Ucraina

L'Occidente contro la Russia, critiche anche dall'Onu

SDA

22.2.2022 - 07:15

L'Occidente si unisce contro la Russia: l'Europa, gli Stati Uniti, la Nato e l'Onu hanno condannato fermamente la decisione del presidente russo Vladimir Putin di riconoscere le repubbliche separatiste di Lugansk e Donetsk.

Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si è riunito in fretta e furia nella notte.
KEYSTONE/SALVATORE DI NOLFI

SDA

22.2.2022 - 07:15

Nella tarda serata di lunedì i leader mondiali hanno preso posizione – prima della riunione urgente, tenutasi la scorsa notte a partire dalle 3.00 del mattino, del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sull'Ucraina che è stato organizzato all'ultimo secondo – per criticare aspramente la mossa del Cremlino.

Il presidente statunitense Joe Biden ha chiamato subito il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron. Gli Stati Uniti hanno già annunciato le prime sanzioni su investimenti e commercio nel Donbass, alle quali se ne aggiungeranno ovviamente altre.

L'Unione europea si appresta a farlo nella giornata di oggi, con il presidente di turno Macron che ieri sera ha parlato di misure «mirate» e ha promesso sanzioni contro entità ed individui russi.

«L'elenco» dei destinatari delle sanzioni «è in fase di elaborazione, punteremo su una serie di attività localizzate nel Donbass e direttamente legate agli interessi russi e le adatteremo agli sviluppi attuali», ha aggiunto Parigi, precisando che l'esame di queste sanzioni a Bruxelles inizierà oggi.

Scholz, Macron e Biden

Scholz, Macron e Biden hanno affermato che il riconoscimento delle regioni separatiste dell'Ucraina orientale «non resterà senza risposta», ha reso noto Berlino dopo il colloquio tra il presidente Usa, il presidente francese ed il cancelliere tedesco avvenuto ieri in tarda serata.

«Tutti e tre – si legge in un comunicato della cancelleria tedesca diramato ieri – sono stati concordi nel sostenere che questo passo della Russia sia una chiara rottura degli accordi di Minsk». «Germania, Francia e Usa condannano aspramente la decisione del presidente russo. E questa mossa non resterà senza risposta».

«Biden, Macron e Scholz hanno parlato dell'escalation della Russia lungo il confine con l'Ucraina. I leader hanno duramente condannato la decisione di Vladimir Putin. E hanno discusso di come continueranno a coordinare le loro risposte», afferma dal canto suo la Casa Bianca.

I tre si sono dichiarati «solidali con l'Ucraina e hanno apprezzato la reazione controllata» che il Paese ha mostrato sotto la leadership di Zelensky. «I partner sono stati concordi sul fatto di non voler ridurre il proprio impegno per l'integrità territoriale e la sovranità dell'Ucraina. Allo stesso tempo si impegneranno con tutte le forze per evitare un'ulteriore escalation della situazione».

Biden ha poi ribadito al presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky «l'impegno degli Stati Uniti alla sovranità e all'integrità territoriale dell'Ucraina». Lo afferma la Casa Bianca riferendo della conversazione telefonica fra Biden e Zelensky.

La preoccupazione dell'Onu

Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres è «molto preoccupato» per la decisione di Vladimir Putin relativa allo status del Donbass e «chiede una soluzione pacifica del conflitto nell'Ucraina orientale, in conformità con gli accordi di Minsk». Lo afferma in una nota del portavoce diffusa ieri dopo l'annuncio del Cremlino.

Per Guterres la decisione della Russia è «una violazione dell'integrità territoriale e della sovranità dell'Ucraina e incompatibile con i principi della Carta delle Nazioni Unite».

Il segretario generale dell'Onu nella nota ha poi esortato «tutte le parti interessate a concentrare gli sforzi per garantire l'immediata cessazione delle ostilità, la protezione dei civili e delle infrastrutture civili, prevenire qualsiasi azione e dichiarazione che possa aggravare ulteriormente la situazione pericolosa in Ucraina e dare priorità alla diplomazia per affrontare tutte le questioni pacificamente».

Le Nazioni Unite, ha continuato, «continuano a sostenere pienamente la sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale dell'Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti».

