Pandemia

Comunicazione del Governo? I ticinesi sono i meno soddisfatti

nw, ats

29.6.2022 - 10:56

Circa il 60% della popolazione svizzera è soddisfatto della comunicazione delle autorità in tempo di crisi. Immagine d'archivio.
Keystone

Tre svizzeri su cinque sono soddisfatti della comunicazione della Confederazione in relazione alla pandemia di coronavirus. È quanto emerge da un sondaggio realizzato dall'Alta scuola specializzata di Lucerna (HSLU) fra oltre 1000 persone.

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29.6.2022 - 10:56

Circa il 60% della popolazione è soddisfatta dalla comunicazione, un tasso che corrisponde alla percentuale di «sì» in occasione delle votazioni sulla legge Covid, ha indicato oggi Marcel Zbinden, responsabile dello studio.

Fra le persone soddisfatte, c'è tuttavia un gruppo che si immagina «un piano più grande che si cela dietro gli avvenimenti mondiali», spiega Zbinden. Questi «soddisfatti preoccupati» rappresentano il 24% delle persone interrogate. La «soddisfazione con piena fiducia» rappresenta invece il 35%.

Fra gli insoddisfatti delle informazioni ricevute da autorità e media, «bisogna chiaramente distinguere fra le persone che sono insoddisfatte su un piano fattuale e quelle che non si fidano in generale del governo», ha spiegato Laura Oswald, co-autrice dello studio. I primi sono circa il 24%, i secondi il 17%.

Gli appartenenti a quest'ultima categoria, quella degli «insoddisfatti malfidenti», sono convinti che il Consiglio federale abbia deliberatamente diffuso informazioni errate e che i potenti del mondo siano collegati fra loro tramite organizzazioni segrete. «In questo gruppo, ci sono affinità con le teorie della cospirazione», ha sottolineato Oswald.

Ticino più fattuale

Lo studio non ha rivelato grandi differenze fra regioni linguistiche. In Ticino, però, gli insoddisfatti che si basano su fatti sono più numerosi rispetto a Romandia e Svizzera tedesca. Gli italofoni contano anche meno «soddisfatti preoccupati».

In maniera generale, la diffidenza nei confronti del governo e le teorie della cospirazione sono più diffuse in campagna che nelle città.

Inoltre, le persone con un livello di formazione inferiore hanno una maggiore tendenza a credere alle teorie del complotto. In questa fetta di popolazione oltre un quarto è un «insoddisfatto diffidente», quota che scende al 9% fra i laureati.

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