Voracova chiede un risarcimento «non modesto» alla federazione di tennis

bfi

12.1.2022

Renata Voracova
Keystone

La tennista ceca che ha dovuto lasciare l'Australia dopo essere stata messa nello stesso centro di detenzione di Djokovic ha detto che è stata un'esperienza da incubo.

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12.1.2022

Renata Voracova e Novak Djokovic, che non sono vaccinati contro il Covid-19, avevano inizialmente ottenuto una deroga alle norme sanitarie in vigore in Australia per poter entrare nel paese.

Ma dopo i dovuti controlli le autorità di Canberra hanno in seguito rifiutato a Voracova l'ingresso nel paese.

La tennista ceca è stata poi messa nello stesso centro di detenzione a Melbourne dove si trovava anche il numero 1 del tennis mondiale, Novak Djokovic, prima di essere finalmente rilasciata e tornare nella Repubblica Ceca dopo che il suo visto è stato annullato.

Sorte diversa la sua di quella toccata al tennista serbo, che è stato rilasciato ed è tutt'ora in attesa di una decisione finale sul suo status.

La Voracova intanto, giocatrice di doppio, ha detto al quotidiano 'Denik' che la sua richiesta finanziaria di risarcimento chiesta alla federazione australiana «non sarebbe modesta».

«Il solo biglietto d'aereo mi è costato 60.000 corone ceche (circa 2'600 franchi svizzeri n.d.r.)  e il mio allenatore ha viaggiato con me», ha detto la numero 82 del mondo.

E poi c'è anche tutto quel tempo trascorso a Melbourne, gli alberghi pagati, l'allenamento per gli Australian Open, e la potenziale ricompensa.

«Spero che la Federazione australiana di tennis accetterà e non avremo bisogno di iniziare una procedura legale», ha aggiunto la 38enne tornata a Praga lunedì.

«Non penso al tennis. Sono ancora sotto shock, non ho ancora digerito il tutto. Sono esausta», ha sbuffato la Voracova, prima di ammettere che non voleva ricordare ciò che è successo a Melbourne. «Non l'avrei immaginato nemmeno nel mio peggior incubo, era troppo. Era come guardare un film... un lungo interrogatorio con ordini come 'spogliati', 'vestiti'. Non voglio nemmeno pensarci, figuriamoci riviverlo».