Guerra nello Yemen

Il costruttore di aerei svizzero Pilatus sostiene i piloti di caccia sauditi

sob

2.11.2018

Il 9 agosto 2016, almeno 14 civili hanno perso la vita nel corso di un bombardamento aereo saudita contro una fabbrica nella capitale dello Yemen, Sana'a.
Keystone/AP/Hani Mohammed

Il costruttore di aerei Pilatus lavora a Riyad dal 2017 per l'esercito saudita, che da anni sgancia bombe sullo Yemen. I politici svizzeri sono costernati.

Un contratto di assistenza fin qui passato inosservato tra il costruttore di aerei Pilatus di Stans e l'aeronautica militare dell'Arabia Saudita suscita vive discussioni in Svizzera. Riyad può effettuare così tante azioni distruttrici sullo Yemen proprio grazie all'aiuto del nostro Paese?

La cooperazione tra la Pilatus e la Forza aerea reale saudita risale all'inizio del 2017, ovvero circa due anni dopo l'avvio del conflitto con lo Yemen, come riportato dal «Tages-Anzeiger».

55 aerei da addestramento

Pilatus fornisce un sostegno importante all'Arabia Saudita attraverso i 55 aerei da addestramento che il regime ha acquistato nel 2012. Al fine di soddisfare i termini del contratto di assistenza, l'azienda ha aumentato il proprio personale a Riyad. La cooperazione tra la Pilatus e l'aeronautica miliatare saudita è limitata ad un periodo di cinque anni.

Le bombe piovono dal cielo sullo Yemen e colpiscono molto spesso obiettivi civili come ospedali, bus scolastici e perfino matrimoni. Migliaia di bambini sono stati già vittime della guerra aerea cominciata nel marzo del 2015 e condotta da una coalizione militare diretta proprio dall'Arabia Saudita.

La questione preoccupa enormemente i politici federali. «È chiaramete inaccettabile!», ha dichiarato la consigliera nazionale Kathy Riklin. È possibile d'altra parte che l'Arabia Saudita benefici di un sostegno diretto da parte della Pilatus per effettuare le operazioni aeree. «Il Consiglio federale deve cessare di fornire questo servizio».

Per la presidente dei Verdi, Regula Rytz, si potrebbe ipotizzare anche una violazione della legge sul mercenariato, che vieta alle imprese svizzere di fornire consulenze e formare membri di forze armate, se queste ultime si sono macchiate di gravi violazioni dei diritti umani.

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