Coronavirus Tutta l'Italia diventa «zona protetta»

ATS / sam

9.3.2020

Il premier italiano Giuseppe Conte
Il premier italiano Giuseppe Conte
Keystone

«Non ci sarà più una zona rossa, ma tutta l'Italia sarà zona protetta». Con queste parole il premier italiano Giuseppe Conte ha annunciato in serata «misure più stringenti», che tutti i cittadini devono rispettare, da nord a sud, per contrastare l'avanzata del coronavirus.

Epidemia che ha fatto un nuovo balzo in avanti: i morti nel Paese sono 463, altri 97 quindi in sole 24 ore, mentre i malati quasi 8'000, circa 1'600 in più.

Da domani mattina quindi in tutto il Paese gli spostamenti sono vietati se non per comprovate necessità (per lavoro, salute e necessità). Vietati anche gli assembramenti. Stop inoltre alle scuole fino al 3 aprile e a tutte le manifestazioni sportive, campionato di calcio compreso.

Si tratta di un provvedimento che Conte ha affermato si possa sintetizzare con l'espressione «Io resto a casa».

«Le nostre abitudini vanno cambiate ora»

Prima dell'annuncio vero e proprio, il premier aveva affermato che «i numeri ci dicono che stiamo avendo una crescita importante delle persone in terapia intensiva e purtroppo delle persone decedute. Le nostre abitudini vanno cambiate ora: dobbiamo rinunciare tutti a qualcosa per il bene dell'Italia. Lo dobbiamo fare subito e ci riusciremo solo se tutti collaboreremo e ci adatteremo a queste norme più stringenti». 

Conte ha quindi confermato quanto preannunciato nel pomeriggio dal ministro per i Rapporti con le Regioni, Francesco Boccia, che aveva parlato di «progressiva omogenizzazione delle regole su tutto il territorio nazionale».

Quasi 8'000 persone positive

Il bilancio dell'epidemia, come detto, inesorabilmente si aggrava: a fronte di un numero complessivo di contagiati pari a 9'172, le persone attualmente positive sono 7'985, con un nuovo balzo di 1'598 rispetto al giorno precedente, pari a un +25%.  Sono 733 quelli ricoverati in terapia intensiva per coronavirus, 83 in più rispetto a ieri (+12,7%).

La Lombardia, la regione nettamente più colpita, registra in un giorno 66 morti e 41 ricoverati in più in terapia intensiva. Reparti questi ultimi già da giorni ai limiti nella regione, il che ha richiesto il trasferimento finora di 17 pazienti - quasi tutti affetti da altre patologie - nelle regioni vicine.

Il bilancio conta poi 724 guariti, ben 102 in più di ieri (+16,4%). Un segnale di incoraggiamento viene dal paziente uno, il manager di 38 anni di Codogno ricoverato a Pavia, trasferito dalla terapia intensiva a quella sub intensiva. Non è più intubato e respira autonomamente, ha riferito l'assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera.

La moglie del giovane, incinta di 8 mesi, è tornata a casa da qualche giorno dopo essere stata ricoverata all'ospedale Sacco di Milano.

Un sistema che rischia il collasso

Un piccolo, grande punto segnato dalla sanità di una regione sferzata dal coronavirus, i cui sanitari affrontano l'impatto più duro dell'emergenza. I positivi in Lombardia sono in tutto 5469, ben 1280 più di ieri. Le vittime in tutta la regione sono già 333.

Cifre che raccontano di un sistema che rischia il collasso e al quale la Protezione civile sta cercando di far affluire buona parte delle attrezzature sanitarie acquisite: respiratori per le terapie intensive e mascherine in primis.

«Inaccettabili operazioni di marketing»

Mentre le regioni del nord lottano contro il dilagare del virus, c'è chi cerca di sfruttare il momento per fare affari. Il ministro Boccia denuncia «inaccettabili operazioni di marketing» per attirare nelle località sciistiche i ragazzi che non possono andare a scuola per la chiusura degli istituti.

Il caso registrato sull'Abetone in Toscana ha spinto il governo a chiudere tutti gli impianti sciistici del Paese con un'ordinanza di Protezione civile. «L'assunzione di responsabilità delle famiglie e dei singoli è il primo impegno che deve essere mantenuto - dice Boccia -. Quando non c'è interviene lo Stato con tutta la sua forza».

I controlli degli spostamenti e le autocertificazioni stanno entrando a regime, mentre l'esodo precipitoso dal Nord al Sud ha spinto i governatori meridionali a prendere provvedimenti autonomi per arginare le occasioni di contagio. Per tentare di andare tutti nella stessa direzione ogni giorno si terrà una videoconferenza alla Protezione civile con il commissario Borrelli, ministri e i governatori.

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