Ucraina

Von der Leyen: «Le nuove sanzioni impediscono a Putin di finanziare la sua guerra»

ATS / sam

31.5.2022 - 16:36

Le sanzioni decise impediranno alla Russia di finanziare la guerra, secondo Ursula von der Leyen.
Keystone

«Il sesto pacchetto di sanzioni morde forte, distruggerà la capacità di Vladimir Putin di finanziare la sua guerra». Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al termine del Consiglio straordinario.

ATS / sam

31.5.2022 - 16:36

«Non dobbiamo escludere niente». ha dal canto suo detto il presidente francese Emmanuel Macron, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano se ci sia la possibilità di un futuro nuovo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia.

«Il pacchetto approvato oggi, il sesto – ha sottolineato il presidente francese -, è molto forte e soltanto qualche settimana fa nessuno pensava fosse possibile» concordarlo, «non bisogna escludere niente nelle prossime settimane, tutto dipende dall'evoluzione della situazione sul terreno».

«La crisi alimentare è solo colpa di Mosca, senza la guerra non l'avremmo, dobbiamo ripeterlo: Mosca non solo blocca l'export del grano ma bombarda i magazzini, mina i campi coltivabili. Non abbiamo sanzioni su cibo e prodotti agricoli, i Paesi terzi hanno accesso ai fertilizzanti russi», ha aggiunto von der Leyen, sottolineando che la «disinformazione russa» mira a far cadere la responsabilità dell'aumento dei prezzi sull'Occidente.

Macron lancia una risoluzione per lo sblocco del grano ucraino

Intanto il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato, al termine del Consiglio europeo, che «nel colloquio che abbiamo avuto con Olaf Scholz sabato scorso ho proposto al presidente Putin un'iniziativa per una risoluzione alle Nazioni Unite» per sbloccare i carichi di grano e cereali fermi nel porto di Odessa.

«Siamo ora in attesa di una riposta della Russia su questo punto e siamo in contatto permanente con il Segretario Generale delle Nazioni Unite», ha aggiunto.

Il Parlamento ucraino vota sanzioni contro il patriarca Kirill

Dal fronte interno, il Parlamento ucraino, la Verkhovna Rada, ha votato per l'imposizione di sanzioni contro il patriarca Kirill. Lo rendono noto fonti parlamentari, secondo quanto riporta la Tass.

Le sanzioni, approvate dal parlamento con 292 voti a favore, si applicano anche al metropolita Hilarion di Volokolamsk, vice capo del dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne della Chiesa ortodossa russa, all'arciprete Nikolai Balashov e al metropolita Tikhon di Pskov e Porkhov.

Le sanzioni comprendono il blocco dei beni, le restrizioni commerciali, il divieto parziale o totale di transito di risorse, voli e trasporti attraverso l'Ucraina, il divieto del trasferimento di capitali al di fuori dell'Ucraina, l'annullamento o la sospensione delle licenze di sviluppo minerario, il divieto di privatizzazione e locazione di proprietà pubblica e il divieto di accesso alle frequenze radio in Ucraina.

«Le truppe russe avanzano in profondità a Severodonetsk»

Intanto l'esercito russo è avanzato più in profondità nella città ucraina orientale di Severodonetsk, i combattimenti sono in corso strada per strada. Lo rende noto il capo dell'amministrazione militare regionale di Lugansk Sergiy Gaidai citato dai media ucraini.

Parte della città è controllata dall'esercito russo, ma le truppe della Federazione non possono muoversi liberamente per la presenza delle unità ucraine, ha detto Gaidai in un punto stampa.

«La nostra situazione resta estremamente difficile. A Severodonetsk, purtroppo, parte della città è già controllata dall'esercito russo. Un paio di giorni fa hanno riferito che la città era già stata catturata, ma non era così. Ci sono i nostri ragazzi lì, i russi vengono respinti, non possono muoversi liberamente», ha affermato.

Gaidai ha poi indicato che i russi stanno ora pianificando un'operazione militare per ripulire l'area intorno a Severodonetsk. A suo dire al momento non si sa quanti civili siano stati uccisi negli ultimi due giorni nell'area: «migliaia di residenti che sono rimasti in città hanno paura della vendetta o del massacro senza motivo, come è avvenuto a Bucha. O come ieri a Lysychansk, dove i russi hanno sparato alle auto con i giornalisti».

«Un terzo della città è stato liberato»

Da parte sua il capo dell'auto proclamata Repubblica popolare di Lugansk, Leonid Pasechnik, citato dall'agenzia russa Tass, ha indicato che «un terzo della città di Severodonetsk è stato liberato ed è già sotto il nostro controllo».

Pasechnik ha spiegato che combattimenti sono attualmente in corso nell'area urbana e l'avanzata delle forze russe e filorusse procede più lentamente del previsto. «Ma preferiamo soprattutto preservare le infrastrutture della città», ha sostenuto. «Il nostro obiettivo principale in questo momento è liberare Severodonetsk e Lisichansk», ha aggiunto Pasechnik.

Il sindaco di Severodonetsk Oleksandr Stryuk ha sostenuto alla tv ucraina che se Severodonetsk e la vicina città di Lysychansk saranno conquistate dalla Russia, l'intera regione di Lugansk cadrà sotto il controllo russo. «Purtroppo, la linea del fronte ha tagliato la città in due metà, ma la città si sta ancora difendendo, la città è ancora ucraina. I combattimenti in strada continuano», ha detto.

Mentre Jan Egeland, segretario generale del Consiglio norvegese per i rifugiati, ha dichiarato di essere «inorridito nel vedere Severodonetsk, la fiorente città dove avevamo il nostro quartier generale operativo, diventare l'epicentro di un altro capitolo della brutale guerra in Ucraina». «Temiamo che fino a 12'000 civili rimangano intrappolati nel fuoco incrociato della città, senza sufficiente accesso ad acqua, cibo, medicine o elettricità».

ATS / sam