L'Iniziativa dell'UDC per la limitazione è ufficialmente respinta

ATS

27.9.2020 - 16:07

Gli argomenti dei favorevoli non hanno fatto breccia.
Source: KEYSTONE/PETER SCHNEIDER

La Svizzera non tornerà a decidere autonomamente quali stranieri accettare e quali no: l'iniziativa popolare dell'UDC per un'immigrazione moderata è definitivamente respinta, non avendo trovato un numero di cantoni sufficiente per sostenerla.

Dopo lo spoglio delle schede in 18 cantoni, la proposta appare approvata solo in Ticino (53,1%), Svitto, Glarona e Appenzello Interno. A livello di voti il no è attualmente a circa il 59%, ma mancano ancora i risultati di diverse città grandi.

Lanciata dall'UDC e dall'Azione per una Svizzera indipendente e neutrale, l'iniziativa chiedeva che Berna tornasse a disciplinare autonomamente l'afflusso di stranieri. Revocando in particolare la libera circolazione con l'Unione europea, che, secondo i promotori sta mettendo sotto pressione il mercato del lavoro, i servizi sociali e le infrastrutture del paese.

L'UDC ha fatto leva sui timori dei lavoratori giovani e anziani

Durante la campagna, l'UDC ha fatto leva sui timori dei lavoratori giovani e anziani di vedersi concorrenziare da personale proveniente da altri paesi e disposto ad accettare retribuzioni minori.

Oltre al dumping salariale, l'immigrazione incontrollata ha inoltre effetti negativi sulle assicurazioni sociali, sugli affitti e la capacità di trovare un alloggio, e porta a un sovraffollamento di treni e strade, nonché all'aumento della cementificazione del paesaggio.

«Libera circolazione vantaggiosa per la piazza economica»

Per gli oppositori la libera circolazione delle persone è invece vantaggiosa per la piazza economica. Le aziende svizzere hanno bisogno di lavoratori stranieri e la fine degli accordi con l'Ue avrebbero messo in forse il benessere nazionale. La maggioranza si è così lasciata convincere a evitare una Brexit in salsa svizzera.

Il dibattito sull'Europa non è però finito. In primo piano nei prossimi mesi tornerà il tema dell'accordo quadro, preteso dall'Ue affinché la Confederazione si sottoponga al diritto europeo nelle questione che hanno a che fare con l'accesso al mercato. L'intesa negoziata dal governo ha suscitato non poche opposizioni in Svizzera.

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