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Morte di Chris Cornell: risolta la diatriba legale tra la vedova e il medico

Covermedia

8.5.2021 - 09:41

Chris Cornell
Chris Cornell

Vicky Cornell accusò il dottor Robert Koblin di aver prescritto gli ansiolitici che hanno spinto il rocker al suicidio nel maggio 2017 in una stanza d'albergo di Detroit, nel Michigan.

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8.5.2021 - 09:41

É stata finalmente risolta la diatriba legale tra la vedova di Chris Cornell e il medico Robert Koblin, che prescrisse massicce dosi di ansiolitici al rocker.

La causa fu intentata da Vicky Cornell (moglie del cantate dei Soundgarden prematuramente scomparso) insieme ai figli Toni e Christopher Nicholas contro il dottor Robert Koblin, colpevole di non aver informato Cornell, «uomo incline alla dipendenza», circa gli effetti collaterali dei farmaci, fra cui l'aumento del rischio di suicidio.

Secondo Vicky Cornell la massiccia prescrizione dei medicinali ha indotto al suicidio il marito nel maggio 2017, in una stanza d'albergo di Detroit, nel Michigan.

Secondo quanto si legge nei carteggi legali, Koblin ha prescritto 940 dosi di Lorazepam e ossicodone nei 20 mesi precedenti il suicidio, senza però verificare le condizioni mentali del paziente. Secondo Koblin, invece Cornell era consapevole dei rischi legati ai farmaci anti-ansia che gli erano stati prescritti.

Dopo una querelle durata anni, Vicky Cornell e Robert Koblin hanno ora trovato un accordo che resta top secret. L'udienza finale è stata fissata per il 26 luglio.

Tracce di sedativi e un farmaco contro l'ansia sono state rilevate nel corpo di Cornell al momento della sua morte. Il medico legale però ha stabilito che Cornell è morto impiccato: i farmaci non hanno contribuito alla causa della morte.

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