Guerra in Ucraina

La Nato avvisa Putin: «Reazione dura se userà il nucleare»

SDA

2.10.2022 - 21:26

segretario generale della Nato Jens Stoltenberg (foto d'archivio).
segretario generale della Nato Jens Stoltenberg (foto d'archivio).
KEYSTONE

«Qualsiasi uso di armi nucleari avrà conseguenze serie per la Russia». La risposta alle minacce di Vladimir Putin sull'impiego di testate atomiche tattiche per proteggere i nuovi confini autoproclamati con le annessioni delle regioni ucraine arriva dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, che in un'intervista alla Nbc ha denunciato la retorica del leader del Cremlino come «pericolosa» e «sconsiderata».

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2.10.2022 - 21:26

L'alleanza, ha avvertito, è pronta a rispondere ferma e unita a ogni attacco deliberato alle sue infrastrutture critiche. Ma sull'adesione di Kiev, che il presidente Volodymyr Zelensky è tornato a chiedere a gran voce dopo l'ultimo strappo dello zar, Stoltenberg ha ribadito che qualsiasi decisione dovrà essere concordata da tutti i membri. In ogni caso, ha assicurato, gli alleati continueranno a sostenere l'Ucraina, che continua a fare progressi sul campo, come dimostra la riconquista di Lyman.

La città «è totalmente liberata», ha confermato Zelensky, ringraziando l'esercito e celebrando il ritorno delle «bandiere ucraine nel Donbass». Il leader di Kiev si è rivolto direttamente ai russi, invitandoli ad abbandonare Putin. «Finché non risolvete tutti il problema con colui che ha iniziato tutto, che ha iniziato questa guerra insensata per la Russia contro l'Ucraina – ha detto – sarete uccisi uno per uno, facendo da capri espiatori, per non ammettere che questa guerra è un errore storico per la Russia».

La ripresa di Lyman ha ridato fiato alla controffensiva di Kiev

Dopo aver indotto le truppe russe a una nuova, clamorosa ritirata, la ripresa di Lyman, snodo ferroviario strategico nel Donetsk, ha ridato fiato alla controffensiva di Kiev, proprio all'indomani dell'annessione della regione da parte del Cremlino. Una decisione che ha ottenuto il via libera formale anche dalla Corte costituzionale di Mosca, mentre la Duma si appresta a ratificare i trattati firmati venerdì dallo zar con i leader separatisti di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia.

All'interno della Federazione russa, stabiliscono nuovi decreti di Putin, le regioni entreranno con i confini del giorno dell'annessione e manterranno lo stesso nome, anche se al momento solo quelle del Donbass avranno lo status di Repubblica con il russo come lingua ufficiale, mentre verranno indicati dei leader ad interim in attesa di elezioni locali previste tra un anno.

Per l'ex colonnello del servizio di intelligence Fsb ed oppositore Gennadij Gudkov, però, lo zar mostra i muscoli perché in difficoltà. «Non lasciatevi ingannare, Putin non ha più così tante ambizioni e ossessioni. Si sta salvando la pelle, perché è ben consapevole che la guerra, se non ancora persa, sarà persa. E i primi cigni neri della sua sconfitta – ha detto – sono già volati. Putin ha un piano sanguinario pragmatico e cinico molto chiaro. Sta creando le condizioni per un futuro ricatto nucleare».

«Aiutare l'Ucraina a ritrovare la piena integrità territoriale»

Accanto a quello della Nato, a Kiev arriva anche il nuovo sostegno dell'Europa. In una telefonata con Zelensky, il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito l'impegno «ad aiutare l'Ucraina a ritrovare la piena sovranità ed integrità territoriale», promettendo di impegnarsi per «nuove sanzioni», mentre Germania, Danimarca e Norvegia hanno annunciato l'invio a partire dal 2023 dei sistema di artiglieria slovacchi Zuzana-2 con proiettili di 155 mm, secondo lo standard dell'Alleanza atlantica.

Nel frattempo, l'allarme resta alto sulla sicurezza alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica Rafael Grossi ha parlato di una «grave preoccupazione», annunciando visite «a Kiev e Mosca la prossima settimana» per cercare di rilanciare il progetto di una zona di sicurezza nell'impianto più grande d'Europa, sempre a rischio per i continui scontri e bombardamenti nell'area.

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