Biden vince anche in Arizona. Le autorità elettorali: «Nessuna prova di brogli»

SDA

13.11.2020 - 07:36

«L'elezione del 3 novembre è stata la più sicura della storia degli Stati Uniti», garantiscono le autorità elettorali statunitensi a una settimana dall'Election Day
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I media hanno decretato la vittoria di Joe Biden in Arizona. Diverse autorità elettorali statali e locali, nel frattempo, hanno affermato in un comunicato congiunto di non aver trovato, ad oltre una settimana dalle elezioni presidenziali, «alcuna prova» di schede perse o modificate o di sistemi di voto violati.

Anche la Cnn ha decretato la vittoria di Joe Biden in Arizona, dove l'ultimo candidato presidenziale democratico a trionfare fu Bill Clinton nel 1996.

Nella notte delle elezioni Ap e Fox avevano già proiettato il successo di Biden, ma la sua assegnazione era rimasta controversa. Il candidato democratico 77enne ha vinto l'Arizona e i suoi 11 grandi elettori per circa 11 mila voti (40,40% a 40,06%).

Prima di Clinton, l'ultimo democratico che era stato votato in questo Stato come presidente fu Harry S. Truman nel 1948. L'attuale inquilino della Casa Bianca Donald Trump aveva trionfato qui nel 2016 con un vantaggio del 3,5% su Hillary Clinton.

L'Arizona è l'«home state» del defunto senatore repubblicano John McCain, fiero avversario del presidente. La vedova si è schierata con Biden ed è entrata nel suo transition team.

Per le autorità elettorali non c'è «nessuna prova di brogli»

«L'elezione del 3 novembre è stata la più sicura della storia degli Stati Uniti», garantiscono, contraddicendo le accuse di elezioni fraudolente da parte dell'attuale presidente Donald Trump e del suo entourage.

«Benché sapessimo che il nostro processo elettorale fosse oggetto di numerose affermazioni infondate e di campagne di disinformazione, possiamo assicurare che abbiamo una fiducia assoluta nella sicurezza e integrità delle nostre elezioni», hanno garantito le autorità incaricate della sicurezza del voto, tra cui l'Agenzia della cyber sicurezza e della sicurezza delle infrastrutture (Cisa), che dipende dal ministero della Homeland Security.

A dirigerla è Christopher Krebs, che secondo il Guardian avrebbe confidato ai suoi collaboratori di aspettarsi di essere licenziato dalla Casa Bianca.

Trump, corsa nel 2024 se Biden presidente

Con i suoi ricorsi legali sul voto, Trump «sta semplicemente tentando di sopravvivere da un notiziario ad un altro, osservando quanto lontano può spingere la sua offensiva contro la sconfitta e assicurarsi il supporto permanente della sua base repubblicana». Lo scrive il New York Times, secondo cui però «come prossimo passo, Trump sta parlando seriamente di annunciare che intende correre nuovamente nel 2024, consapevole che, lo faccia o meno, congelerà un campo già affollato di possibili candidati repubblicani».

Secondo i repubblicani, prosegue il Nyt, in questo modo Trump «manterrà il largo sostegno che ha mostrato anche nella sconfitta e potrebbe garantirsi un redditizio contratto per un libro o onorari per conferenze». Il presidente, sempre secondo il quotidiano, ha detto ad alcuni consiglieri che se la corsa sarà certificata a favore di Joe Biden annuncerà la campagna per il 2024 poco dopo.

Rove, impossibile ribaltare il voto

Karl Rove, l'architetto della presidenza di George W. Bush e consigliere informale di Donald Trump, ha scritto sul Wall Street Journal che i risultati di queste elezioni non saranno ribaltati e che i riconteggi occasionalmente cambiano i margini nell'ordine di centinaia di voti, ma non di decine di migliaia.

«Chiudere queste elezioni sarà un passo duro ma necessario per ripristinare l'unità e l'equilibrio politico», ha osservato dopo aver analizzato, dati alla mano, l'impossibilità di cambiare l'esito del voto. E dopo che saranno finiti i giorni di Trump nei tribunali, ha aggiunto, «il presidente dovrebbe fare la sua parte per unire il Paese guidando una transizione pacifica e lasciare andare le lamentele».

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