La reazione dell'Ucraina

Con il riconoscimento dei ribelli la Russia ha violato la sovranità dell'Ucraina. Lo ha dichiarato il presidente ucraino Zelensky, aggiungendo che il Paese si attende ora un «chiaro sostegno» da parte dell'Occidente contro la Russia.

«Non abbiamo paura della Russia», ha proseguito il presidente ucraino. In un discorso alla Nazione, Zelensky ha denunciato il riconoscimento dell'indipendenza delle due «repubbliche» separatiste del Donbass da parte di Mosca una violazione della «sovranità e integrità territoriale» dell'Ucraina. Gli ucraini, ha aggiunto, sono «sulla loro terra» e «non hanno paura di niente e di nessuno» e non cederanno «un solo pezzo» del paese».

Gli Stati Uniti pronti alle sanzioni

Gli Stati Uniti valuteranno i movimenti della Russia prima di ogni nuova misura. Lo afferma un funzionario dell'amministrazione americana. Gli Stati Uniti, aggiunge, perseguiranno la strada della diplomazia fino a quando i carri armati russi non saranno in movimento.

«Le truppe russe che si spostano nel Donbass non costituirebbe un nuovo passo», ha detto, aggiungendo che le forze russe sono state per 8 anni nella regione in incognito.

Biden, tuttavia, attorno alla mezzanotte ha firmato l'ordine esecutivo che vieta nuovi investimenti, attività commerciali e finanziarie nel Donbass, oltre a vietare le importazioni negli Stati Uniti dall'area.

«Ho firmato un ordine esecutivo per negare alla Russia ogni chance di approfittare delle sue lampanti violazioni delle leggi internazionali. Continuiamo a consultarci con gli alleati e i partner, inclusa l'Ucraina, sui prossimi passi», ha detto nella notte Biden.

Blinken: «Condanniamo duramente»

Gli Stati Uniti, inoltre, prenderanno oggi nuove misure – che includeranno ulteriori sanzioni – in risposta alla decisione della Russia nel Donbass. Nel frattempo, stanno anche valutando la possibilità di spostare la loro ambasciata fuori dall'Ucraina. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando alcune fonti, secondo le quali la Polonia sembra essere la destinazione temporanea più probabile.

«Il riconoscimento delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk» da parte della Russia «richiede una risposta veloce e ferma, e noi faremo i passi appropriati in coordinamento con i partner», afferma invece il segretario di Stato americano, Antony Blinken, parlando della crisi in Ucraina.

«Condanniamo duramente» la decisione di Vladimir Putin che respinge gli impegni della Russia nell'ambito degli accordi di Minsk e «contraddice il suo impegno alla diplomazia», aggiunge Blinken.

Il discorso di Putin alla Russia è stato un discorso per giustificare una guerra. Lo afferma un funzionario dell'amministrazione americana secondo quanto riportato dai media statunitensi.

Francia sul piede di guerra

In un comunicato dell'Eliseo diramato ieri in tarda serata, Parigi denuncia «la deriva ideologica» e il «discorso paranoico» del presidente russo sull'Ucraina. La Francia non esclude nuove «azioni militari» della Russia in Ucraina.

Nel frattempo, con il passare delle ore, i leader dei Paesi occidentali stanno condannando la mossa della Russia: dopo l'Italia, anche la Spagna bolla l'annuncio di Putin come «una violazione degli accordi di Minsk e della legalità internazionale».

Anche Londra, hanno fatto sapere il primo ministro britannico Boris Johnson e la sua ministra degli Esteri Liz Truss, annuncerà oggi un'ulteriore stretta verso la Russia con «sanzioni importanti»

Anche il Giappone contro la Russia

Pure il Giappone accusa la Russia di aver violato le leggi internazionali e di non aver rispettato gli accordi di Minsk del 2014. Lo ha ribadito il premier nipponico, Fumio Kishida, durante un incontro con i media.

A differenza della Cina, il Giappone non ha rapporti privilegiati con Mosca sul piano commerciale e diplomatico.

Tra i due Paesi c'è di fatto una disputa sulle Isole Curili, i territori a nord dell'Hokkaido che l'esercito russo occupò a pochi giorni dalla resa incondizionata del Giappone, al termine della Seconda guerra mondiale, una controversia che ha impedito alle due Nazioni di firmare ufficialmente un trattato di pace negli ultimi 75 anni.

SDA