Intramontabile

Ambühl: «Perché a 38 anni non dovrei più dare il 100%?»

Igor Sertori

27.1.2022

Switzerland's Andres Ambuehl during the game between Sweden and Switzerland, at the IIHF 2019 World Ice Hockey Championships, at the Ondrej Nepela Arena in Bratislava, Slovakia, on Saturday, May 18, 2019. (KEYSTONE/Melanie Duchene)
Andres Ambuehl vicinissimo alla sua quinta Olimpiade.
KEYSTONE

'Bühli' è stato scelto da Patrick Fischer per portare gloria ai colori rossocrociati a Pechino 2022. Il capitano del Davos parteciperà così alla sua quinta Olimpiade. blue Sport gli ha chiesto qual è il suo segreto.

Igor Sertori

27.1.2022

Andres Ambühl, leggenda del Davos, ha oggi 38 anni, più di 1'120 partite di National League nelle gambe e oltre 115 sfide disputate con la maglia della Nazionale ai Campionati del mondo. 

In stagione, il numero 10 della squadra grigionese ha disputato 37 incontri totalizzando 25 punti.

Tra poco meno di due settimane diventerà a tutti gli effetti il primo giocatore svizzero ad aver partecipato a 5 Olimpiadi.

Come fai a essere ancora così performante a 38 anni?

Nulla di speciale, a dire la verità. Alla mia età forse ho capito cosa mi fa bene e cosa meno.

Sei sempre ancora uno dei migliori giocatori sul ghiaccio. Anche quando le cose non vanno benissimo, tu non smetti mai di apportare il tuo solito contributo. Dove trovi ancora tanta motivazione?

In primo luogo mi diverto ancora a giocare. Poi, ho dei compiti da eseguire, questo è ciò che ci si aspetta da me e dunque non vedo nessun motivo per il quale non dovrei metterci tutto il mio impegno.

A settembre compirai 39 anni. Giocherai ancora la prossima stagione?

Premettendo di sentirmi bene e non aver problemi fisici, spero di poter ancora giocare per diversi anni.

Hai già vinto sei titoli nazionali. Sarà questa la stagione del numero sette?

Io credo che questo deve sempre essere l'obiettivo a inizio stagione. È questo un campionato molto aperto, bisogna rimanere con i piedi per terra.

Eishockey Nationaltrainer Ralph Krueger, Mitte, posiert zusammen mit seinen vier neuen Nationalmannschaftsmitglieder, von links, Noel Guyaz (HC Lugano), Daniel Steiner (EHC Langnau), Raffaele Sannitz (HC Lugano) und Andres Ambuehl (HC Davos) am Mittwoch, 15. Oktober 2003, anlaesslich des Kick-Off-Tags der Schweizer Eishockey Nationalmannschaft in der Eishalle Duebendorf. (KEYSTONE/Eddy Risch)
2003: l'allora coach della Nazionale Ralph Krueger (centro), con i giovani neo convocati. Da sinistra: Noel Guyaz, Daniel Steiner, Raffaele Sannitz e Andres Ambuehl. 
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Hai cambiato la tua dieta negli ultimi anni anche per poter tenere il passo con chi ha vent'anni meno di te?

(Ride) Io non ho cambiato nulla in fatto di alimentazione. Mangio quello che ho voglia di mangiare. Credo che ognuno debba decidere per sé: io sto molto bene se posso mangiare cosa mi piace e ciò di cui ho voglia al momento. 

A Davos, in Svizzera sei già una leggenda: motivo d'orgoglio, ma anche di responsabilità. Sei d'accordo?

Non so se sono una leggenda. Credo che se hai giocato tante partite nel tuo club e in Nazionale questo è sicuramente motivo d'orgoglio. Si vien giudicati in base a ciò che si è fatto e per questo ci si deve portare sulle spalle anche una certa responsabilità, ma... in fin dei conti io non ci penso molto a queste cose, io gioco.

Qual è il giocatore a cui guardavi con ammirazione da bambino?

Mi sono molto ispirato ai vari giocatori svizzeri che giocavano per la nostra Nazionale, ma il mio idolo, colui al quale guardavo come modello da raggiungere, è stato senza dubbio Pavel Bure. 

Pavel Bure, from the Russian team, in a game against the French, at the Peter the Graet Arena at the Hockey Worldchampionsship im St. Petersburg, Russia, on Saturday, April 29, 2000. (KEYSTONE/Edi Engeler) === ELECTRONIC IMAGE ===
Il giocatore russo Pavel Bure, idolo di Andres Ambühl (2000)
KEYSTONE

Sei cresciuto in montagna con le mucche e le capre, lavorando anche la terra. Ti manca il contatto con il mondo contadino?

No, perché quando ne sento la mancanza ci ritorno. Gli animali, la terra e la natura sono ancora oggi una parte importante della mia vita. Sono cresciuto così e così rimarrà.

Quale delle tue caratteristiche, una più di altre, ti piacerebbe trasmettere ai giovani che giocano con te?

Io cerco di fare del mio meglio per divertirmi quando gioco, e credo fermamente che ognuno debba formarsi la propria identità. Possono guardare me, ma poi tocca a loro decidere in quale aspetto vorrebbero assomigliarmi.

Dopo un anno solo in AHL, con i Hartford Wolf Pack, nel 2010 sei tornato in Svizzera. Hai dei rimpianti?

Non è stata una mia decisione, non mi offrirono un prolungamento del contratto, altrimenti sarei rimasto un altro anno. Con il senno di poi avrei fatto qualcosa di diverso, avrei affrontato l'avventura in maniera diversa.