Afghanistan, bomba in una moschea nel venerdì di preghiera

SDA

12.11.2021 - 19:43

epa09523489 Taliban soldiers stand guard near Serena Hotel after US and UK governments warned to avoid hotels in Kabul citing threats, in Kabul, Afganistan, 14 October 2021. Lack of international recognition remains a pressing problem for the Taliban, who are not only geopolitically isolated but are also facing a major cash crunch after international financing institutions froze most of the funds Afghanistan has long relied upon for economic stability. EPA/STRINGER
Immagine d'illustrazione
KEYSTONE

Ancora una drammatica giornata per l'Afghanistan, segnata da un sanguinoso attentato nella regione di Nangarhar, l'ennesimo durante un venerdì di preghiera.

SDA

12.11.2021 - 19:43

Il bilancio dell'attentato, ancora provvisorio, è di almeno tre morti e 15 feriti. E' stato messo a segno in una moschea, alla periferia di Jalalabad. L'esplosione è stata inconsapevolmente innescata dall'Imam – a sua volta rimasto gravemente ferito – quando al momento di recitare la preghiera ha acceso l'altoparlante, dove era stato nascosto l'esplosivo.

L'azione non è stata ancora rivendicata, ma la regione di Nangarhar, nell'est dell'Afghanistan, è da tempo diventata una roccaforte del ramo afghano dell'Isis, lo Stato islamico – Provincia di Khorasan (Is-K), a cui le autorità locali sembrano attribuire la responsabilità.

Di certo, da quanto i talebani hanno conquistato Kabul, il 15 agosto, una sequenza di attentati ha insanguinato ulteriormente il Paese. Non ci sono dubbi sulla matrice dello Is-K, oppositore dei talebani, che accusa di tradimento perché ai colloqui di pace in Qatar sono venuti a patti con Washington.

Da allora, è stato uno stillicidio costante di esplosioni, che hanno colpito Kandahar, dove negli anni '90 nacque il movimento dei talebani, e soprattutto Kabul, a partire dal massacro di fine agosto all'aeroporto: 95 morti durante le evacuazioni degli stranieri.

Morbillo: è emergenza sanitaria

Una nuova giornata di sangue in un Paese in cui cresce l'emergenza umanitaria, anche con un allarme dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per un'epidemia di morbillo che si sta diffondendo. L'Oms ha segnalato che la malattia ha già causato un centinaio di morti mentre la malnutrizione continua a rappresentare una crescente sfida sanitaria: «Per i bambini malnutriti il morbillo è una condanna a morte», ha ammonito.

Dal gennaio scorso ci sono stati più di 24.000 casi di morbillo e 87 decessi, ha detto la portavoce dell'Oms Margaret Harris in collegamento video da Kabul. L'Oms stima che entro la fine dell'anno 3,2 milioni di bambini sotto i cinque anni soffriranno di malnutrizione acuta e «almeno 1 milione di questi bambini rischia di morirne, senza cure immediate», ha detto la portavoce.

E le sofferenze dei più piccoli afghani sono al centro delle preoccupazioni anche dell'Unicef, che a sua volta ha denunciato che già prima della crisi innescata dall'avanzata dei talebani, nel corso del 2018 e del 2019, solo nelle province di Herat e Baghdis, sano stati registrati 183 matrimoni di bambini e 10 casi di vendita di minori. Ora, la situazione è ancora più grave.

«Sono profondamente preoccupata per le notizie di un incremento dei matrimoni precoci in Afghanistan. Abbiamo ricevuto rapporti credibili di famiglie che offrono figlie di appena 20 giorni per un futuro matrimonio in cambio di una dote», ha affermato Henrietta Fore, direttore generale dell'Unicef.

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