«Non vogliamo razzisti, né gente che abusa del proprio potere»

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18.6.2020

Il consigliere di Stato Fredy Fässler, capo del dipartimento di Sicurezza e Giustizia del Canton San Gallo e membro della Commissione federale contro il razzismo (foto d'archivio).
Keystone/Anthony Anex

Malgrado il divieto di assembramenti legato al coronavirus, Fredy Fässler è soddisfatto delle manifestazioni contro il razzismo. In un'intervista, il capo del dipartimento di Sicurezza e Giustizia del Canton San Gallo afferma che la questione non è stata affrontata in modo adeguato in Svizzera ed è anche cavalcata attivamente dai partiti di destra. 

Per Fredy Fässler (PS) le manifestazioni del movimento «Black Lives Matter» in Svizzera rappresentano una notizia positiva, malgrado il divieto di assembramenti legato al coronavirus.

«Via via che la situazione epidemiologica si calma, le persone ricominciano a reclamare i loro diritti fondamentali. La trovo una cosa estremamente soddisfacente», ha dichiarato il capo dei servizi di polizia del Canton San Gallo, nonché membro della Commissione federale contro il razzismo (CFR), in un'intervista accordata al «Tages-Anzeiger» e pubblicata lunedì.

Il fatto che migliaia di persone siano scese in piazza lo scorso week-end per manifestare contro il razzismo costituisce un appello lanciato «affinché ci si occupi del nostro razzismo», aggiunge Fässler. Le riunioni di più 300 persone sono attualmente vietate ma sono state tollerate finora dalla polizia.

Secondo il politico, sono numerose le ragioni che dovrebbero spingere a partecipare a queste manifestazioni, a partire dalla volontà di mostrarsi solidali con la popolazione nera degli Stati Uniti e con George Floyd. «Ci sono probabilmente anche persone che pensano che la polizia svizzera presenti problemi simili a quella statunitense», osserva.

Tuttavia, Fässler non fa parte di questi. A suo avviso, «gli investimenti volti a sensibilizzare gli agenti sul tema del razzismo sono coerenti» in Svizzera. I diritti umani, l'etica e il rischio di costruzione di profili su base razziale sono elementi importanti nella formazione dei poliziotti, ha aggiunto.

Inoltre, gli agenti alle prime armi sono sottoposti ad una valutazione che punta a «scartare coloro che non vogliamo che lavorino con noi», ha precisato il capo dei servizi di polizia. «Non vogliamo razzisti, non vogliamo persone violente, non vogliamo gente che abusa del proprio potere». 

Ma anche in Svizzera, la popolazione è regolarmente oggetto di razzismo, se non di violenza e di eccessi da parte della polizia. Ciò per ragioni di ordine istituzionale o strutturale. Negli Stati Uniti, come pressoché ovunque, il razzismo rappresenta un problema a più livelli, che provoca una gerarchizzazione, una stigmatizzazione, ma anche una ghettizzazione. In modo conscio o inconscio.

Aziende svizzere hanno guadagnato denaro grazie allo schiavismo

Secondo Fredy Fässler il razzismo non è però un problema generalizzato in Svizzera. A suo avviso, nel nostro Paese si tratta piuttosto di «situazioni», cavalcate attivamente dai partiti di destra con posizioni apertamente xenofobe, come nel caso dell'UDC, allo scopo di trarne un vantaggio politico.

Ciò detto, Fässler ritiene necessario un distinguo: la xenofobia e il razzismo - spiega - non sono la stessa cosa, benché abbiano molto in comune. «Per molto tempo abbiamo creduto che il razzismo non fosse un vero problema da noi in Svizzera, poiché non abbiamo un passato coloniale attivo né basato sullo schiavismo. Ma sappiamo ora che alcune imprese svizzere hanno tratto profitto proprio dalla schiavitù e dalla tratta di esseri umani».

A suo avviso, l'obiettivo dovrebbe essere di rendere conscio l'inconscio: «Se esistono dei rigurgiti razzisti, vietarli non serve semplicemente a nulla. Occorre parlare e prendere coscienza della concezione che abbiamo dell'uomo», ha spiegato il membro del PS, secondo il quale si tratta di un compito particolarmente gravoso. 

Il razzismo non è una priorità politica

Il razzismo è sempre stato oggetto di discussioni in Svizzera, ha aggiunto Fässler al quotidiano. A suo avviso, la questione «semplicemente non figura ai vertici dell'agenda politica» e il razzismo è spesso minimizzato o ridotto ad una battuta. A titolo di esempio, ha menzionato la discussione sui «moretti»: ai suoi occhi, è «molto strano» che delle persone rifiutino apertamente di essere private dei «moretti».

Molti ritengono che il fatto di mangiare un prodotto chiamato «moretto» anziché «pallina al cioccolato o altro» faccia parte del patrimonio culturale, spiega Fredy Fässler. È evidente che alcune persone «amano particolarmente» il fatto di poter mangiare dei «moretti», aggiunge.

«Personalmente, penso che sia assurdo passare ancora del tempo a dibattere sulla bontà o meno di tale misura. Detto ciò, è chiaro che la questione è molto più complicata. Aggiungerei giusto che la questione sui “moretti” non è la più importante per me. Ma se i “moretti” scompariranno dagli scaffali, non sarà stata una vittoria priva di senso». 

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