Scandalo dei permessi falsi, il caso si «sgonfia»

SwissTXT / pab

24.4.2020

Immagine d'illustrazione
archivio Ti-Press

La procura ha fortemente ridimensionato la posizione processuale dei protagonisti del cosiddetto «scandalo dei permessi falsi», scoppiato nel febbraio del 2017.

Agli inizi del 2018, i quattro (due ex dipendenti dell’Ufficio della migrazione, il titolare della Aliu Big Team di Bellinzona e suo fratello) erano stati rinviati a giudizio alle Assise Criminali. Per loro il procuratore Antonio Perugini aveva preannunciato l’intenzione di chiedere una pena compresa tra i due e i cinque anni di carcere.

Il successivo arresto (legato ad altre questioni) dell’impresario aveva fatto slittare il processo, previsto nell’agosto scorso. L’incarto era tornato al Ministero pubblico, che ora ha rivisto le sue conclusioni.

Il Ministero pubblico  ha rivisto le sue conclusioni

Contro la donna, la procuratrice Petra Canonica Alexakis (subentrata a Perugini) si è limitata infatti a emettere un decreto d’accusa, già cresciuto in giudicato. Per l’ex funzionario e il fratello del proprietario della ditta ha firmato un nuovo rinvio a giudizio. Non più alle Criminali, però, ma alle Correzionali, con la formula del rito abbreviato.

Nei confronti di entrambi si è passati così alla richiesta di una pena pecuniaria sospesa (di 270 e, rispettivamente, 150 aliquote). Toccherà ora alla Corte, che sarà presieduta dal giudice Mauro Ermani, decidere se accogliere o no la proposta delle parti.

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