Gli alti e bassi dei provocatori

Di Alex Rudolf

22.9.2021

Une affiche de l'UDC placardee dans une rue genevoise dans le cadre de la campagne pour les elections federales 07, ce vendredi 31 aout 2007 a Geneve. Le Conseil d'Etat genevois s'est joint vendredi au concert de protestations que suscite l'affiche de l'UDC montrant des moutons blancs expulsant un mouton noir. L'executif cantonal juge cette campagne
Si fa un nome attraverso la provocazione. Ecco il poster della pecora nera dell'UDC del 2007, che all'epoca fece molto discutere.
KEYSTONE/Salvatore Di Nolfi

50 anni fa, oggi, l'Unione democratica di centro, l'UDC, è stata fondata nella sua forma attuale. Come ha fatto l'ex partito dei contadini a diventare quello con più votanti in Svizzera? «Blue News» si propone di trovare alcune risposte sotto la Cupola di Palazzo federale.

Di Alex Rudolf

22.9.2021

«L'UDC Svizzera non sarebbe quello che è oggi senza l'UDC di Zurigo», dice la consigliera nazionale liberale zurighese Doris Fiala. «E l'UDC di Zurigo non sarebbe quella che è oggi senza Christoph Blocher», aggiunge. E questo merita rispetto. Descrive così, in modo piuttosto appropriato, l'ascesa dell'ex partito dei contadini diventato la potenza politica con più votanti in Svizzera. 

Dopo la fusione del Partito dei contadini, commercianti e cittadini di Zurigo con i Democratici grigionesi e glaronesi il 22 settembre 1971, all'inizio non successe molto. Nelle elezioni del 1975, l'ancora giovane UDC aveva una quota di votanti relativamente bassa all'11%.

La grande crescita è iniziata solo dopo le elezioni del 1995, quando Christoph Blocher ha riallineato il partito. Con l'arrivo del tribuno zurighese sono state messe al centro del dibattito altre questioni, come la politica migratoria e la politica estera. I democentristi poi hanno guadagnato molto slancio quando, nel 1992, l'elettorato ha votato con un margine sottile come un rasoio contro l'adesione allo Spazio economico europeo (SEE). È stato l'unico partito rappresentato in Consiglio federale contrario allo SEE.

Meno risposta alla provocazione

Con grande fiducia in se stesso, anche la retorica è diventata più aggressiva. I manifesti sul quale si vedeva disegnata una donna che stringeva una borsetta impaurita da un braccio armato di coltello e della sua ombra che il partito della città di Zurigo ha usato per la campagna elettorale del 1994 ha fatto un gran colpo. È stato il segnale di partenza per la retorica dell'UDC di oggi, dice il presidente dei Verdi Balthasar Glättli.

«Con molte campagne, l'UDC s'è spinta ai limiti della decenza o oltre e così - con l'aiuto dei media - ha causato grandi provocazioni. Oggi funziona un po' meno», trova Glättli. Il che ha i suoi lati positivi ma anche negativi. Da un lato, l'UDC non ottiene più una copertura mediatica così rapida come una volta, dall'altro, «oggi sono considerate normali cose che in realtà non dovrebbero esserlo».

«Con molte campagne l'UDC s'è spinta ai limiti della decenza»

Balthasar Glättli

Presidente dei Verdi e consigliere nazionale (ZH). 

Nelle elezioni del 1999, quella dei democentristi divenne la forza più importante del paese; quattro anni dopo, difese la posizione e ottenne un secondo seggio in Consiglio federale, con l'entrata di Christoph Blocher.

La disillusione seguì quattro anni dopo. Alle elezioni del Governo del 2007, Christoph Blocher perse contro Eveline Widmer-Schlumpf, allora membro dell'Esecutivo cantonale grigionese, e uscì, furibondo, dal Consiglio federale. Come risultato, i sostenitori di Widmer-Schlumpf si separarono dal partito, principalmente nei Grigioni e a Berna, e formarono il PBD, il Partito Borghese Democratico, ora confluito, dal gennaio 2021, nell'Alleanza del Centro, dopo la fusione con il Partito popolare democratico, il PPD.

«A volte vorrei che l'UDC non fosse così forte come lo è oggi»

Doris Fiala

Doris Fiala

Consigliera nazionale (PLR/ZH)

L'esclusione del tribuno zurighese dalla stanza dei bottoni è stata molto probabilmente la più grande crisi che l'UDC abbia mai vissuto, eppure è passata quasi senza lasciare traccia. Nel 2019 infatti un elettore su quattro ha ancora messo la scheda UDC nell'urna.

Il successo è stato costruito principalmente a spese dei partiti alla sua destra - e dei Liberi democratici. Nelle elezioni del 1995, il PLR era arrivato a un buon 23%; oggi è al 15%. «A volte vorrei che non fosse così forte come lo è oggi», dice Doris Fiala con uno scintillio negli occhi.

L'esponente del PLR spiega il successo dell'UDC con il fatto che è molto vicina ai cittadini, identifica le questioni e quindi avvia anche i dibattiti sociali: «Tuttavia, è un peccato che l'UDC a volte faccia politica vicino e per i cittadini arrabbiati».

Qual è il segreto? La disciplina

Se si chiede in giro sotto la Cupola di Palazzo federale quale sia il segreto del successo dell'UDC viene spesso menzionata una cosa: la disciplina. L'intero gruppo parlamentare è unito ed è guidato da una forte leadership. Negli altri partiti ci sono sempre litigi interni ma nell'UDC capita raramente.

Come si valuta la stessa UDC? Da dove viene il suo successo? Il presidente del partito Marco Chiesa dice: «I nostri valori determinano le nostre azioni politiche. Questo significa che sono ascoltati dagli svizzeri». Anche il gruppo target gioca un ruolo. «L'UDC si batte per la classe media - per quelle persone che si alzano presto ogni giorno e fanno funzionare il nostro paese con il loro lavoro».

Il partito nella pandemia

Con la pandemia di Covid, si profila un altro test impegnativo per il partito. La consigliera nazionale democentrista Magdalena Martullo-Blocher è stata una delle prime a indossare una mascherina nella sala del Nazionale ma oggi l'UDC riunisce nelle sue file numerosi oppositori alla vaccinazione e alle misure per lottare contro il virus. Mentre i direttori cantonali della sanità attuano le misure, la direzione del partito è ancora a favore di una maggiore libertà.

Il politologo Michael Hermann ha detto a «blue News» alla fine dell'estate che l'UDC ha contribuito alla politicizzazione della pandemia. Hermann vede ll'UDC in una posizione difficile, poiché ora c'è un conflitto all'interno del partito. «Per molto tempo, i democentristi hanno potuto distinguersi con il loro ruolo di «solo contro tutti» e contro le misure delle autorità, ma adesso non è più così».

Come se la cava dunque l'UDC durante la crisi? Il politologo Hermann non vuole fare previsioni. Ma il partito ha recentemente dimostrato di essere resistente ai momenti di difficoltà.