Le conseguenze del lockdown nelle case anziani: «Mio marito non è più lo stesso»

SwissTXT / pab

18.9.2020 - 21:46

Per una fase ci si è parlati attraverso il vetro
Per una fase ci si è parlati attraverso il vetro
Ti-Press

«La prima volta che ho visto il suo decadimento era dopo Pasqua, dopo un paio di mesi. Quando mi hanno chiamata per il ricovero, non permetteva quasi più alle persone di avvicinarsi»: a raccontare di suo marito, ai microfoni della RSI, è una signora di Magliaso.

Lui, 77enne malato di Parkinson e ospite di una casa di riposo di Lugano, è uno dei tanti esempi di quanto gli anziani abbiano sofferto dell'isolamento imposto durante la pandemia e della mancanza di contatti umani.

L'allentamento delle norme di protezione contro il COVID-19 nella settantina di strutture ticinesi vuole essere un compromesso fra la prevenzione dei contagi e i bisogni di socializzazione degli anziani. Fra l'altro, negli istituti potranno tornare finalmente anche gli operatori dell'animazione.

«Non è più quello di prima. È peggiorato in tutto»

«Continuava a dire che non ce la faceva più e faceva sempre più fatica a esprimersi. La voce era sempre più debole», racconta ancora la donna, che aggiunge: «Si sentiva abbandonato e non capiva perché nessuno andava più a fargli visita. Quando è diventato possibile con il plexiglas in mezzo, non era più lui».

Alla fine di maggio la capo infermiera ha informato la donna che, avendo lui perso molti chili, era indispensabile un ricovero «per vedere che non ci fosse qualcosa di grave».

A parte infezioni che potevano essere curate nella casa di riposo, «lui però non aveva nulla, si era semplicemente lasciato andare». Oggi l'uomo sta leggermente meglio, ma «non è più quello di prima. È peggiorato in tutto».

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