Falle choc «Tutto troppo facile»: un ex ladro svela come svaligiare i musei svizzeri

fon

3.12.2025

Penetrare in un museo svizzero è «troppo facile»
Penetrare in un museo svizzero è «troppo facile»
Imago

Il furto al Louvre ha riaperto il dossier sulla fragilità dei musei europei, mentre il racconto di un ex ladro specializzato in colpi in Svizzera rivela quanto poco basti per mettere a rischio patrimoni inestimabili.

Nicolò Forni

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Dopo il colpo al Louvre, cresce l'allarme sulla sicurezza dei musei, inclusi quelli svizzeri.
  • L'ex ladro Jonathan Moltaldo racconta alla «RTS» come riuscì a svaligiare Audemars Piguet in pochi minuti sfruttando falle elementari nella protezione.
  • Secondo lui, i musei elvetici restano bersagli troppo facili: finestre che cedono, nessun blocco di sicurezza e informazioni interne che agevolano i colpi.

Il clamoroso furto avvenuto al Louvre in ottobre ha riacceso l'attenzione sulla vulnerabilità dei musei, non solo in Francia, ma in tutta Europa.

Un campanello d'allarme che risuona anche in Svizzera, dove alcuni istituti - nonostante custodiscano patrimoni di enorme valore - sembrano meno protetti di quanto ci si aspetterebbe.

In questo clima, la «RTS» ha raccolto la testimonianza di un uomo che conosce quel mondo da vicino: Jonathan Moltaldo, oggi pentito, ma un tempo autore di alcuni dei colpi più audaci mai avvenuti nel Paese.

Le sue parole gettano un'ombra inquietante sul livello di sicurezza dei musei elvetici, soprattutto quelli dedicati all’orologeria di lusso.

«In Svizzera i musei sono troppo facili da colpire»

Intervistato in un bar sul Prado, a Marsiglia - un luogo dall’atmosfera quasi cinematografica, fra bandiera corsa e tavolo d’epoca - Moltaldo accetta, per la prima volta, di ricostruire i dettagli dei furti che lo hanno reso noto.

Condannato nel 2021 a tre anni per «furto professionale e danneggiamento», oggi non nega più: «La sicurezza dei musei svizzeri è troppo fragile», afferma senza esitazioni.

Il colpo da Audemars Piguet: quattro minuti per sparire

Il furto al museo Audemars Piguet di Le Brassus, nel Canton Vaud, specializzato in orologi d'alta gamma, fu questione di pochi istanti, racconta: «Credo fossimo arrivati alle 3 o 3:30. Avevo fatto sopralluoghi per due settimane. Sapevo dove trovare una scala, sempre nello stesso posto».

La preparazione era precisa: auto rubata, controllo delle ronde, ruoli assegnati. «Eravamo in tre. Al conducente dissi: se dopo quattro minuti non siamo lì, parti».

Il punto debole non era l'ingresso principale, ma le finestre del piano superiore. «Tre colpi di mazza e siamo dentro. Un complice rompeva le teche, io prendevo gli orologi». Quel giorno sparirono 59 pezzi, dal valore assicurativo vicino al milione di franchi. Solo 12 sono stati recuperati.

Quanto al destino degli orologi, Moltaldo è chiaro: «Non li ho mai indossati, non mi piacciono».

Il resto finì nel mercato nero: collezionisti privati, ricettatori che fondevano le casse per estrarne i diamanti, acquirenti in Russia, Israele, Marocco. «Chi controllerà mai questi passaggi? Nessuno».

«Un museo è più semplice di una banca»

Per Moltaldo, i musei svizzeri sono un bersaglio perfetto: tanto valore, poca protezione. «Una finestra che si apre dopo tre colpi, nessuna saracinesca, nessun blocco. È il fiore all'occhiello dell’industria svizzera, eppure era protetto così».

E aggiunge: «È molto più facile colpire un museo che una banca o un portavalori».

Anche il colpo al museo Jaeger-LeCoultre sarebbe avvenuto grazie a informazioni interne: disposizione dei cassoni, contenuti, punti ciechi della sicurezza.

Una lezione ignorata?

Il racconto di Moltaldo, oggi «riabilitato», arriva in un momento in cui il furto al Louvre ha messo in discussione l’intero sistema europeo di protezione del patrimonio culturale.

Le sue parole sollevano una domanda che va oltre la cronaca: se un museo può essere svaligiato in quattro minuti con una scala e una mazza, quanto siamo davvero preparati a proteggere ciò che consideriamo più prezioso?