Guerra in Ucraina

Avanzata russa in Donbass: «Vogliono ridurlo in cenere»

SDA

27.5.2022 - 20:35

epa09980188 A Ukrainian rescuers' car drives past a building on fire after shelling in the small city of Bakhmut, Donetsk region, Ukraine, 27 May 2022. On 24 February, Russian troops invaded Ukrainian territory starting a conflict that has provoked destruction and a humanitarian crisis. According to the United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR), more than 6.6 million refugees have fled Ukraine, and a further 7.7 million people have been displaced internally within Ukraine since. EPA/STRINGER
Un'auto dei soccorritori ucraini passa davanti a un edificio in fiamme dopo i bombardamenti nella piccola città di Bakhmut, regione di Donetsk, Ucraina, 27 maggio 2022. EPA/STRINGER
KEYSTONE/EPA/STRINGER

L'avanzata russa nel Donbass potrebbe essere vicina ad una fase cruciale: le truppe di invasione hanno preso il controllo del centro di Lyman, importante snodo ferroviario, e stanno stringendo la morsa sulle città più importanti ancora in mano ucraina. A partire da Severodonetsk, quasi totalmente circondata e semidistrutta dai raid.

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27.5.2022 - 20:35

«Vogliono ridurre la regione in cenere», ha avvertito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, descrivendo le crescenti difficoltà delle sue truppe nell'est del Paese. Ed anche il premier britannico Boris Johnson ha ammesso che i progressi russi sono «lenti ma tangibili».

L'inerzia del conflitto sembra cambiata negli ultimi giorni, perché i russi hanno ripreso vigore nella loro offensiva. Il ministero della difesa ucraino ha riferito che «le truppe di occupazione stanno aprendo un fuoco intenso su tutta la linea di contatto e colpendo in profondità nelle regioni di Lugansk e Donetsk».

Sul fronte opposto i separatisti filorussi hanno preso il centro di Lyman, mentre gli ucraini sono arroccati nei quartieri a nord e a sud. La completa conquista di questa località di 20'000 abitanti aprirebbe la strada ai russi verso Sloviansk e Kramatorsk e darebbe ulteriore slancio all'accerchiamento di Lyssychansk, e soprattutto Severodonetsk.

Più macerie che edifici

Nel capoluogo de facto del Lugansk sono ormai più le macerie che gli edifici ancora in piedi per i colpi di artiglieria russi. Il 60% delle abitazioni sono state distrutte, ha reso noto il capo dell'amministrazione militare Oleksandr Stryuk, affermando che dall'inizio della guerra «1500 persone sono rimaste uccise».

Mentre 12'000-13'000 persone sono rimaste in città, che è stata «accerchiata per due terzi», con i «combattimenti arrivati alle porte» del centro urbano. In tutta la regione almeno cinque civili sono stati uccisi in 24 ore.

L'intensità dell'offensiva russa nel Donbass è seguita con preoccupazione a Kiev: Zelensky ha denunciato che gli invasori «vogliono ridurre in cenere Popasna, Bakhmut, Lyman, Lysychansk e Severodonetsk», come hanno fatto a «Mariupol», ed ha lanciato un ennesimo appello ai partner occidentali a inviare armi a lungo raggio per contrastare l'artiglieria nemica.

Sulla costa di Odessa almeno 400 mine

Sul Mar Nero i russi hanno ormai il controllo di un corridoio terrestre che arriva fino alla Crimea, e proprio dalla penisola annessa nel 2014 l'armata starebbe inviando equipaggiamenti militari per costruire una terza linea di difesa, in vista di un possibile contrattacco ucraino.

Inoltre, secondo le autorità di Odessa, la costa è stata riempita di almeno 400 mine, anche per impedire l'esportazione di merci (e soprattutto il grano) dai porti.

Nel frattempo nella città martire di Mariupol si continuano a contare i morti di un assedio durato oltre tre mesi. Circa 70 cadaveri sono stati trovati in un ex stabilimento, ha fatto sapere il consigliere del sindaco Petro Andryushchenko. I corpi finiranno in una fossa comune, come sta accadendo anche in altre città, in attesa di una sepoltura degna alla fine della guerra.

Oltre al Donbass, i russi insistono a colpire le infrastrutture militari ucraine nel resto del paese. Un raid ha preso di mira una caserma a Dnipro, e le autorità locali hanno parlato di «dieci morti e 35 feriti», probabilmente tutti soldati.

A Kharkiv risuonano le sirene d'allerta

A Kharkiv, seconda città dell'Ucraina a 50 chilometri dal confine russo, le sirene di allerta aerea sono risuonate di nuovo all'alba, all'indomani di un bombardamento che provocato nove morti e 19 feriti, tutti civili.

Gli echi del conflitto continuano ad avvertirsi fino alla Russia, se non altro per la frequenza sospetta degli incendi che divampano in diverse aree del paese, a partire da Mosca.

Questa volta ha bruciato un magazzino di gomma e mobili nella zona sud della capitale, con cause ancora da chiarire mentre i video della densa colonna di fumo hanno fatto il giro del mondo. Appena pochi giorni dopo il rogo scoppiato in uno dei più importanti centri di ricerca militare.

Dall'inizio della guerra le fiamme hanno investito diversi istituti e impianti russi più o meno direttamente collegati alle operazioni belliche. Alimentando la tesi del sabotaggio da parte degli ucraini.

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