Ucraina

Biden evoca l'Armageddon, la Casa Bianca corregge il tiro

SDA

7.10.2022 - 21:40

Lo spettro nucleare incombe ancora sull'Ucraina. Per Biden le minacce di Putin di usare armi atomiche tattiche mettono il mondo di fronte alla prospettiva di un «Armageddon, per la prima volta dalla crisi dei missili a Cuba». La Casa Bianca poi frena: «Non ci sono segnali d'attacco imminente», ma per Zelensky lo zar prepara i russi allo «strike nucleare».

Il Presidente Joe Biden parla alle Volvo Group Powertrain Operations di Hagerstown, venerdì 7 ottobre 2022.
Il Presidente Joe Biden parla alle Volvo Group Powertrain Operations di Hagerstown, venerdì 7 ottobre 2022.
KEYSTONE

SDA

7.10.2022 - 21:40

I successi della controffensiva ucraina nel sud-est sono per Biden motivo di soddisfazione, ma allo stesso tempo di una qualche preoccupazione.

«Stiamo cercando di capire quale possa essere la via d'uscita di Putin», ha detto il presidente a stelle e strisce. Aggiungendo che il russo «non scherza quando parla del possibile uso di armi nucleari, chimiche o biologiche, perché il suo esercito è in difficoltà».

E la situazione è così grave che «non ci trovavamo di fronte alla minaccia di un Armageddon nucleare dai tempi di Kennedy»: i 13 giorni del 1962 in cui JFK e Nikita Krusciov si sfidarono sui missili sovietici a Cuba, sfiorando la guerra nucleare.

La Casa Binaca precisa

I toni drammatici di Biden, secondo la Cnn, avrebbero colto di sorpresa diversi funzionari americani, ma sarebbero il segnale dell'allarme percepito all'interno dell'amministrazione.

La stessa Casa Bianca, pur chiarendo di «non avere indicazioni che la Russia si stia preparando ad usare l'arma atomica», ha messo in guardia dalla «retorica irresponsabile di Putin», che «rischia di creare un'escalation» incontrollabile.

Zelensky da questo punto di vista non ha dubbi. Putin e i suoi, ha denunciato in un'intervista alla Bbc, «stanno iniziando a preparare la società» russa ad un potenziale attacco con armi nucleari: «Non so se lo faranno, ma penso sia pericoloso anche solo parlarne».

Al Cremlino, invece, nel giorno del 70esimo compleanno dello zar, si pone l'accento sul controverso intervento del leader ucraino in un think tank australiano, in cui avrebbe posto la necessità di attacchi preventivi delle Nato sul suolo russo per prevenire l'uso dell'atomica.

Zelensky in seguito ha chiarito che il suo ragionamento è stato male interpretato, ma tanto è bastato al Cremlino per affermare come la decisione di Putin di lanciare «l'operazione speciale sia stata corretta». Mentre il ministro degli Esteri Serghey Lavrov ha accusato Kiev di «possibile uso di armi di distruzione di massa».

Macron annuncia un fondo per le armi di Kiev

Il presidente ucraino ha evocato il «disastro nucleare» anche rivolgendosi ai leader europei riuniti a Praga, «a causa della cattura della centrale di Zaporizhzhia da parte delle truppe russe», che oggi hanno bersagliato la città anche con droni kamikaze iraniani.

L'Europa ha risposto ribadendo il sostegno a Kiev, con il via libera ad una missione di addestramento Ue per l'Ucraina, che Mosca vede come il fumo negli occhi, mentre Emmanuel Macron ha annunciato «un fondo speciale da 100 milioni che permetterà a Kiev di acquistare materiale bellico direttamente dai nostri industriali».

La presidente dell'europarlamento Roberta Metsola ha invece chiesto l'invio immediato di «armi pesanti e carri armati» agli ucraini.

Dei colloqui Mosca - Kiev? Non impossibili, ma ...

L'unico, flebile, segnale di de-escalation in questa fase di altissima tensione è che da diversi giorni si è tornati ad evocare l'inizio di un nuovo negoziato tra Mosca e Kiev.

Gli Stati Uniti, ha assicurato il segretario di Stato Antony Blinken, sono «pronti» a risolvere la guerra attraverso la diplomazia quando Mosca dimostrerà di essere «seriamente intenzionata» a percorrere questa strada.

Mentre Recep Tayyp Erdogan ha parlato ancora una volta al telefono con lo zar, a cui ha spiegato che la «Turchia è pronta a contribuire alla ricerca di una soluzione pacifica». Ricevendo un ringraziamento per i suoi sforzi di «mediazione», già decisivi per risolvere la crisi del grano.

C'è comunque ben poco per ipotizzare una svolta di questo tipo. Basta ascoltare l'ultimo messaggio alla nazione di Zelensky: «Dal primo ottobre oltre 500 chilometri quadrati di territorio e dozzine di insediamenti sono stati liberati nella regione di Kherson», ma «c'è ancora molto da sopportare e molto da fare. Verrà il giorno in cui riferiremo anche dei successi militari nella regione di Zaporizhzhia e parleremo della liberazione della Crimea».

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