Zemmour guarda alla Svizzera: «Democrazia diretta antidoto alla stupidità»

hm, ats

2.12.2021 - 16:00

Zemmour auspica votazioni popolari sul modello svizzero.
Keystone

Éric Zemmour guarda alla Svizzera, a cui intende ispirarsi per la sua azione in Francia.

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2.12.2021 - 16:00

Il discusso intellettuale da poco candidato alle elezioni presidenziali loda lo spirito di indipendenza del popolo elvetico e progetta di introdurre nel suo paese elementi di democrazia diretta, considerata un antidoto contro la stupidità delle classi dominanti.

«Gli svizzeri mi impressionano perché difendono la loro cultura, la loro democrazia, la loro sovranità e il loro sistema giuridico contro gli europeisti e i globalizzatori», afferma il saggista e giornalista 63enne in un'intervista pubblicata oggi dal settimanale zurighese Weltwoche.

«In Francia cercherò di dare al popolo più democrazia diretta e quindi di ridargli voce; se sarò eletto, ci sarà una votazione popolare sull'immigrazione», ha aggiunto il commentatore politico nato in una numerosa famiglia ebraico-berbero algerina. «Abbiamo una tradizione diversa dalla Svizzera, ma anche il generale de Gaulle ha riconosciuto che la democrazia diretta può essere uno strumento efficace contro la stupidità dell'élite».

«La Confederazione ha fatto molte cose meglio della Francia»

Secondo Zemmour la Confederazione ha fatto molte cose meglio della Francia, che potrebbe quindi ispirarsi dal suo vicino. «Le scuole sono migliori perché lo stato centrale ha meno da dire. Avete leggi sull'immigrazione più severe, nessuna naturalizzazione automatica delle persone nate sul posto. Voglio adottare lo stesso principio in Francia».

Il motivo per cui è sceso in campo nelle elezioni che si terranno nell'aprile 2022? «Per disperazione. Per vent'anni ho descritto il declino della Francia, il declino della nostra civiltà, la debolezza della politica. Un anno fa, in pieno isolamento, mio figlio di 23 anni mi ha detto: 'Hai fatto la diagnosi. Ora è il momento di agire'. Questo non è stato l'unico fattore scatenante, ma è stato un fattore importante».

«La nostra civiltà è in grave pericolo», prosegue Zemmour. «È in gioco la sua esistenza. Dobbiamo lottare affinché la Francia rimanga la Francia. Dobbiamo preservare questa civiltà unica, una delle più brillanti del mondo. Questo è anche nell'interesse dell'umanità. Non c'è bisogno di un secondo Libano, di un altro continente musulmano. I francesi sono stati espropriati. La loro patria gli viene portata via. In molte aree sono già stranieri nel loro paese. Forse è già troppo tardi. È l'ultima possibilità».

La Francia viene colonizzata due volte, argomenta il diplomato all'Institut d'études politiques di Parigi. «Da una parte le civiltà straniere si diffondono in Francia e si sostituiscono a quella francese. In secondo luogo le imprese estere stanno comprando le nostre industrie. Entrambi i fenomeni sono sintomi della debolezza del nostro stato, del fallimento della nostra élite politica. Tollerano la svendita, anzi la guidano con politiche sbagliate. Le élite disprezzano i francesi, il popolo. Non c'è più l'alleanza tra le 'classes populaires' e la borghesia patriottica. Noi francesi siamo ormai gli indiani del nostro paese, ci sentiamo come i nativi americani quando sono arrivati gli invasori europei».

Secondo Zemmour convivere con i musulmani è perfettamente possibile

Secondo Zemmour – spesso descritto dai media, anche in Svizzera, come «polemista di estrema destra» – convivere con i musulmani è perfettamente possibile. «Ma prima dobbiamo identificare in modo onesto il problema: l'Islam è una religione totalitaria. È il contrario della Francia, è il contrario dell'Europa. La Francia è libertà, uguaglianza, fraternità. L'Islam è sottomissione, oppressione, disuguaglianza, dominazione degli uomini, esautorazione delle donne, esclusione degli infedeli, fratellanza solo tra musulmani. Non c'è differenza tra Islam e islamismo, ma c'è una differenza tra Islam e musulmani. Molti vogliono liberarsi dal concetto islamico di guerra culturale. Dobbiamo sostenerli».

«Molti musulmani sarebbero felici se l'Islam militante venisse respinto», si dice convinto l'analista politico. «Sono venuti in Francia per lasciarsi alle spalle questa civiltà oppressiva, la corruzione, il controllo sociale. Questi musulmani vogliono liberarsi del giogo che altri musulmani hanno reimportato. Dobbiamo esigere un Islam compatibile con la nostra cultura secolare, un Islam privato, umile, di fede, una pratica che non mira alla conquista e alla sottomissione. L'Islam deve adattarsi alla Francia. Oggi è il contrario. Perché lo stato non sta facendo il suo lavoro».

Nella sua campagna elettorale Zemmour non intende comunque parlare solo di immigrazione. «Ho un programma delle cinque «i»: identità, immigrazione, Islam, istruzione, industria». Per il momento il candidato ha però contro i media. «Rappresento una minaccia per le élite, perché potrei unire gli elettori di destra contro quelli di sinistra: potrei superare la scissione, la sterilizzazione della destra, operata dal presidente Mitterrand; ecco perché mi attaccano così tanto.

«La signora Le Pen è la destra preferita dell'establishment. Il presidente Macron prega affinché lei mi batta al primo turno, in modo che possa duellare al secondo turno, dove lei non avrà alcuna possibilità. Le élite si servono della signora Le Pen per dividere il campo borghese e patriottico. Finché Le Pen sarà il candidato di destra più forte, la sinistra vincerà».

«Voi svizzeri siete i re del compromesso»

«Voi svizzeri siete i re del compromesso», prosegue Zemmour nel colloquio – presentato come la prima grande intervista pubblicata in lingua tedesca – tenuto con Roger Köppel, caporedattore ed editore della Weltwoche, nonché consigliere nazionale (UDC/ZH).

«In Francia si mette in scena l'opposizione, il dibattito, ma c'è anche il compromesso. Uno dei più importanti è stato la soppressione della questione migratoria da parte delle élite repubblicane. Il tema dell'immigrazione è stato dirottato sul Front National (FN), per incapsulare il FN nello status di paria. In questo modo, il problema della migrazione è stato eliminato. Nessuno ha osato più parlarne. Anche la signora Le Pen si è fermata, per essere accettata al tavolo dei grandi. Il mio arrivo sulla scena politica ha fatto saltare questo marcio compromesso repubblicano. Io parlo della questione esistenziale della migrazione e da allora tutti ne parlano di nuovo», conclude Zemmour.

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