Trump: «La vittoria di Biden è truccata, non la concedo»

ATS /ANSA

16.11.2020

Donald Trump
Foto: Alex Brandon/AP/dpa

«Ha vinto perché le elezioni erano truccate»: Donald Trump sembra abbia riconosciuto su Twitter la vittoria di Joe Biden senza nominarlo, dopo aver ammesso nei giorni scorsi la possibilità di una amministrazione diversa dalla sua. Ma nel giro di due ore ha realizzato l'ambiguità di quelle parole e ha corretto subito il tiro, mentre la piattaforma social continuava a censurare come controversi i suoi post sui brogli. 

«Ha vinto solo agli occhi dei media fake news. Io non concedo nulla!», ha cinguettato omettendo il nome del suo rivale e ammonendo che c'è ancora «una lunga strada da fare».

È la strada dei ricorsi legali. Dopo i rovesci subiti finora, il presidente ha deciso di affidarsi nuovamente al suo controverso avvocato personale Rudy Giuliani, nonostante la sua reputazione compromessa dai maneggi nell'Ucrainagate e ultimamente anche dalla scena sessualmente imbarazzante del film Borat 2. Trump lo considera un «combattente», la figura giusta per condurre l'offensiva legale insieme a quella mediatica.

Rudy Giuliani rilancia teorie senza prove

Dopo l'infelice esordio con una conferenza stampa nel parcheggio di una ditta di giardinaggio accanto ad un sexy shop, per un errore nella prenotazione della location, Giuliani ha promesso battaglia in una intervista alla Fox. Non solo sui voti ma su Dominion, la società che ha fornito il sistema di voto a oltre 30 Stati e che secondo il presidente gli ha sottratto centinaia di migliaia di preferenze. «È una società della sinistra radicale», ha denunciato, riecheggiando i tweet del suo «boss».

L'avvocato però non ha fatto altro che rilanciare infondate teorie cospirative, secondo cui Dominion è legata alla fondazione Clinton, mentre Smartmatic, una delle aziende che produce le macchine per tabulare i voti, è controllata dal filantropo progressista George Soros.

Trump si sente assediato e su Twitter spara contro tutti: l'organizzazione della sinistra antagonista «Antifa» per i tafferugli con i suoi fan nella capitale che hanno portato a 20 arresti, la polizia per essere intervenuta «troppo tardi», il sindaco perché «non sta facendo il suo lavoro», il «silenzio dei media» sul successo della marcia «Stop the steal». E Biden per la sua fondazione di beneficenza contro il cancro che «ha speso milioni in stipendi per lo staff e zero in ricerca».

Non sono i Tweet a rendere Biden presidente

Ma per ora sono tutti attacchi a vuoto. «I tweet di Donald Trump non rendono Joe Biden presidente o meno. È il popolo americano che lo ha reso presidente», gli ha risposto Ron Klein, chief of staff di Biden, chiedendo che la prossima settimana la General Services Administration firmi la lettera di «accertamento» della vittoria per avviare il processo di transizione bloccato dalla Casa Bianca.

Un processo auspicato anche dal noto immunologo Anthony Fauci, da tempo ai ferri corti con il presidente, per fronteggiare una pandemia ormai fuori controllo negli Stati Uniti.

Fauci, membro della task force della Casa Bianca contro il Covid, in una intervista con la Cnn ha infatti affermato: «È quasi come passare il testimone in una corsa. Sarebbe meglio se potessimo cominciare a lavorare con loro», ha aggiunto.

Schiaffo sui Dreamers, ritirato un ricorso in Pennsylvnia

Intanto Trump subisce un altro schiaffo sui dreamer, dopo che la corte suprema ha bloccato il suo tentativo di mettere fine al programma dell'era Obama per tutelare i circa 700 mila immigrati arrivati negli Stati Uniti da minorenni al seguito di genitori clandestini: un giudice federale ha sentenziato che le nuove restrizioni dell'amministrazione non sono valide perché varate da Chad Wolf quando non era ancora segretario facente funzione alla «homeland security».

La campagna presidenziale di Donald Trump ha ritirato intanto uno dei ricorsi legali contro l'elezione di Joe Biden presentata nello stato-chiave della Pennsylvania, dove si chiedeva di fermare la certificazione dei voti.

La causa legale riguardava 628'479 voti postali che sarebbero stati scrutinati - secondo i repubblicani - senza la presenza di osservatori rappresentanti di partito.

Il ricorso è stato spontaneamente ritirato prima di arrivare in udienza, mentre resta in piedi nella Pennsylvania il ricorso su presunti «favori» di alcune contee a maggioranza democratica nei confronti di voti postali che avrebbero presentato irregolarità, come la mancanza di alcune indicazioni sulla busta, sui quali si sarebbe «chiuso un occhio», in cui si chiede che questi vengano annullati.

L'avvocato che rappresenta il comitato elettorale democratico dello stato, Cliff Levine, ha spiegato al Guardian che non c'è alcuna legge che vieti alle contee di soprassedere su piccole carenze tecniche nell'espressione del voto, e aggiunge che i voti interessati da quest'ultimo ricorso sono comunque ininfluenti sul margine di oltre 70.000 preferenze che ha permesso di assegnare la vittoria nella Pennsylvania a Biden.

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