L'Italia prima delle elezioni

«Se la destra vincerà, Putin sarà il primo a festeggiare»

Di Philipp Dahm

24.9.2022

Sarebbe la più giovane, sarebbe la prima donna: Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia è in netto vantaggio nei sondaggi. Un suo concorrente avverte: con la destra, anche Vladimir Putin partecipa alle elezioni di domenica.

Di Philipp Dahm

24.9.2022

In teoria, le elezioni italiane di domenica sono già finite. Nei sondaggi, Fratelli d'Italia (FdI) è costantemente in testa: a seconda dell'istituto, il partito di Giorgia Meloni otterrà dal 24,4 al 24,8% dei voti alle elezioni del 25 settembre, diventando così la forza più forte.

Il Partito Democratico (PD) di Enrico Letta non è molto distante, con il 21-21,5%. Ma anche gli altri partiti di destra come la Lega di Matteo Salvini e Forza Italia di Silvio Berlusconi possono contare rispettivamente sull'11,8-12,2 e sul 7,5-7,8% dei voti.

Questo darebbe all'alleanza di centro-destra il 45,5-48,2%. Enrico Letta, invece, in un'alleanza di centro-sinistra con il partito Italia Viva di Matteo Renzi, otterrebbe solo il 27,7-29,5%. Il vantaggio della destra è enorme. Giorgia Meloni sembra assicurarsi una maggioranza consistente.

Letta: «La destra è ambigua su Putin»

Per Enrico Letta, questo non è solo un problema nazionale. Il leader del PD vede i buoni numeri come il risultato della politica energetica di Putin. «L'idea di cedere al ricatto di Putin è folle», si infervora, secondo l'agenzia di stampa Ansa, e avverte: «Putin parteciperà alle elezioni del 25 settembre. Se vincerà la destra, Putin sarà il primo a festeggiare».

Per il 56enne pisano la questione è chiara. «O si sta qui o si sta là, o con Putin o con l'Europa. La destra italiana è estremamente ambigua su questo tema, e questo è molto negativo per il nostro Paese, perché l'Europa non sarà ambigua».

Ecco come la destra italiana si schiera con Putin

Nell'alleanza di centro-destra, Silvio Berlusconi, tra tutti, prende le distanze dal presidente russo. Sebbene l'86enne mantenga un rapporto di amicizia con Putin, il leader di Forza Italia invoca un approccio unitario da parte dell'Occidente.

Anche il capo della Lega Matteo Salvini ha espresso in passato la sua ammirazione per il sovrano del Cremlino, ma sostiene di aver cambiato idea dopo l'invasione dell'Ucraina. In Polonia, la gente non ha creduto al suo cambio di rotta: quando Salvini ha visitato Przemyśl, vicino al confine con l'Ucraina, nel mese di marzo, il sindaco Wojciech Bakun gli ha fatto la predica a causa del suo «amico Putin».

C'è poi da ricordare che nelle ultime settimane Salvini si è sempre più scagliato con forza contro le sanzioni occidentali alla Russia.

Anche la frontwoman di FdI Giorgia Meloni è cauta sul tema Putin. Definisce la mobilitazione parziale un atto di «disperazione», assicurando al contempo che le sanzioni contro Mosca hanno avuto effetto. Meloni è anche favorevole a ulteriori forniture di armi all'Ucraina.

Nessun partito italiano corrotto da Mosca

L'influenza russa all'estero è un problema da quando il New York Times, citando il Dipartimento di Stato, ha reso pubblico che il Cremlino dal 2014 ha investito 300 milioni di dollari per corrompere elezioni e persone.

Il primo ministro uscente Mario Draghi ha quindi parlato al telefono con il Segretario di Stato americano il 16 settembre. Antony Blinken, secondo Draghi, «ha confermato che non ci sono partiti italiani nella lista di quelli che hanno beneficiato del denaro russo».

Questo vale anche per il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che si è sempre opposto alla fornitura di armi all'Ucraina. Il ministro degli Esteri uscente Luigi di Maio, in rotta di collisione con la linea di Conte dopo la caduta del Governo Draghi, ha formato un proprio gruppo parlamentare con circa 50 deputati Cinque Stelle, che partecipa alle elezioni di domenica come Insieme per il Futuro.

Dmitri Medvedev ha fatto scalpore in Italia a metà agosto. Il cane da guardia di Putin e vice capo del Consiglio di sicurezza ha scritto su Telegram di volere «che i cittadini europei [alle urne] non solo esprimano la loro insoddisfazione per le azioni del loro Governo, ma anche che lo puniscano per la sua palese stupidità». La cosa non è andata giù a Roma.