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ONU, la candidatura al Consiglio di sicurezza va mantenuta

cp, ats

14.3.2022 - 18:49

Il Consiglio di sicurezza dell'ONU, a New York, conta 15 membri, di cui 10 non permanenti, eletti per due anni, e cinque permanenti con diritto di veto.
Keystone

Dopo il Nazionale la settimana scorsa, anche il Consiglio degli Stati ha respinto oggi una mozione (26 voti a 11 e 4 astensioni), presentata dal «senatore» Marco Chiesa (UDC/TI), che chiede alla Svizzera di ritirare la candidatura al Consiglio di sicurezza dell'ONU.

cp, ats

14.3.2022 - 18:49

Per i sostenitori della mozione, democentristi e diversi esponenti del Centro, la guerra in Ucraina dovrebbe spingere il Consiglio federale a ripensare la propria partecipazione al Consiglio di sicurezza, quale membro non permanente, che rischia di arrecare danni permanenti alla nostra neutralità e alla nostra politica dei buoni uffici.

Chiunque aspiri a svolgere il ruolo di mediatore, è stato affermato in aula, non può prendere posizione, essere insomma giudice e parte in causa.

Diversi «senatori» hanno criticato anche il diritto di veto appannaggio delle grandi potenze che rende vani gli sforzi di molti Stati, Svizzera compresa, di preservare la pace quando quest'ultima è in pericolo.

Per diversi oratori la Svizzera deve concentrarsi sulla difesa dei propri interessi; una partecipazione al Consiglio di sicurezza non porterebbe alcun vantaggio al nostra paese.

Cosa dicono i contrari?

Sull'alto lato della barricata, i contrari alla mozione hanno argomentato che proprio perché neutrale, la possibilità della Svizzera di influenzare gli eventi è maggiore nel Consiglio di sicurezza, dove può far sentire la propria voce a favore di soluzioni politiche alla crisi internazionali. Ben venga insomma la neutralità dei valori invece dei soli meri interessi, ha affermato Carlo Sommaruga (PS/GE).

Un argomento ripreso anche dal consigliere federale Ignazio Cassis, secondo cui la Svizzera dispone di una lunga esperienza nella composizione pacifica dei conflitti e nella ricerca di compromessi, un aspetto quest'ultimo che non è proprio nel DNA delle grandi potenze.

Cosa dice Ignazio Cassis

È nel nostro interesse, ha spiegato il presidente della Confederazione, impegnarci per la pace e la sicurezza nel mondo, ora messe in pericolo proprio in Europa, ossia vicino a noi, dopo l'invasione russa dell'Ucraina.

Non possiamo ritirarci proprio adesso, in questo momento storico per il nostro continente, perché «sentiamo freddo ai piedi». Dobbiamo prendere posizione. Ne va della nostra credibilità e reputazione, ha sottolineato il ministro degli esteri.

Cassis ha aggiunto che già ora la Svizzera prende posizione all'ONU sui più svariati dossier, difendendo i valori che le sono propri. Quanto alle sanzioni economiche, a detta di Cassis quest'ultime non intaccano la neutralità della Svizzera, ben ancorata nella popolazione.

cp, ats