Premi Balzan nel segno di diritti e ambiente

SwissTXT / pab

18.11.2021

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A Roma sono stati consegnati i Premi Balzan 2020; una cerimonia rinviata di un anno, rispetto al previsto, a causa della pandemia, per quelli che sono considerati i Nobel italo-svizzeri: sia per il loro importo (750'000 franchi), sia perché almeno la metà di questo importo deve essere destinato a progetti di ricerca per giovani studiosi.

SwissTXT / pab

18.11.2021

Susan Trumbore (Germania/USA) per «la dinamica del sistema Terra», Jean-Marie Tarascon (Francia) per «sfide ambientali: scienza dei materiali per le energie rinnovabili», Joan Martinez Alier (Spagna) per «sfide ambientali: risposte dalle scienze sociali e umane», Antônio Augusto Cançado Trindade (Brasile) per «diritti umani».

Questi i nomi dei vincitori, che hanno ricevuto giovedì la pergamena all'Accademia Nazionale dei Lincei a Roma dalle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la stretta di mano dell’ambasciatrice Schmutz Kirgöz, a suggellare la natura italo-elvetica di questi premi, lanciati più che mai nel cuore profondo dell’attualità per la corsia preferenziale accordata a studiosi e progetti di ricerca legati anche alle sfide ambientali.

A partire da chi come lo spagnolo Joan Martinez Alier, riferisce la RSI, per primo ha indagato le implicazioni dei cambiamenti climatici nell’economia: «L’emergenza climatica sta aiutando a capire cosa sono i conflitti ambientali».

«È la disciplina che ora chiamiamo ‹ecologia politica›, perché l’uso della terra, dell’acqua e delle risorse dipende dal potere politico. È lui che decide a discapito delle popolazioni locali, come dimostra nell’Artico e nell’Amazzonia l'avanzamento delle frontiere delle estrazioni».

Tanto più che se non si invertono le gerarchie tradizionali del pensiero, anche per chi, come il francese Jean-Marie Tarascon è impegnato nel campo delle energie rinnovabili, i tanti dati citati rischiano di trasformarsi in un effetto bla bla bla: «Il fatto che chi doveva annunciare le conclusioni della COP26 si sia messo a piangere dà il quadro della situazione attuale, in cui, nonostante la buona volontà, i fattori geopolitici ed economici prendono sempre il sopravvento sul vero problema che è il clima» si legge sul sito della RSI.

«Il PIL è un indicatore che deve sparire»

«Perché - chiede Joan Martinez Alier - gli economisti continuano ad avere così potere? Prendiamo il Prodotto interno lordo: è un indicatore che deve scomparire. Dal PIL andrebbero tolti tutti i danni che l’economia fa all’ambiente e alla gente, soprattutto alle giovani generazioni che infatti protestano».

E per farlo, non bastano solo gli slogan della transizione ecologica, ma un lavoro tanto difficile quanto inevitabile.

«Bisogna essere onesti e dire che questa transizione energetica ci costerà cara, perché tutte le nuove tecnologie non sono a buon mercato, non si possono fare economie di grande scala e a basso costo. Per questo bisogna continuare con la ricerca», spiega alla RSI Jean-Marie Tarascon.

Tutte questioni che da più punti di vista ci portano di nuovo lì, all’interrogativo di sempre: è davvero possibile crescere senza inquinare?