Caso Eitan, a giorni la nuova decisione sul ritorno in Italia

SDA

11.11.2021 - 21:39

Eitan
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Tre ore per l'appello presentato da Shmuel Peleg, nonno materno del piccolo Eitan Biran, l'unico superstite della tragedia del Mottarone, contro la prima sentenza favorevole alla zia paterna Aya Biran Nirko.

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11.11.2021 - 21:39

Tanto è bastato ai tre giudici – compreso il presidente Shaul Shochat – della Corte distrettuale di Tel Aviv per esaminare l'impianto del ricorrente contro la decisione del magistrato del Tribunale della Famiglia secondo cui, in base alla Convenzione dell'Aja, Eitan è stato portato illegalmente in Israele dal nonno Peleg e deve tornare in Italia.

La sentenza del dibattimento di oggi tuttavia si saprà nei prossimi giorni: fino ad allora Eitan dovrà restare in Israele.

In aula erano presenti tutte le parti: da Shmuel Peleg – destinatario di un mandato di cattura internazionale chiesto dalla Procura di Pavia per il rapimento – ad Aya Biran Nirko.

Questa volta – contrariamente alla prima – c'era anche come «uditore» il Console italiano in Israele Emanuele Oldani. La scelta – secondo la famiglia Biran – è perchè «l'Italia è parte della Convenzione dell'Aja e Paese dal quale è stato rapito Eitan». Ammessa anche Esther Cohen Peleg, nonna materna ed ex moglie di Shmuel, pure lei inquisita in Italia per il rapimento.

La strategia dei legali del nonno si è basata su due punti

La strategia dei legali di Peleg si è basata su due punti: la residenza di Eitan e il suo miglior benessere. Argomenti accompagnati dalla denuncia – come ha fatto sapere il legale di parte Ronen Dlayahu – che finora «nessun esperto ha esaminato il bambino». Per questo è stato chiesto alla Corte la nomina di «uno psicologo neutrale» per esaminare «le condizioni di Eitan».

«Il Tribunale – ha detto a fine seduta Dlayahu – ha ascoltato con attenzione le tesi del ricorso al centro del quale c'era la questione della residenza abituale di Eitan e la Convenzione dell'Aja».

In precedenza il legale aveva spiegato in una intervista alla radio che la questione da stabilire è se il rientro di Eitan in Italia «non provochi in lui un danno superiore al vantaggio. Anche su questo punto abbiamo fatto ricorso». «I Peleg – ha proseguito al termine dell'udienza – sono sicuri che la Corte non consentirà che Eitan sia strappato alla sua famiglia israeliana di parte di madre e che mantenga di fronte ai propri occhi il bene del bambino».

«L'unica cosa che si può dire al momento – hanno replicato i legali di Aya Biran Nirko – è che abbiamo rappresentato alla Corte l'insieme delle nostre argomentazioni secondo le quali occorre applicare la sentenza del Tribunale della famiglia così come è stata emessa e restituire Eitan a casa sua, alla sua routine, il più presto possibile. Speriamo che la sentenza sia emessa presto».

Durante l'udienza non si è parlato del mandato di arresto italiano nei confronti di Shmuel Peleg: «Abbiamo affrontato – ha precisato Dlayahu – solo questioni civili nell'ambito della Convenzione dell'Aja».

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