Studio britannico

Il Covid può rimpicciolire il cervello

Uri

27.3.2022

Un medico esamina la scansione di un cervello (foto d'archivio).
Universal Images Group via Getty Images

Dopo aver contratto il Covid, gli infetti riferiscono spesso la perdita dell'olfatto e la cosiddetta «brain fog». Secondo le scansioni RMT (risonanza magnetica tomografica) il virus starebbe rimpicciolendo il cervello. Non è ancora chiaro se le conseguenze siano a lungo termine.

Uri

27.3.2022

Le persone che contraggono il Covid perderebbero anche materia grigia nel cervello. Questo è il risultato di uno studio della Gran Bretagna, pubblicato un paio di settimane fa sulla rinomata rivista specializzata «Nature». Finora lo studio è considerato il primo nel suo genere: i ricercatori guidati da Gwenaëlle Douaud dell'Università di Oxford hanno confrontato il cervello di diverse persone prima e dopo un'infezione da SARS-CoV-2.

Complessivamente sono stati esaminati grazie alle scansioni RMT i cambiamenti nel cervello di 785 persone di età compresa tra 51 e 81 anni, successivamente registrati nel database medico «UK Biobank». 401 dei partecipanti allo studio sono risultati positivi per un'infezione da SARS-CoV-2 tra la prima e la seconda risonanza. In media sono trascorsi circa quattro mesi e mezzo tra la diagnosi e la seconda risonanza.

Secondo gli autori dello studio, le indagini mostrano «chiare indicazioni di anomalie cerebrali» dopo un'infezione da Covid. Ad esempio, lo spessore della cosiddetta materia grigia nel cervello è diminuito per chi ha contratto il virus. Si tratta delle parti del sistema nervoso centrale che contengono principalmente i corpi delle cellule nervose.

La materia grigia si riduce fino al 2%

Secondo la principale autrice, Gwenaëlle Donald, è normale che le persone con l'aumentare dell'età perdano ogni anno tra lo 0,2% e lo 0,3% di materia grigia nelle aree del cervello rilevanti per la memoria. Nel caso dei malati di Covid, il tessuto corrispondente si riduce dallo 0,2% fino al 2%.

Molte delle lesioni si sono verificate anche nel giro paraippocampale, una regione chiave per l'olfatto. «Siamo rimasti piuttosto sorpresi di vedere delle chiare differenze nel cervello anche dopo una leggera infezione», ha commentato Douaud sui risultati all'emittente statunitense CNN.

I ricercatori hanno anche utilizzato dei test per misurare le capacità cognitive dei soggetti. Non hanno rilevato prestazioni scarse nei soggetti malati nei test di memoria, ne hanno trovate solo in termini di concentrazione e capacità di attenzione.

Nei soggetti corrispondenti, questo risultato era correlato principalmente alla perdita di tessuto in parti del cervelletto, riporta il canale di notizie N-TV. Le perdite corrisponderebbero quindi ad un invecchiamento di circa dieci anni.

Forse il cervello potrebbe risanarsi

Come scrivono gli autori dello studio, non è ancora chiaro come i risultati si rapportano ai sintomi di Long Covid. È anche possibile che la perdita cerebrale misurata sia solo temporanea e reversibile, il che si applica anche alle limitate performances cognitive. In questo senso sono necessarie ulteriori indagini.

Tuttavia lo studio risale a un periodo in cui nel Regno Unito la variante Alfa era dominante. Non è chiaro se anche la variante Delta e/o le successive mutazioni porterebbero a simili risultati, così come se la vaccinazione abbia degli effetti positivi.

Dopotutto, secondo un altro studio – citato dall'autorità sanitaria britannica – solo la metà delle persone vaccinate rispetto alle non vaccinate soffrono di Long Covid.

E anche la perdita dell'olfatto è stata considerata un chiaro sintomo delle precedenti varianti del virus, mentre nelle successive mutazioni in realtà il sintomo si è verificato meno frequentemente.

Un altro studio pilota non ancora pubblicato – condotto dai ricercatori dell'ospedale universitario Germans Trias i Pujol di Badalona in Spagna – suggerisce che tra il 10% e il 15% delle persone infettate dal virus svilupperà successivamente i sintomi del Long Covid.

I ricercatori sospettano che il nervo vago, che è coinvolto nella regolazione dell'attività di quasi tutti gli organi interni, sia in questo frangente di grande importanza.