Ticino

Bar e ristoranti per ora non riaprono, la rabbia di Suter: «Una condanna a morte»

SwissTXT / pab

17.2.2021

Immagine d'illustrazione
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Ti-Press

La proposta del Consiglio federale di non permettere la riapertura di bar e ristoranti ha mandato su tutte le furie il presidente di GastroTicino Massimo Suter. Scetticismo del ministro Christian Vitta per gli aggiornamenti mensili del Governo. Sollievo dal mondo della cultura.

Il presidente di GastroTicino Suter, in un'immediata reazione affidata ai social, ha parlato di «rabbia» per quella che è «una condanna a morte senza se e senza ma» per il suo settore.

Il post di Massimo Suter

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«Ci tengono chiusi ancora per sei settimane senza uno straccio di prova scientifica inconfutabile che indichi la ristorazione come una delle cause principali» dei contagi, ha poi aggiunto ai microfoni della RSI. «Ci sentiamo trattati in maniera ingiusta - ha detto - siamo i portatori di tutte le colpe e anche di tutti i danni che ne conseguiranno».

Vitta scettico per il ritmo mensile scelto dal Governo

Sui contenuti dei primi passi è chiamato a pronunciarsi con gli altri cantoni anche il Ticino. Il Consiglio di Stato ne discuterà nei prossimi giorni, ha anticipato Christian Vitta, che ha però già manifestato un certo scetticismo per il ritmo mensile scelto dal Governo federale per gli allentamenti. «Se pensiamo ad aprile, per il nostro cantone, c'è la Pasqua, ed è importante che gli operatori turistici sappiano per tempo qual è la situazione", ha detto ai microfoni della RSI.

«E ci sono paesi confinanti, come la Germania e anche l'Italia - ha aggiunto - che hanno annunciato aggiornamenti prima della fine di marzo. E più le misure sono disallineate, più il rischio di un passaggio delle frontiere intensificato è alto», ha detto il capo del Dipartimento delle finanze e dell'economia.

Quello che si auspicherebbe non è necessariamente un'accelerazione delle aperture, ma che la situazione epidemiologica sia valutata con maggiore frequenza.

Sollievo dal mondo della cultura

Sollievo arriva intanto dal mondo della cultura: ci sono le prime prospettive positive dopo mesi perlomeno per i musei. «È una notizia eccellente per la cultura», secondo Bernard Fibicher, che dirige quello di Belle Arti di Losanna, anche se è «un gran peccato per cinema e teatri» che resteranno chiusi ancora almeno fino ad aprile.

Claude Ruey, che presiede ProCinema, non si aspettava comunque che il Consiglio federale, alla luce della situazione attuale, decidesse altrimenti. Mette però già le mani avanti per il futuro: un limite, per esempio, a 50 spettatori, è inaccettabile. La capienza delle sale può variare da poche decine a parecchie centinaia di posti, si auspica quindi che quando si ripartirà si possano riempire «al 50%».

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