Banche

UBS: via a processo in appello in Francia per condanna 4,5 miliardi

hm, ats

8.3.2021 - 12:08

Quello in Francia è il contenzioso legale più importante di UBS.
Keystone

Si apre oggi a Parigi il processo d'appello contro UBS, che due anni or sono in prima istanza era stata condannata a pagare 4,5 miliardi di euro per aver aiutato sistematicamente i clienti ad evadere il fisco.

hm, ats

8.3.2021 - 12:08

I dibattimenti si sarebbero dovuti tenere nel giugno scorso, ma erano stati rinviati a causa della pandemia di coronavirus. La grande banca elvetica è accusata di essere andata a caccia di clienti nell'esagono, fra il 2004 e il 2022, per convincerli ad aprire conti in Svizzera non dichiarati alle autorità tributarie. Gli inquirenti avevano stimato che gli averi celati allo sguardo del fisco ammontassero ad almeno 10 miliardi di euro. Legalmente UBS deve rispondere di fornitura illecita di servizi finanziari a domicilio ("démarchage") e di riciclaggio aggravato del provento di frode fiscale.

Il tribunale penale di Parigi aveva accolto nel febbraio 2019 la tesi dell'accusa: l'istituto allora guidato da Sergio Ermotti si era visto infliggere una multa record di 3,7 miliardi di euro, a cui andava aggiunto un risarcimento di 800 milioni di euro, per un ammontare complessivo che al cambio attuale corrisponde a 5 miliardi di franchi. La società elvetica aveva annunciato ricorso il giorno stesso della sentenza.

UBS ha accantonato solo 450 milioni di euro quale riserva per il processo, un decimo quindi della somma che figura nella sentenza di primo grado. La banca ha anche rinunciato a un patteggiamento, che secondo le parole di Ermotti sarebbe stato «molto caro». In intervista l'ex Ceo aveva detto inoltre che sarebbe stato «un segnale catastrofico pagare miliardi in assenza di prove di errori».

Nel frattempo dopo il giudizio di primo grado sono anche intervenuti importanti sviluppi: nel settembre del 2019 la Corte di Cassazione di Parigi ha stabilito che i tribunali francesi devono calcolare le multe per frode fiscale sulla base delle tasse evase, e non sull'entità dei patrimoni non dichiarati. Questo orientamento potrebbe essere di grande importanza per UBS e potrebbe avere un impatto favorevole sull'esito del processo d'appello, almeno per quanto riguarda l'importo della multa.

UBS presenta anche una nuova linea di difesa, che fa leva sull'accordo sulla fiscalità del risparmio del 2004 sottoscritto da Svizzera e Unione europea. «Questo accordo ha permesso alle banche elvetiche di gestire beni di clienti stranieri mantenendo il segreto bancario», ha detto due settimane fa alla Neue Zürcher Zeitung il professore di diritto Peter Nobel, che funge da consulente della banca. Per UBS era quindi legale gestire denaro appartenente a clienti francesi. Contattato dall'agenzia Awp, l'istituto non ha voluto commentare le esternazioni dell'esperto.

Indipendentemente dall'esito del secondo round del match «UBS vs Francia» – il processo durerà sino al 24 marzo – è possibile che la vicenda tenga occupata UBS ancora a lungo: potrebbero infatti trascorre altri anni prima di giungere a un giudizio finale. Sergio Ermotti avrebbero voluto archiviare la pendenza durante il suo mandato, ma ha dovuto passare il testimone al suo successore, Ralph Hamers, manager che già di suo ha problemi legali: è infatti indagato nei Paesi Bassi per riciclaggio a causa del suo operato presso il precedente datore di lavoro, l'istituto di credito olandese ING.

hm, ats