L'ultimo saluto

Lugano e il Ticino hanno detto addio a Marco Borradori 

Paolo Beretta

17.8.2021

Si è svolto a partire dalle 10.00 allo stadio di Cornaredo il funerale di Marco Borradori, sindaco di Lugano, morto mercoledì scorso a causa di un infarto.

Paolo Beretta

17.8.2021

Lugano e il Canton Ticino hanno dato oggi l'ultimo saluto a Marco Borradori, sindaco della città, morto al Cardiocentro mercoledì scorso, dopo essere stato colpito il giorno prima da un attacco cardiaco mentre si stava allenando a Vezia per partecipare alla maratona di New York.

Allo stadio di Cornaredo i cancelli si sono aperti alle 8.00 di mattina per accogliere i partecipanti alla cerimonia funebre ufficiale che è iniziata attorno alle 10.00.

I discorsi ufficiali sono stati aperti dal consigliere federale Ignazio Cassis, seguiti poi da quello del consigliere di Stato Norman Gobbi a nome del Governo ticinese, dal municipale di Lugano Michele Foletti, dall'amico giornalista Andrea Leoni e, in rappresentanza della famiglia, del cugino Luca Borradori. In conclusione vi è stata la benedizione del vescovo di Lugano Valerio Lazzeri

La giornata di lutto cittadino si chiude alle 18.10, con la popolazione invitata a osservare un minuto di raccoglimento al rintocco delle campane.

Si inizia con un piccolo corteo non annunciato

Un piccolo corteo è partito verso le 9.20 e ha accompagnato il feretro di Marco Borradori da Via Monte Boglia verso lo stadio di Cornaredo per la cerimonia funebre. Le autorità hanno deciso di non annunciare pubblicamente lo svolgimento del corteo per evitare pericolosi assembramenti lungo il percorso, vista la situazione pandemica.

Il carro funebre è entrato dall'ingresso nord dello stadio e ha fatto un giro completo sulla pista di atletica per permettere ai numerosi presenti di dare un ultimo saluto. Tutti, in silenzio, si sono alzati in piedi. 

Il feretro è stato accompagnato, nel suo ultimo giro dello stadio, dalla musica della civica filarmonica di Lugano a cui Borradori era molto legato, nonché dal Corpo dei volontari luganesi.

Il primo a parlare è Ignazio Cassis

La cerimonia ufficiale è stata aperta verso le 10.02 dal cerimoniere Roberto Mazza, direttore della Divisione sport della città di Lugano, che dopo alcune parole di ringraziamento ha introdotto il primo intervento, quello del consigliere federale Ignazio Cassis, che ha portato il saluto delle autorità federali.

Visibilmente commosso, Cassis ha aperto il suo breve discorso ricordando i primi anni in cui ha incontrato Borradori: «Onorevole signor sindaco, caro Marco, è il momento del commiato. Non ce lo saremmo mai immaginati quando frequentavamo il liceo a pochi passi da qui, nella tua città, la vita era tutta da vivere. Sprizzavamo entusiasmo da tutti i pori. Eravamo lanciati in un’avventura che sarebbe stata infinita, perché quando la fine è tanto lontana è come se non ci fosse».

Cassis ha ricordando poi «l’innamoramento per l’impegno politico» di Borradori. «Ti sei ritrovato a Berna nel 1991, poi fino al 1995 hai bruciato ogni tappa». Il consigliere federale ha poi anche sottolineato alcuni incontri significativi durante la carriera politica di entrambi.

Cassis: «Te ne sei andato mentre facevi quello che amavi»

«Un giorno mi dissi che mai saresti tornato a Berna, che il tuo posto era qui, a Lugano, dove sei tornato in pompa magna, superando ostacoli e trabocchetti politici tipici dell'arena politica. E sei andato per la tua strada, sempre. Come il 10 agosto . Ti vedo correre sudato e sorridente quando improvvisamente sei strappato alla vita. Ecco, quella fine che al liceo non potevamo vedere perché troppo lontana».

«Uno strappo che era scritto nel tuo destino. E noi siamo qui oggi ancora increduli. La bellezza della tua persona aveva ben nascosto la fragilità del vivere. Te ne sei andato mentre facevi quello che amavi. E mentre i ticinesi amavano ciò che facevi. Un destino certo prematuro, ma se tu fossi qui, e credo che tu sia qui con noi, diresti, molto semplicemente: "Ciò fa parte della vita" con un disarmante sorriso».

Cassis ha espresso, in conclusione, a famiglia, amici e tutti i ticinesi le condoglianze del Consiglio federale.

