Il Papa in Slovacchia: «Con la Shoah disonorato il nome di Dio»

SDA

13.9.2021 - 21:53

Papa Francesco in Slovacchia
Keystone

La decisa condanna di «ogni forma di antisemitismo», con l'anatema verso la Shoah, nella quale «è stato disonorato il nome di Dio». Ed in più il richiamo all'Europa affinché «si distingua per una solidarietà» che «possa riportarla al centro della storia».

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13.9.2021 - 21:53

Sono i due 'poli' di questa seconda giornata di papa Francesco in Slovacchia – dove è giunto ieri dopo la tappa-lampo a Budapest -, in cui spiccano, entrambi a Bratislava, l'incontro mattutino con le autorità e la società civile al Palazzo presidenziale, dove il Papa viene accolto dalla giovane presidente Zuzana Caputova, e poi nel pomeriggio quello con la Comunità ebraica, presso il Memoriale dell'Olocausto in Piazza Rybné nàmestie.

Di grande intensità e suggestione la visita alla Comunità ebraica, in un luogo dove dopo le persecuzioni naziste anche il regime comunista ha voluto disperdere le tracce distruggendo la Sinagoga. Dopo le parole del presidente dell'Unione slovacca delle comunità ebraiche, vengono ascoltate le testimonianze di un superstite della Shoah, Tomas Lang, e poi di una religiose orsolina, Suor Samuela, che rievoca l'azione delle sue consorelle nella protezione e il salvataggio degli ebrei.

«Il nome di Dio è stato disonorato: nella follia dell'odio, durante la seconda guerra mondiale, più di centomila ebrei slovacchi furono uccisi», ricorda quindi il Papa. «Qui il nome di Dio è stato disonorato – ripete -, perché la blasfemia peggiore che gli si può arrecare è quella di usarlo per i propri scopi, anziché per rispettare e amare gli altri».

«Qui, davanti alla storia del popolo ebraico, segnata da questo affronto tragico e inenarrabile, ci vergogniamo ad ammetterlo: quante volte il nome ineffabile dell'Altissimo è stato usato per indicibili atti di disumanità! – aggiunge Francesco – Quanti oppressori hanno dichiarato: 'Dio è con noi'; ma erano loro a non essere con Dio». «Siamo uniti – ribadisce – nel condannare ogni violenza, ogni forma di antisemitismo, e nell'impegnarci perché non venga profanata l'immagine di Dio nella creatura umana».

«Cari fratelli e sorelle, la vostra storia è la nostra storia, i vostri dolori sono i nostri dolori», scandisce il Pontefice, in una dichiarazione di solidarietà che pone fine anche ai recenti attriti con le autorità ebraiche sulla Torah. Francesco mette in guardia contro «la dimenticanza del passato, l'ignoranza che giustifica tutto, la rabbia e l'odio». E invita a «condividere e comunicare ciò che unisce», a proseguire «nel percorso fraterno di purificazione della memoria per risanare le ferite passate», non nascondendo così – anche se non lo cita espressamente – l'atteggiamento passivo e l'indifferenza di tanti cristiani durante la Shoah.

Nella mattinata, invece, introdotto dalla presidente Caputova come «una delle più grandi Autorità morali e spirituali dell'umanità attuale», nel suo discorso al Palazzo presidenziale Bergoglio lancia l'auspicio che «mentre su vari fronti continuano lotte per la supremazia, questo Paese riaffermi il suo messaggio di integrazione e di pace, e l'Europa si distingua per una solidarietà che, valicandone i confini, possa riportarla al centro della storia». «È di fraternità che abbiamo bisogno per promuovere un'integrazione sempre più necessaria – avverte -. Essa urge ora, in un momento nel quale, dopo durissimi mesi di pandemia, si prospetta, insieme a molte difficoltà, una sospirata ripartenza economica, favorita dai piani di ripresa dell'Unione Europea».

Molti altri i temi toccati, come la cura dei più deboli, la promozione della giustizia e del lavoro, la lotta alla corruzione e la diffusione della legalità, le motivazioni da dare ai giovani e il 'no' alle colonizzazioni ideologiche. Con in più un parallelo che, nella visione di Francesco condanna allo stesso modo l'oppressione dei regimi comunisti e «la superficialità dei consumi e dei guadagni materiali». In queste terre, ricorda il Papa alle autorità slovacche, «fino ad alcuni decenni fa, un pensiero unico precludeva la libertà; oggi un altro pensiero unico la svuota di senso, riconducendo il progresso al guadagno e i diritti ai soli bisogni individualistici».

Ma è la pandemia «la prova del nostro tempo», che «ci ha insegnato quanto è facile, pur nella stessa situazione, disgregarsi e pensare solo a sé stessi. Ripartiamo invece dal riconoscimento che siamo tutti fragili e bisognosi degli altri. Nessuno può isolarsi, come singoli e come nazioni». Ed è così che, per il Papa, questa «crisi» va accolta come un «appello a ripensare i nostri stili di vita».

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