Cina

Cina: da settembre c'è l'obbligo di identificazione nelle «acque territoriali»

SDA

30.8.2021 - 10:42

Una porta container nel porto di Hong Kong (foto d'archivio)
Keystone

Le navi provenienti da Paesi stranieri, compresi sommergibili e navi nucleari, che entrano nel mare territoriale cinese dovranno comunicare informazioni come nome, posizione e porto di scalo all'amministrazione marittima di Pechino a partire dal primo settembre.

SDA

30.8.2021 - 10:42

L'annuncio fatto ieri dalla Maritime Safety Administration cinese è destinato a pesare sul libero passaggio di navi militari e commerciali nel mar Cinese meridionale, sul quale transitano almeno 5.000 miliardi di dollari di merci all'anno.

«Operatori di sommergibili, navi nucleari, navi che trasportano materiali radioattivi e navi che trasportano petrolio, prodotti chimici, gas liquefatto» e altre sostanze tossiche e nocive devono riportare le loro informazioni dettagliate nel passaggio nelle acque territoriali cinesi», scrive l'ente cinese secondo quanto ha riferito il Global Times.

«Salvaguardare sicurezza nazionale»

Malgrado non sia chiaro come, se e dove la Cina intenda applicare il nuovo regolamento su ciò che considera «acque territoriali», il tabloid nazionalista ha citato osservatori secondo cui «un tale lancio di regolamenti marittimi è un segno degli sforzi intensificati per salvaguardare la sicurezza nazionale, implementando regole rigorose per aumentare la capacità di identificazione marittima».

L'avviso ha chiarito poi che anche qualsiasi nave ritenuta «un pericolo per la sicurezza del traffico marittimo della Cina» sarà tenuta a riportare le proprie informazioni. Il Global Times ha osservato che la Maritime Safety Administration «ha il potere di respingere o rifiutare l'ingresso di una nave nelle acque cinesi se si scopre che rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale».

Area considerata incompatibile con Convenzione Onu

La Cina rivendica la maggior parte del mar Cinese meridionale nell'area contrassegnata dalla «linea dei nove tratti», considerata dalla maggior parte dei Paesi incompatibile con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), che dà agli Stati solo il diritto di stabilire un mare territoriale fino a 12 miglia nautiche.

Inoltre, in base all'UNCLOS, le navi di tutti i Paesi «godono del diritto di passaggio innocente attraverso il mare territoriale».

SDA