Italia

Ancora nessun risultato al Quirinale, si rivota venerdì

SDA

27.1.2022 - 19:05

La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il presidente della Camera Roberto Fico
Keystone

Nuova fumata nera nella quarta votazione del Parlamento italiano riunito per eleggere il presidente della Repubblica. Nessuno, ha detto il presidente della Camera Roberto Fico proclamando il risultato dello spoglio, ha raggiunto il quorum previsto dalla Costituzione. Servirà dunque una nuova votazione, la quinta, prevista per venerdì, a partire dalle 11.

SDA

27.1.2022 - 19:05

Nello scrutinio odierno gli astenuti sono stati 441, mentre le schede bianche sono scese a 261. L'attuale capo dello Stato Sergio Mattarella sale dai 125 voti di ieri a quota 166. «Molti parlamentari in attesa della proposta condivisa l'hanno voluto ancora omaggiare», ha detto il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle. Mattarella, 80 anni, ha infatti già escluso l'ipotesi di assumere un nuovo mandato.

Nino di Matteo, candidato da Alternativa c'è e dagli ex M5s al posto del giurista Paolo Maddalena, ottiene 56 voti. Otto voti per Luigi Manconi, 6 vanno alla ministra Marta Cartabia, 5 al premier Mario Draghi, 4 a Giuliano Amato, 3 a Pier Ferdinando Casini e 2 a Elisabetta Belloni.

Le nulle sono state 5, i voti dispersi 20. In tutto i presenti sono stati 981, 540 i votanti. Il quorum da oggi è sceso a quota 505.

Partiti determinati a escludere Draghi

Determinati a escludere il presidente del consiglio Draghi, la cui elezione al Quirinale potrebbe causare la caduta del governo ed elezioni anticipate, i partiti non hanno dunque ancora trovato un accordo su una candidatura alternativa.

I grandi elettori (partecipano alla votazione oltre ai parlamentari nazionali anche i delegati delle regioni per un totale di 1009 elettori) di destra oggi si sono astenuti, mentre quelli della sinistra hanno votato scheda bianca.

Scende il quorum

Gli italiani potevano legittimamente sperare in una elezione oggi, tanto più che bastava la maggioranza assoluta per eleggere il capo dello Stato - 505 voti -, mentre nei primi tre turni servivano i due terzi. Occorrerà dunque una nuova votazione, la quinta, prevista appunto per domani a partire dalle 11.

In un Paese dove la carica presidenziale è in gran parte rappresentativa, l'attenzione dei media, sopratutto all'estero, era concentrata sulla possibilità di Mario Draghi di succedere a Mattarella. L'attuale premier, senza essersi dichiarato disponibile, aveva lasciato intendere che avrebbe accettato una eventuale elezione.

L'ex capo della Banca centrale europea (BCE), che ha assunto le redini dell'esecutivo italiano nel febbraio dello scorso anno, è stato a lungo uno dei favoriti, ma i partiti temono che se dovrà lasciare l'incarico di premier si giungerà inevitabilmente a elezioni legislative anticipate. «Draghi è prezioso dove è, a Palazzo Chigi», ha detto il leader della Lega Matteo Salvini. Il premier ha così ricevuto soli 5 voti.

Nessun partito dispone dei numeri in Parlamento per governare da solo, ma tutte le formazioni politiche, ad eccezione della formazione di estrema destra Fratelli d'Italia, di Giorgia Meloni, partecipano alla coalizione guidata da Draghi.

Una fine anticipata della legislatura potrebbe far deragliare le riforme necessarie per ottenere i miliardi di euro promessi dall'Ue all'Italia nell'ambito del megafondo europeo per la ripresa economica. L'Italia è il maggiore beneficiario di questo programma, per quasi 200 miliardi di euro.

Incertezza

La corsa alla presidenza resta insomma aperta, e imprevedibile. Tra i papabili ci sono l'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e l'attuale presidente del Senato Elisabetta Casellati, che se eletta diventerebbe la prima donna ad assumere l'incarico.

Attualmente, come indicato dal senatore di Forza Italia ed ex presidente del Senato Renato Schifani, nessuno dei due blocchi ha la forza numerica per indicare un nome vincente. «Se a questo aggiungiamo che i Cinque stelle sono il primo gruppo ma si sono frantumati, abbiamo una fotografia di quanto sia difficile trovare una intesa ampia», ha riassunto Schifani.

Il quinto scrutinio di domani potrebbe insomma non essere l'ultimo.

SDA