Covid, gli esperti sempre più preoccupati dalla «variante inglese»

SDA / pab

26.1.2021 - 16:55

Gli esperti della Confederazione illustrano la situazione sul fronte dell'epidemia di coronavirus in Svizzera.
Keystone

Gli esperti della Confederazione sono moderatamente ottimisti circa l'evoluzione dell'epidemia di Covid-19. Ma preoccupa sempre più la variante inglese. I ritardi dei vaccini sono una sfida per tutti i cantoni, che hanno ricevuto le direttive per la vaccinazione del personale sanitario.

Preoccupano le varianti del virus, in particolare quella «inglese», mentre finora non è stato trovato alcun caso di quella «brasiliana». Per questo le misure di protezione rimangono indispensabili.

Per Patrick Mathys dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) si nota una tendenza al ribasso di infezioni, ricoveri e decessi, ma non sono ancora le cifre che ci attendiamo. La situazione a livello di cure intense rimane infatti ancora tesa. Per essere più tranquilli, bisognerebbe arrivare a circa 300 casi al giorno.

Sempre più casi di «variante inglese»

Martin Ackermann della Task Force del Consiglio federale ha ribadito di essere soddisfatto dal comportamento della popolazione durante le feste natalizie, ciò che ha impedito il temuto incremento delle infezioni.

Tuttavia, la task Force è preoccupata dalle mutazioni del virus presenti in Svizzera, soprattutto dalla variante «inglese», molto più contagiosa. In marzo, stando alle stime degli esperti, questa variante rischia di diventare predominante nei nuovi casi di infezione.

Attualmente è riscontrata nel 10% dei nuovi casi. Il tasso salirà al 50% entro marzo, secondo Ackermann: «Ci sono stati 500 casi durante la seconda settimana di gennaio, eravamo a 1'300 la terza». Per questo motivo bisogna continuare a seguire le regole igieniche di base e limitare i contatti, ha sottolineato lo specialista.

Ad ogni modo, secondo Ackermann non si sa ancora se la nuova variante sia anche più letale del «normale» virus. Di sicuro è sensibilmente più contagiosa, ciò che potrebbe sfociare in un maggior numero di ricoveri e di decessi nelle prossime settimane. Anche se il tasso di riproduzione si abbassa, il numero di infezioni dovute alle mutazioni cresce, ciò che incita alla prudenza. Insomma, isolamento e quarantena vanno mantenuti.

La carenza di vaccino è una sfida

Sul fronte dei vaccini, Nora Kronig dell'UFSP ha affermato che la situazione viene osservata da vicino, soprattutto in merito al rallentamento delle forniture da parte di Pfizer/BioNtech. Ma l'UFSP è e rimane fiducioso: la Svizzera dovrebbe ricevere i volumi di vaccini concordati entro marzo, nonostante i problemi nelle forniture annunciati dal produttore.

L'UFSP non è ancora in grado di dire come i ritardi influenzeranno le vaccinazioni a partire da marzo, ha affermato Kronig. Adesso le forniture arrivano con scadenza settimanale e non più ogni due settimane, ma le quantità sono inferiori. Ciò spiega le fluttuazioni nel corso di un mese, con volumi più bassi che poi aumentano di nuovo, ha sottolineato Kronig.

La carenza di vaccini è attualmente una sfida per i cantoni. L'UFSP e la Task Force del Consiglio federale raccomandano di usare rapidamente le dosi disponibili. Tuttavia, ha spiegato, i Cantoni possono organizzarsi come vogliono, anche mettendo da parte le dosi destinate alla seconda vaccinazione.

Cosa si farà se alcuni cantoni non avranno la seconda dose?

Se i Cantoni non sono in grado di somministrare la seconda dose, sarebbe necessario verificare con tutti i Cantoni che cosa si possa fare, ha sottolineato la funzionaria. L'UFSP è in contatto con i Cantoni che potrebbero essere interessati dal fenomeno, ha aggiunto. Ad ogni modo, «spetta ai Cantoni eseguire e pianificare le vaccinazioni».

«Il secondo trimestre sarà enormemente impegnativo dal punto di vista logistico», ha proseguito Kronig. Per poter pianificare i prossimi mesi, l'UFSP sta lavorando con stime e non con cifre assolute. È anche importante non concentrarsi sui singoli giorni, ma sui mesi o sull'intero semestre, ha aggiunto. «Questo è l'inizio di una campagna di vaccinazione su una scala mai vista in Svizzera», ha ricordato.

Kronig ha ribadito che la chiave di distribuzione dei vaccini si basa sulla popolazione e sulla proporzione di coloro che sono particolarmente a rischio. Ma spetta ai Cantoni ordinare i rispettivi contingenti alla farmacia dell'esercito.

L'obiettivo del Consiglio federale è vaccinare la maggior parte della popolazione che desidera farlo entro l'estate.

Le donne incinte sono da vaccinare?

Per quanto attiene alle donne incinte, Berger ha sottolineato che al momento non si raccomanda la vaccinazione, visto che gli studi eseguiti dai produttori sul vaccino hanno escluso questo gruppo di persone.

Tuttavia, in casi singoli e motivati è possibile procedere a un'immunizzazione. Ad ogni modo, le indicazioni potranno cambiare nei prossimi mesi quando si avranno maggiori dati sulle donne in stato interessante.

Direttive per la vaccinazione del personale sanitario

Christoph Berger, presidente della Commissione federale per le vaccinazioni (CFV), ha dichiarato che i cantoni dispongono ora di direttive in merito alla vaccinazione del personale sanitario, anche perché in questo caso si notano differenze di approccio.

I Cantoni devono tenere conto di alcuni criteri quando decidono di vaccinare il personale di cura, come l'importanza sistemica di questa persona o il grado di esposizione al virus. Ogni dose data a un membro del corpo sanitario è infatti una dose in meno per una persona a rischio, ha spiegato.

Due gruppi prioritari

Tra il personale sanitario, il CFV definisce un gruppo di prima priorità, che comprende il personale delle unità ospedaliere di cure intensive e intermedie, chi lavora nei servizi per i pazienti con Covid-19 e nei servizi di emergenza. In questo gruppo sono inclusi anche il personale sanitario di soccorso e trasporto e quelli degli istituti di cura. Ma anche membri della protezione civile, civili e militari in caso di impegno in queste stesse zone.

Il secondo gruppo prioritario tra gli operatori sanitari riguarda coloro che lavorano negli istituti per disabili e nei servizi ospedalieri con un'elevata percentuale di persone ad alto rischio.

Circa 150'000 persone soddisfano i criteri del primo gruppo, 50'000 quelli del secondo, secondo il CFV. Altri operatori sanitari a contatto con i pazienti dovrebbero avere accesso alla vaccinazione solo in una fase successiva, una volta che le dosi disponibili saranno sufficienti per immunizzare tutte le persone vulnerabili.

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