Strage in Texas

Il mea culpa della polizia: «È stata una decisione sbagliata»

SDA

27.5.2022 - 21:33

«È stato un errore non fare irruzione nell'aula»: la polizia del Texas ammette per la prima volta la sua colpa gettando ancora più nello sconforto i familiari delle vittime del massacro della Robb Elementary che per sempre si chiederanno come sarebbe andata se le forze dell'ordine fossero state più tempestive.

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27.5.2022 - 21:33

Una lunga, e attesa, conferenza stampa dopo giorni di ricostruzioni, indiscrezioni e pochissima trasparenza da parte della polizia texana proprio mentre a 300 chilometri dal luogo della strage migliaia di persone si sono riunite per la festa delle armi organizzata dalla National Rifle Association (Nra, organizzazione che agisce in favore dei detentori di armi da fuoco) con l'ex presidente repubblicano Donald Trump ospite d'onore.

«È stata una decisione sbagliata. Punto. Non ci sono scuse», ha ammesso il colonnello Steven McCraw, capo del Dipartimento di pubblica sicurezza dello Stato, spiegando che «il comandante in loco non riteneva che ci fossero bambini a rischio, era convinto che il killer si fosse barricato e di avere più tempo per accedere all'aula». «Ovviamente sbagliava», ha ribadito McGraw.

Non lo nomina direttamente ma, secondo i media, il comandante che ha preso la peggior decisione della sua vita è il capo della polizia scolastica. Una piccola forza locale, formata da quattro poliziotti e un detective, chiaramente non addestrati ad affrontare una tale furia omicida dalla quale sono partiti 100 colpi di fucile semiautomatico. Ma anche colpevoli di molti errori di valutazione.

Gli agenti costretti ad aspettare per quasi un'ora

Una volta arrivate le forze speciali della Border Patrol Tactical Unit dal confine con il Messico gli agenti scolastici li hanno costretti ad aspettare fuori dalla scuola, nel caos più totale, per circa un'ora. E una volta dentro hanno cercato il bidello per farsi aprire la porta dell'aula in cui si era rinchiuso il killer, una notizia al limite dell'assurdo emersa nei giorni scorsi e confermata dal capo del Dipartimento di sicurezza.

Infine c'è il mistero o il pasticcio dell'agente scolastico che doveva essere in turno a guardia della Robb Elementary. In un primo momento la polizia aveva detto che si era confrontato con il killer fuori dall'istituto e non lo aveva fermato, mentre la versione ufficiale fornita dal colonnello è che non era nemmeno presente.

Dalla meticolosa e drammatica ricostruzione del colonnello emerge, inoltre, che neanche gli operatori del numero di emergenza 911 sono stati molto pronti nel rispondere alle chiamate dalla scuola, almeno due delle quali da parte di bambini terrorizzati, chiusi nell'aula con il killer. Una bambina in particolare ha chiamato tre volte. La prima sussurrando per il timore di essere sentita da Ramos, poi in modo sempre più concitato chiedendo agli operatori di mandare subito la polizia a scuola. È stata messa in attesa per oltre un minuto. Nella sua ultima telefonata alle 12:16, cioè quarantacinque minuti prima che il killer fosse ucciso, ha detto che c'erano ancora tra gli otto e i nove bambini vivi.

«Mi dispiace per quello che ha fatto mio figlio»

Intanto dopo la madre, parla per la prima volta il padre di Ramos. «Mi dispiace per quello che ha fatto mio figlio. Doveva uccidere me», si è sfogato un'intervista con la testata The Daily Beast dicendosi «sorpreso» dalle atrocità commesse dal figlio.

Mentre a Uvalde la comunità continua a piangere le sue vittime, a Houston va in scena la grande convention della Nra, la più potente lobby delle armi degli Stati Uniti. Dopo la defezione del governatore del Texas, Gregg Abbott, che ha scelto di tornare nella cittadina del massacro e al raduno ha inviato solo un videomessaggio, il grande protagonista è Donald Trump.

C'è anche il senatore repubblicano Ted Cruz, che dalla lobby ha ricevuto finanziamenti per quasi mezzo milione di dollari (grossomodo la stessa somma in franchi, al cambio attuale) in dieci anni.

Ha rinunciato all'ultimo John Cornyn, l'uomo che il leader del Grand Old Party al Senato Mitch McConnell ha incaricato dei colloqui informali con i democratici per trovare un compromesso sulla stretta delle armi. Anche lui, come McConnell, è un grande beneficiario della Nra che gli ha devoluto quasi 240'000 dollari da quando è al Senato.

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