Ambiente

Travail.Suisse vuole un mercato del lavoro ecologico e sociale

fl, ats

10.5.2021 - 10:39

Adrian Wuethrich, presidente di Travail.Suisse
Adrian Wuethrich, presidente di Travail.Suisse
Keystone

Per raggiungere l'obiettivo della neutralità climatica in Svizzera, sarà necessario andare oltre la legge sul CO2 e garantire una transizione equa per i dipendenti e i lavoratori a basso e medio reddito.

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10.5.2021 - 10:39

Travail.Suisse ha presentato oggi il suo piano d'azione per un mercato del lavoro ecologico e sociale che prevede di azzerare le emissioni già nel 2040. L'organizzazione indipendente dei lavoratori sostiene la legge sul CO2, ma ritiene che una politica climatica efficace debba essere equa ed inclusiva. I cambiamenti necessari sono un'opportunità per mantenere posti di lavoro, ma rappresentano un rischio a causa del rapido cambiamento strutturale del mercato del lavoro, afferma Travail.Suisse in un comunicato.

«Le crisi colpiscono sempre i più deboli. Per questo motivo, la lotta contro il cambiamento climatico è anche una lotta per la giustizia sociale e quindi una sfida per i sindacati», ha detto Adrian Wüthrich, presidente di Travail.Suisse, citato nella nota.

I sindacati dovrebbero essere coinvolti nell'attuazione della politica climatica, poiché i cambiamenti strutturali richiedono misure nel mercato del lavoro. «Non ci può essere giustizia climatica senza giustizia sociale», secondo il sindacato.

Reddito d'incentivazione

Concretamente Travail.Suisse propone un reddito di incentivazione climatica. «I redditi bassi e medi riceverebbero più soldi di quelli che devono spendere per i costi più alti di beni e servizi a base di carbonio che consumano. Questo perché i redditi alti hanno maggiori emissioni di gas serra», spiega Nick Beglinger, direttore della Fondazione Cleantech21. Senza una giusta transizione, le misure non passeranno dalla teoria alla pratica, o non abbastanza velocemente.

Inoltre, la Svizzera dovrebbe rinunciare alle riduzioni delle emissioni tramite progetti all'estero entro il 2030. Questi non servono a creare posti di lavoro in Svizzera e perpetuano la dipendenza energetica del paese. «Sarebbe meglio investire queste somme nello sviluppo delle energie rinnovabili, nell'efficienza energetica e nella formazione dei dipendenti», spiega Léonore Porchet, vicepresidente di Travail.Suisse e consigliera nazionale dei Verdi.

Un fondo nazionale di formazione dovrebbe essere creato per facilitare l'acquisizione di nuove competenze da parte del personale di settori che saranno radicalmente trasformati nei prossimi decenni. Sono anche necessari ulteriori investimenti, per esempio nel trasporto pubblico e nella produzione di energia rinnovabile, nonché regolamenti e divieti sulle tecnologie troppo dannose.

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