Dopo 86 giorni

I russi si prendono l'acciaieria Azovstal, Mariupol è caduta

SDA

21.5.2022 - 09:31

In this photo taken from video released by the Russian Defense Ministry Press Service on Wednesday, May 18, 2022, Ukrainian servicemen leave the besieged Azovstal steel plant in Mariupol, Ukraine. (Russian Defense Ministry Press Service via AP)
In questa foto tratta da un video pubblicato dal Servizio stampa del Ministero della Difesa russo, militari ucraini lasciano l'impianto siderurgico Azovstal assediato a Mariupol, in Ucraina.
AP

Azovstal è caduta. Dopo 86 giorni di resistenza che hanno segnato le sorti e l'immaginario della guerra, l'acciaieria simbolo della difesa di Mariupol e dell'Ucraina non è più un bunker inespugnato. 

SDA

21.5.2022 - 09:31

«L'acciaieria Azovstal di Mariupol è totalmente sotto il controllo delle forze armate russe», ha affermato il Ministero della Difesa di Mosca, citato dalla Tass, diffondendo anche un video della resa. Il ministro della Difesa russo Seghei Shoigu ha comunicato al presidente Vladimir Putin «la fine dell'operazione e la completa liberazione dell'acciaieria Azovstal di Mariupol dai militanti ucraini».

«L'ultimo gruppo di 531 militanti dell'Azovstal si è arreso oggi», ha riferito il portavoce della Difesa russa Igor Konashenkov. 

In meno di 100 ore dall'inizio delle evacuazioni, un totale di 2439 combattenti ucraini si è arreso consegnandosi al nemico, come ordinato del resto dallo Stato maggiore di Kiev visto che era «impossibile sbloccare» lo stallo «con mezzi militari», ha spiegato il presidente Volodymyr Zelensky.

La resistenza ha dovuto cedere

Il boccone amarissimo della sconfitta alla fine hanno dovuto ingoiarlo anche gli irriducibili comandanti del reggimento Azov e delle altre truppe asserragliate nei cunicoli, che hanno cercato di restare fino all'ultimo momento possibile. Una resistenza strenua che ha permesso all'esercito di riorganizzarsi e ricevere le armi occidentali e «passerà alla storia come le Termopili del XXI secolo», come l'ha elogiata il negoziatore ucraino Mykhailo Podolyak.

«Il comando militare superiore ha dato l'ordine di salvare la vita dei soldati della nostra guarnigione e di smettere di difendere la città di Mariupol», ha detto nel suo ultimo video il comandante di Azov, Denis Prokopenko, che lunedì aveva dato il via libera alle uscite dei suoi commilitoni dopo il primo diktat sulla resa giunto da Kiev.

Infine, anche lui e gli altri capi che per settimane sono stati il volto della resistenza – in testa il suo vice Sviatoslav 'Kalina' Palamar e il comandante della 36esima brigata dei marines, il maggiore Serhiy Volyna – hanno dovuto cedere. Mosca in serata ha diffuso il video della loro resa, sostenendo che Prokopenko è stato portato via «con un veicolo blindato speciale» verso i territori controllati dalla Russia.

Adesso, per Kiev sarà l'ora delle trattative per tentare uno scambio di prigionieri con Mosca, da condurre anche con la mediazione internazionale, ha spiegato Zelensky, citando il contributo di Svizzera, Turchia, Israele e Francia. Anche se, ha ammesso Podolyak, si tratta di colloqui «molto difficili e molto fragili».

Drammatica accelerazione dell'offensiva nell'est dell'Ucraina

La fine dell'epopea di Azovstal giunge mentre l'offensiva vive una nuova drammatica accelerazione nell'est dell'Ucraina. «È l'inferno, e non è un'esagerazione. Il Donbass è completamente distrutto». E «tutto questo non ha e non può avere nessuna spiegazione militare per la Russia», ha denunciato Zelensky.

I bombardamenti hanno preso di mira 54 insediamenti nelle regioni di Donetsk e Lugansk, uccidendo almeno 20 civili, in «un tentativo deliberato e criminale di uccidere quanti più ucraini possibile», ha accusato il presidente.

Tra le zone più duramente colpite dai nuovi raid c'è anche l'oblast di Chernihiv, dove è stato preso di mira il villaggio di Desna, provocando «molti morti», ha accusato ancora Zelensky. A Severodonetsk, nel Lugansk, il governatore Serhiy Gaidai ha denunciato che i russi «hanno aperto il fuoco su una scuola dove si nascondevano centinaia di persone e almeno 3 residenti sono stati uccisi». Nell'istituto si rifugiavano più di 200 persone, tra cui molti bambini.

Il bilancio

In tutto il Donbass, gli attacchi aerei e con colpi di mortaio hanno distrutto o danneggiato 105 edifici residenziali e altri 15 obiettivi civili, tra cui un ospedale, un dormitorio, un centro sportivo, un centro commerciale, gli edifici di una banca e un gasdotto.

Terra bruciata per favorire l'avanzata delle truppe di Mosca e delle milizie filorusse, che secondo il ministro della Difesa Serghei Shoigu «continuano a espandere il loro controllo sui territori del Donbass. La liberazione della Repubblica Popolare di Lugansk – ha previsto – si sta avvicinando alla fine».

Il prezzo del tentativo di conquista, ha denunciato ancora Kiev, è la devastazione di centri come Rubizhne, che è stata «completamente distrutta, non ci sono edifici superstiti, molte case non possono essere restaurate. Nei cortili ci sono cimiteri».

Una città che condivide ormai il «destino di Mariupol», dove i russi hanno intanto completato la rimozione delle macerie del Teatro d'arte drammatica bombardato a marzo, portandosi via secondo gli ucraini centinaia di corpi e gettandoli nella fossa comune di Mangush. «Ora – ha denunciato il consigliere del sindaco Petro Andryushchenko – non sapremo mai quanti civili di Mariupol siano stati effettivamente uccisi».

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