Gobbi: «Marco ha voluto bene al Ticino, il Ticino ha voluto bene a Marco»

A nome del Consiglio di Stato ticinese ha preso la parola Norman Gobbi, compagno di partito di Borradori nella Lega dei Ticinesi. «Per un giovane che si affacciava alla politica, Marco era un modello, un esempio», ricorda Gobbi, che con Borradori ha condiviso i primi due anni in Governo.

«Lui era il poliziotto buono, io quello cattivo», ha ripetuto Gobbi, come già aveva fatto negli scorsi giorni su diversi media. «Il suo tratto gentile e la sua personalità, che ne facevano un uomo buono, in questi giorni sono stati sottolineati da tutti. Marco era davvero così», ma nel contempo voleva «partecipare alla costruzione del bene comune».

Gobbi ha elencato poi le sfide politiche più importanti affrontate da Borradori in 18 anni in Governo e le conquiste ottenute alla testa del Dipartimento del territorio.

«In questo momento capiamo quanto Marco sia stato unico, quanto è stato prezioso e quanto deve essere d'esempio per noi. Non per emularlo, perché come lui non ci sarà più nessuno, ma per avvicinarci alla capacità di costruire un Cantone e una Città migliori per tutti attraverso il dialogo».

«Marco ha voluto bene al Ticino, il Ticino ha voluto bene a Marco», ha proseguito Gobbi porgendo poi le condoglianze a nome del Governo cantonale alla famiglia.

Gobbi ha poi concluso così: «Pensando al tuo modo di vedere la vita in maniera romantica e a volte anche un po' fanciullesca, credo che avresti usato le parole di Ricky Nelson per confortarci: "Le lacrime di oggi sono gli arcobaleni di domani"».

Dopo l'intervento di Gobbi la cerimonia è proseguita con le note del quartetto dei solisti dell'Orchestra della Svizzera italiana che hanno suonato «Il Cigno» di Camille Saint-Saëns. 

Foletti: «Marco voleva un Municipio aperto»

Finito lo stacco musicale ha preso la parola il vicesindaco di Lugano Michele Foletti: «Il nostro sindaco ci ha lasciato e ancora non ce ne capacitiamo, o forse non vogliamo farlo. Vorrei fosse un martedì normale, con il sindaco immerso nella sua seduta di Dicastero», ha esordito Foletti.

«Una cosa mi consola: in moltissimi avete voluto partecipare al dolore, in mille modi diversi, con un fiore, i messaggi sulla bacheca virtuale della città di Lugano, la visita alla camera ardente e non da ultimo con la vostra presenza qui oggi», ha detto il compagno leghista.

In tanti si sono recati al Municipio che «Marco ha sempre voluto aperto, con i cancelli spalancati perché la gente potesse attraversarlo», anche dopo le proteste di piazza delle ultime settimane, ricorda Foletti.

«Marco è stato il compagno di un’avventura cominciata 30 anni fa», ha raccontato Foletti, che visibilmente emozionato ha invitato i cittadini di Lugano «nei giorni e nei mesi a venire, quando le emozioni si saranno stemperate , vi chiedo di starci vicino, di continuare a farci sentire la forza di una comunità unita. Perché solo così potremo portare avanti l'eredità che ci ha lasciato il nostro sindaco Marco Borradori».

«Quella di un uomo che ha saputo unire determinazione e ascolto, l'apertura in tutte le sue forme, alla costanza nel raggiungere un obiettivo. L'amore del bello a una scelta radicale per una vita di servizio».

Il discorso di Foletti è stato seguito da un altro intermezzo musicale con «Meditation di Tahis» di Jules Massenet.

L'amico Leoni: «Come può esserci Lugano senza Marco?

Il discorso più personale della cerimonia lo ha fatto l'amico giornalista Andrea Leoni: «Quando ho saputo che non c’era più niente da fare, ho girato a vuoto per il centro della Città. Il lago c’era ancora, il Palazzo Civico, la Piazza della Riforma, il Parco Ciani, la foce, il LAC. Vedi che non è vero, mi sono detto, mica può esserci ancora Lugano e non esserci più Marco».

«Siamo abituati a ricordare una persona nota attraverso le testimonianze di chi l’ha conosciuta da vicino o attraverso ricordi impersonali», ha proseguito Leoni, «ma questa volta no: Marco ha lasciato in ognuno di noi un piccolo ricordo personale, solo nostro. Ti abbiamo conosciuto tutti e da giorni sentiamo il bisogno di restituirti qualcosa».

Leoni ha poi ricordato il Borradori uomo, la cui gentilezza era come un profumo, la cui generosità era la virtù principale e che regalava attenzione, facendo sembrare l’interlocutore il centro dei suoi interessi. Il tempo, ha affermato Leoni, è ciò che di più prezioso si può donare, e Borradori ha donato tanto.

