerosi paesi europei si passa così dalla forma a piramide a un rombo.

UTS-CFP, STATPOP

Se non c’è la forma di un rombo, si vede un vaso, segno dell’invecchiamento della popolazione poiché il tasso di natalità continua ad abbassarsi. Questi stati generalmente non sono a favore dell’immigrazione e tentano di arrivare alla forma di un proiettile.

Da notare, qui, che la campana è sostituita dalla forma intermedia di una candela.
UN World Population Prospects UBS 2017

Secondo questo modello, il tasso di natalità è di 2,1 figli per donna e corrisponde a un ricambio costante della popolazione. A partire dagli anni ’60, lentamente, si osserva la formazione di una punta che si assottiglia poi nettamente per le persone anziane, e fa assumere alla piramide una forma ogivale. Gli Stati Uniti presentano questa struttura, che indica una popolazione relativamente stabile.

L’Africa e gli altri paesi che fanno aumentare la popolazione mondiale

Le differenti forme della piramide come influiscono concretamente sul nostro mondo? Ecco un confronto: nel 1950 la Nigeria contava poco meno di 38 milioni di abitanti mentre la Russia, con un centinaio di milioni, ne aveva più del doppio. Oggi, nel più grande Paese del mondo vivono 144,5 milioni di persone mentre l’ex colonia britannica dell’Africa conta 214 milioni di abitanti.

Nel caso della Russia, si vede chiaramente il crollo della natalità conseguente al collasso dell’Unione Sovietica nel 1991.
CIA World Factbook

Come stanno andando le cose in termini di crescita della popolazione nelle zone calde? Spoiler: la Svizzera non ne fa parte. Secondo uno studio di UBS, tra 30 anni saremo 9,9 milioni di persone. Questa cifra corrisponde alla crescita moderata che avrà l’UE, la cui popolazione passerà da 450 a 460 milioni di abitanti. L’America del Nord e l’Oceania seguiranno un’evoluzione simile.

In America del Sud, in Africa e in Asia, invece, la popolazione continuerà ad aumentare rapidamente. In America latina, saranno soprattutto gli Stati più poveri come il Venezuela, il Paraguay, il Perù, la Bolivia e l’Ecuador a far schizzare la popolazione a 780 milioni di abitanti nel 2050 contro i 665 milioni attuali. La regione dell’Asia-Pacifico avrà 535 milioni di abitanti in più nei prossimi trent'anni.

476 milioni di abitanti in Nigeria

Il balzo più spettacolare si osserverà però nella regione del Medio Oriente e dell’Africa, alla quale UBS aggiunge anche l’Europa centrale e dell’est. Entro il 2050, ci vivranno 1,21 miliardi di persone in più. Oltre alla Nigeria, anche il Kenya e la Costa d’Avorio registreranno una forte crescita demografica, così come l’Egitto dove la popolazione è aumentata di un milione di abitanti durante i primi otto mesi dell’anno.

Previsioni di crescita demografica: l’Africa fa un balzo in avanti.
UBS

Quali sono le zone calde più vicine all’Europa? Entro il 2060, secondo le stime attuali, l’Irak passerà da 38,6 a 80 milioni di abitanti, la Siria da 15 a 35 e lo Yemen da 30 a 52 milioni. Inoltre, nel 2060 la Nigeria, con 476 milioni di abitanti, avrà superato gli Stati Uniti.

È difficile per il momento dire come questi Stati e il resto del mondo nutriranno la loro popolazione, che dovrebbe raggiungere i 9,7 miliardi nel 2050 - questo dipende soprattutto dal cambiamento climatico, che sarà il tema del prossimo capito della nostra serie di approfondimenti.

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