Un'esposizione sulla fotografia umanitaria a Ginevra

mf, ats

16.11.2021 - 11:04

Si apre oggi la nuova esposizione del Museo internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, "Un monde à guérir".
Keystone

Il Museo internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa di Ginevra svela una parte della sua immensa collezione di fotografie nella sua nuova esposizione «Un monde à guérir», che viene inaugurata oggi. Più di 600 immagini umanitarie sono esposte.

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16.11.2021 - 11:04

L'idea dietro quest'esposizione è che un'immagine non dice tutto del contesto in cui è stata scattata, che non vale mille parole come spesso tendiamo a credere. Il fuori campo è molto più complesso di ciò che possiamo immaginare, spiega il direttore del museo Pascal Hufschmid.

La Croce Rossa e la fotografia hanno una storia comune, sottolinea Nathalie Herschdorfer, curatrice della mostra. Le foto accompagnano l'organizzazione umanitaria dalla sua creazione attorno al 1860. La guerra di secessione è quindi stata la prima guerra al mondo ad essere documentata in immagini.

Le foto si focalizzano dapprima sulle persone della Croce Rossa: le ambulanze trainate da cavalli, le infermiere e i medici. Poi rapidamente, grazie alla miniaturizzazione delle macchine fotografiche, le fotografie si immergono nel cuore dell'azione, con gli orrori della Grande Guerra.

La comunicazione attraverso l'immagine gioca un ruolo crescente, è così che si moltiplicano i poster che chiedono offerte in favore dell'organizzazione. La Croce Rossa è sulle copertine delle riviste più prestigiose. La figura dei bambini è sempre più presente sulle fotografie, così come le grandi folle vittime di conflitti.

Persone normali

L'immagine umanitaria sembra spesso immediata e univoca, offre un'interpretazione e dà l'impressione di capire tutto di un evento. Ma questa visione è frammentaria e non rende conto della realtà sul posto. Le persone fotografate avevano una vita prima di essere travolte dalla disgrazia, indica il direttore del museo.

L'esposizione termina con una sezione consacrata ai lavori di Alexis Cordesse. Il fotoreporter presenta una serie di foto personali conservate da migranti siriani. Le immagini immortalano istanti di gioie fugaci, una nascita, un matrimonio, un ritratto dell'essere amato, una città che si è lasciata.

Una giornata porte aperte è prevista questo sabato per celebrare l'apertura della mostra, che sarà visibile fino al 24 aprile. Il progetto è stato coprodotto con gli incontri internazionali di fotografia di Arles, dove verrà presentato nel corso dell'edizione 2022 del festival francese.

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