«Ultimi mesi difficili»

Gli ultimi mesi di vita «sono stati quelli di un uomo ferito» dalla vicenda dell’ex Macello e questa non è stata solo un’altra battaglia politica, «Marco avvertiva come un’ingiustizia che gli fosse negata la buona fede. Mi hai ripetuto tutta l'estate: "Credo di non meritarmelo". No, Marco, non te lo meritavi. Tutto questo stadio te lo sta dicendo ora», ha detto Leoni, interrotto da uno scrosciante applauso, nato spontaneamente con la gente che si è alzata in piedi per un paio di minuti.

«Non dico queste parole per istillare sciocchi sensi di colpa e meno che mai per seminare rabbia. Marco non lo vorrebbe e non ce lo perdonerebbe. Così come non vorrebbe che questi pensieri fossero strumentalizzati o tramutati in armi contro qualcuno. Dico queste parole per un senso di giustizia e perché possano trasformarsi in un occasione di crescita in una riflessione collettiva».

«Ti cercherò sempre caro Marco. Continuerò a farlo nei progetti e nei sogni che coltivavi per la tua città, nelle notti di festa e negli aperitivi col vino buono, nelle albe e nei tramonti, nell'onestà intellettuale, nel coltivare la gentilezza e nel combattere la prepotenza, in un pensiero intelligente, in un prossimo libro da leggere, tra le note di una canzone e nelle scene da brivido di uno spettacolo, e ne sono certo, ti troverò in tutto quello che genera bellezza. Ci vediamo lì, con un quarto d'ora di ritardo, lo so già».

Il cugino Luca: «Mancherai tantissimo»

Per la famiglia ha preso la parola il cugino Luca Borradori, che ha fatto riferimento al profilo del defunto su Instagram, «un diario personale, un testamento spirituale», scritto nei pochi momenti di solitudine. Scriveva che «l’importante è guardare sempre avanti con fiducia e ottimismo» e che «la pioggia trasmette emozioni ad alcuni, mentre altri si bagnano solamente».

In questi mesi di pandemia Borradori esortava a mostrare gentilezza, un sorriso anche sotto la mascherina, ricorda il cugino. E riguardo al lavoro di sindaco, Luca Borradori riprende dal cugino una citazione di Henry Ford: «Mettersi insieme è un inizio, restare insieme un progresso, lavorare insieme un successo».

«Marco, proponevi valori che non sono quelli di un partito, ma universali e forse per questo così tante persone oggi sono presenti per darti un saluto. Spero che questo possa essere di ispirazione ai tuoi colleghi e avversari politici (...) Grazie per quanto hai fatto per la popolazione, per il Ticino, per Lugano, per i colleghi, per gli amici e i familiari», ha detto ancora Borradori in conclusione. «Mancherai tantissimo».

È arrivato il momento della preghiera

L’Ave Maria di Schubert, ultimo intermezzo musicale, ha fatto da preludio al momento di raccoglimento e di preghiera, con il vescovo di Lugano Valerio Lazzeri. «A prima vista nulla sembrerebbe predisporre l’essere umano alla benevolenza verso gli altri. La nostra condizione mortale parrebbe condannarci a difenderci, a non fidarci, a evitare ogni possibilità che l’altro ci risponda con il rifiuto o la derisione», ha affermato il vescovo.

«L’esperienza quotidiana che facciamo, tuttavia, ci sorprende. Da essa sappiamo che solo la gioia di poterci incontrare e parlare ci fa vivere veramente. Basta molte volte un sorriso o una parola buona a farci risorgere dalla tristezza e uscire dall’isolamento. Il sindaco Marco ce ne ha dato molte volte una testimonianza luminosa».

«Il suo tratto affabile verso tutti non era un artificio. Scorreva naturalmente dai suoi gesti e dalle sue parole. L’affabilità gli veniva da dentro, come un’esigenza segreta, a cui egli ha sempre voluto obbedire nello svolgere i diversi e importanti incarichi pubblici da lui ricoperti», ha terminato il vescovo Lazzeri.

Dopo la benedizione della bara da parte di monsignor Lazzeri, il cerimoniere Roberto Mazza, poco dopo le 11h30, ha chiuso la celebrazione con queste parole: «Che la terra le sia lieve, signor sindaco».

Al suono di un ultimo brano della Civica filarmonica di Lugano e fra gli applausi, la bara con il corpo di Marco Borradori è stata caricata sul carro funebre che ha lasciato lo stadio, sempre sotto una pioggia di applausi, preceduto e seguito da due moto della polizia.