Klopp: «Il Barca non è solo Messi» - Valverde: «Sarà molto difficile batterli»

bfi

1.5.2019

Valverde, sinistra, e Klopp si sfideranno mercoledì sera.
Keystone - Teleclub

Mancano poche ore all'inizio della gara di andata della seconda semifinale di Champions League. Gli allenatori di Barcelona e Liverpool dicono la loro... mentre Pochettino si sta già leccando le ferite.

Il Liverpool di Jürgen Klopp è ancora in piena corsa, su diversi fronti: spalla a spalla con il Manchester City per la conquista della Premier League - trofeo che i Reds conquistarono l'ultima volta nel lontano 1990 - e semifinalisti di Champions League, opposti al Barcelona di Messi, Suarez e Coutinho, che quest'anno, fin'ora, ha sbagliato ben poco.

La partita di andata si giocherà al Camp Nou, davanti a più di 90'000 tifosi di fede blaugrana.

«Giocare qui è eletrizzante di per sè per ogni appassionato di calcio - attacca l'allenatore del Liverpool durante la consueta conferenza stampa - meglio faremo, migliore sarà l'atmosfera anche per noi. Vedremo chi riuscirà a sfruttare al meglio il fattore campo».

I giornalisti chiedono al tecnico tedesco dei Reds quanto i suoi temano Lionel Messi, che quest'anno sta facendo sfracelli.

«Il Barcellona non è solo Messi - risponde Klopp - ha grande qualità. A inizio stagione Messi aveva detto di voler riportare qui la coppa e questa è una dichiarazione pericolosa per noi, ma anche noi vogliamo la finale. Già l'anno scorso accarezzamo il sogno di alzare la Coppa ... poi andò come tutti voi sapete», ha aggiunto il tecnico del Liverpool, ricordando la sciagurata finale della scorsa stagione persa dai Reds per 3-1 contro il Real Madrid.

Jürgen Klopp, coach del Liverpool
Keystone

«In molti sono venuti a Barcellona con un piano preciso in testa e sono stati mandati al tappeto. Recentemente Real Sociedad e Levante ha fatto bene, hanno giocato un ottimo calcio qui al Camp Nou, eppure alla fine ha sempre vinto il Barcellona».

Il tedesco mette in guardia i suoi sulle insidie dell'essere ancora in corsa su due fronti.

«Ci piace questa situazione, ce la siamo creata noi. Però sarebbe un errore imperdonabile sfidare il Barcellona con il 15 percento della nostra attenzione rivolta alla prossima sfida di Premier contro il Newcastle».

Elettrizzato e contagioso.
«Spero di riuscire a contagiare i miei ragazzi, in quanto il mio entusiasmo è alle stelle, - conclude Klopp - saper di giocare qui contro il Barca è molto eletrizzante».

La parole passa poi a Ernesto Valverde, il coach del Barcelona che il campionato nazionale lo ha già archiviato, avendo già messo le mani con largo anticipo sul 26esimo titolo della propria storia.

 «Vogliamo vincere, ma sappiamo che dovremo giocare due ottime partite per poter raggiungere la finale. - Inizia così la sua conferenza stampa il tecnico del Barcelona - Loro sanno sfruttare gli errori e ti possono mettere sotto anche in un quarto d'ora, quindi noi dobbiamo stare molto concentrati, sempre, per evitare che questo accada».

Ernesto Valverde, coach del Barcellona
Keystone

Anche per lui arriva una domanda riguardante Leo Messi, che lo stesso allenatore ha tenuto a riposo nell'ultima sfida di campionato contro il Levante.

«Messi è rimasto a riposo, ma non dimentichiamo che abbiamo giocato tre partite di campionato in sette giorni e prima c'è stata la sfida contro il Manchester United».

Il 55enne analizza in grandi linee l'avversario: «Il Liverpool è una squadra forte fisicamente, che fa molto pressing e sa mantenere alto il ritmo del gioco. Sarà molto difficile batterli. - Aggiunge, ricordando inoltre che la formazione di Klopp - in questa stagione ha perso una sola partita in campionato e questo la dice lunga sulle loro qualità».

Potersi concentrare su un solo obiettivo è un vantaggio.

«Abbiamo già vinto il campionato, certo, ma siamo anche molto stanchi. Infatti gli ultimi quindici minuti della sfida saranno determinanti, quando loro tenteranno di spingere al massimo, sfruttando la loro incredibile forza atletica», ha concluso il tecnico blaugrana che non ha mai conquistato la coppa dalle grandi orecchie, nè da giocatore, nè tanto meno da allenatore. 

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