«È il momento di nuove misure e della terza dose»

ats

14.11.2021 - 10:00

Il presidente della Confederazione, Guy Parmelin.
Keystone

Vista la stagnazione delle nuove vaccinazioni, è il momento di promuovere altre misure, tra cui le vaccinazioni di richiamo.

ats

14.11.2021 - 10:00

È quanto dichiarato dal presidente della Confederazione, Guy Parmelin, alla NZZ am Sonntag in edicola oggi, sttimanale al quale ha anche confidato di temere conflitti fra i cantoni se il sistema sanitario dovesse subire un sovraccarico.

Presto terza dose per tutti

Guy Parmelin ne è convinto: la terza dose del vaccino contro il Covid-19 sarà presto estesa a tutta la popolazione. «Arriva un momento in cui devi ammettere a te stesso che non puoi convincere tutti a vaccinarsi», ha sostenuto il consigliere federale al domenicale zurighese, uscito oggi con un'intervista al termine della settimana nazionale delle vaccinazioni promossa dal governo per convincere gli indecisi a farsi immunizzare.

Insomma, «dobbiamo prendere atto del risultato, limitare i danni e promuovere altre misure, come le dosi di richiamo», ha aggiunto il capo del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR).

Cantoni: tassi vaccinazione variano molto

Tuttavia, Parmelin non ha nascosto di essere preoccupato, in particolare si è chiesto se la «diga» costruita con le vaccinazioni sia «abbastanza alta».

La Svizzera non è ancora là dove dovrebbe essere, e un sovraccarico del sistema sanitario non può essere escluso, ha avvertito il presidente della Confederazione, facendo riferimento anche a un problema finora sottovalutato: i tassi di vaccinazione variano molto fra un cantone e l'altro.

«Che cosa succederà se il sistema sanitario sarà di nuovo al limite nella quinta ondata e i pazienti dovranno essere trasferiti in altri cantoni?», si è chiesto Parmelin.

«Un cantone con un alto tasso di vaccinazione sarà ancora disposto ad accogliere pazienti non vaccinati da un cantone con un basso tasso? Si rifiuterà di farlo o chiederà una compensazione finanziaria? Questo è anche il motivo per cui è importante che i cantoni interessati continuino i loro sforzi di vaccinazione, ha sottolineato il «ministro» UDC.

Regole, inasprimento se necessario

«Vogliamo evitare a tutti i costi un nuovo confinamento», ha poi aggiunto Parmelin, precisando che il Consiglio federale vuole ricorrere a misure più severe solo se assolutamente necessario.

Un esempio? La regola del «2G» che limita l'accesso a certi luoghi e attività a coloro che sono guariti o vaccinati. Verrebbero esclusi i testati, come in Austria.

Parmelin ha detto di comprendere il bisogno di «normalità» di coloro che hanno ricevuto il vaccino. Un desidero che gli è stato espresso in diverse lettere in cui molti gli hanno scritto di non voler essere costretti a rispettare per sempre le misure sanitarie a causa di una minoranza che non vuole farsi immunizzare.

Regole vanno rispettate

Di fronte ai toni talvolta eccessivi dell'attuale campagna elettorale in vista della consultazione del 28 novembre sulla legge Covid-19 – che tra l'altro pone le basi per il Certificato Covid, n.d.r – Parmelin ha precisato che la Svizzera è una democrazia viva dove si può discutere di tutto, anche duramente, ma sempre con rispetto. Ma quando le decisioni vengono prese democraticamente, si applicano a tutti, ha precisato il consigliere federale vodese.

È senz'altro un diritto quello di non volersi vaccinare, ha precisato Parmelin, ma tutti devono in ogni caso rispettare le misure di protezione che sono state stabilite democraticamente, Purtroppo, però, vi sono persone «non più consapevoli dell'esistenza di certi limiti».

Anche se il Consiglio federale potrebbe ancora migliorare nell'esporre e spiegare le proprie decisioni, ha affermato Parmelin, a un certo punto però anche la politica non può fare più di tanto.

«Non possiamo cambiare la mentalità della gente», ha sottolineato. Allora rimane valida una regola sola: quando le disposizioni di legge vengono violate, la palla passa ai tribunali.

ats