Qual è una distanza davvero ragionevole?

tafu

22.6.2020

Una distanza di due metri è troppo scarsa o esagerata per lottare contro la propagazione del coronavirus?
Keystone

Un metro, due metri o addirittura tre? Le opinioni divergono tra Paese e Paese in merito alla distanza che occorre mantenere tra le persone per lottare contro il coronavirus. Gli scienziati, allo stesso modo, faticano ad esprimersi in modo unanime. 

Per lottare contro la propagazione del coronavirus, la maggior parte dei Paesi ha puntato su misure simili: obbligo di indossare la mascherina, regole di igiene e soprattutto distanziamento sociale. Ma quanto lontani occorre essere per prevenire davvero ogni contagio?

Numerose nazioni, come nel caso della Germania, hanno puntato su un distanziamento minimo di 1,5 metri. In Austria e in Francia, però, il valore è ridotto ad un solo metro. 

In Svizzera, al contrario, la regola è rimasta più stringente fino a settimana scorsa, poiché l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) raccomandava ancora una distanza di due metri. Esattamente come accade nel Regno Unito, dove i cittadini sono chiamati a rispettare una disposizione analoga a quella che era in vigore nel nostro Paese. Il Consiglio federale ha però deciso venerdì pomeriggio di abbassare la distanza a 1,5 metri.

Due metri è troppo?

I detrattori della misura di distanziamento di due metri ritengono che si tratti di un obbligo esagerato e fanno riferimento ad uno studio pubblicato sulla rivista scientifica «The Lancet», come riferito da «Der Spiegel». Per molti ristoratori non sarebbe possibile riaprire rispettando una simile regola di distanziamento sociale. 

Soltanto il 20-30% dei pub britannici è ad esempio in grado di adeguarsi alla norma, sostiene la British Beer and Pub Association. Se si riducesse l'obbligo ad un metro, invece, la quota passerebbe al 70%. 

Lo studio pubblicato da «The Lancet» rappresenta una delle analisi più complete effettuate finora sull'efficacia del distanziamento. Sono infatti più di 200 i risultati di ricerche sui rischi di contagio presi in considerazione dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Le conclusioni di numerose ricerche sono state dunque combinate fra loro, il che fa sì che la base dati sia particolarmente ampia, e benché ciò non toglie che possano essere evidenziate delle contraddizioni, le analisi sono considerate affidabili. 

Secondo lo studio una distanza di un metro è sufficiente, poiché il rischio di contagio aumenta molto poco rispetto a due metri. Il risultato alla base della ricerca resta tuttavia «imperfetto»: non si sa infatti ancora quale sia la distanza che occorre mantenere per essere certi di evitare il contagio.

Qual è il ruolo degli aerosol?

Inoltre, non è stato ancora precisato il ruolo che ricoprono nel processo di contaminazione gli aerosol, ovvero quelle particelle sospese nell'aria che potrebbero veicolare il virus. 

Senza dimenticare che i risultati esaminati dallo studio non riguardano unicamente il nuovo coronavirus SARS-CoV-2, ma anche altri agenti patogeni come SRAS e MERS, per i quali i ricercatori suppongono esistano vie di propagazione simili.

I detrattori di regole rigide di distanziamento citano un'illustrazione contenuta nello studio, che mostra come il rischio di contagio sia dell'1,3% a due metri, contro il 2,6% a un metro. 

È proprio l'ipotesi secondo la quale il rischio si dimezzerebbe aggiungendo un metro di distanza che è messa in dubbio da David Spiegelhalter, docente di statistica presso l'università di Cambridge. 

Benché si possa supporre che una distanza di almeno due metri sia più sicura, i dati non permetterebbero infatti di pronunciarsi sull'ampiezza di tale differenza.

Mancano le evidenze scientifiche

Inoltre, secondo Spiegelhalter la distanza non è il solo fattore da prendere in considerazione: il rischio è determinato anche dal tempo che si passa di fronte ad una persona infetta e dal numero di virus con i quali si entra in contatto. 

Va detto che gli autori dello studio non hanno in realtà affermato che una distanza di un metro sia sufficiente, ma soltanto che il rischio diminuirebbe in modo significativo a partire da tale distanza. Tre metri sarebbero d'altra parte ancor più sicuri. 

Sul piano scientifico, non è dunque ancora possibile identificare con precisione la distanza che minimizza con certezza i rischi. Su una cosa sono tuttavia tutti concordi: rimanere lontani rappresenta la protezione più sicura in attesa di un vaccino. 

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