Secondo l'OMS Vaiolo delle scimmie: già 257 casi e si prevede un aumento

SDA

29.5.2022 - 20:14

L'eruzione cutanea tipica del vaiolo delle scimmie sulle mani di un paziente in Africa, continente dove di solito si osserva questa malattia.
L'eruzione cutanea tipica del vaiolo delle scimmie sulle mani di un paziente in Africa, continente dove di solito si osserva questa malattia.
KEYSTONE/AP

Al 26 maggio si registra un totale complessivo di 257 casi confermati in laboratorio di vaiolo delle scimmie e di circa 120 casi sospetti. Non sono stati invece segnalati decessi.

Ma «la situazione si sta evolvendo rapidamente e l'Oms prevede che i casi identificati aumenteranno man mano che la sorveglianza si espande nei paesi non endemici, nonché in paesi noti per essere endemici che non hanno segnalato casi di recente», afferma in una nota l'Organizzazione mondiale della sanità sottolineando che dal 13 maggio il vaiolo delle scimmie è stato segnalato all'Oms da 23 Stati membri che non sono endemici per il virus.

Le indagini epidemiologiche, fa sapere ancora l'Oms, sono in corso. «La stragrande maggioranza dei casi segnalati finora – si legge nella nota di aggiornamento – non ha stabilito collegamenti di viaggio con un'area endemica e si è presentata tramite cure primarie o servizi di salute sessuale».

Focolai in aree non endemiche: «Atipico»

L'Oms sottolinea poi che l'identificazione di casi confermati e sospetti di vaiolo delle scimmie senza collegamenti diretti con un'area endemica «è atipica» e un caso di vaiolo delle scimmie in un paese non endemico «è considerato un focolaio».

Inoltre l'Oms rileva che l'improvvisa comparsa simultanea del vaiolo delle scimmie in diversi paesi non endemici «suggerisce che potrebbe esserci stata una trasmissione non rilevata per qualche tempo così come recenti eventi che hanno amplificato la diffusione».

L'Oms ricorda infine che le azioni immediate da mettere in campo sono tre: fornire informazioni accurate a coloro che potrebbero essere più a rischio; fermare un'ulteriore diffusione tra i gruppi a rischio; proteggere gli operatori sanitari in prima linea.