«E non abbiamo diritto di toccare i loro siti culturali?»

Philipp Dahm

9.1.2020 - 12:10

Preludio apocalittico: Salma Hayek oggi è ispiratrice di tutti i sogni a occhi aperti degli spettatori del late-night show.
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Donald Trump non comprende più il mondo: gli iraniani uccidono e massacrano, ma quando lui, presidente degli Stati Uniti, minaccia di distruggere le istituzioni culturali iraniane, tutti si mettono a gridare e invocano il diritto internazionale.

«The Late Show with Stephen Colbert» è di ritorno dopo la tregua invernale e il presentatore si dice felicissimo della ripresa. Per un motivo ben preciso. «Abbiamo appena vissuto un evento di particolare importanza, che ha scosso il mondo. E allora concentriamoci subito sulla questione di cui tutti parlano: la 77esima cerimonia dei Golden Globe!». Scusi?

Stephen Colbert prosegue: «È stata una serata ricca di paillettes, di moda e di “Dio santo, forse entreremo in guerra con l’Iran!». Giustamente! È proprio questo il tema. Non è d’accordo, signor Colbert?

«Tutte le star si riunivano mentre noi ci avvicinavamo inesorabilmente ad un nuovo conflitto militare, tragico e per nulla riflettuto, compresa Salma Hayek con un vestito firmato da Gucci e una scollatura che non lasciava molto spazio all’immaginazione. A meno che non immaginiate un infinito pantano («quagmire») in Medio Oriente!».

Per chiarire le cose, Glenn Quagmire è un personaggio della serie animata «Family Guy», ossessionato dal sesso, il cui nome è anche sinonimo di marasma.

Stephen Colbert: chi ha detto «diritto internazionale»?
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Il diritto internazionale

«Perché è questo, amici. È ciò che vi ha tolto il sonno nel corso degli ultimi tre anni. Non erano i suoi vestiti troppo grandi, né il “Covfefe”: era la sua capacità di scatenare una guerra senza tenere conto delle conseguenze. E nessuno può fermarlo! Ah, tra l’altro, complimenti a Awkwafina per il suo Golden Globe come migliore attrice».

Questo tweet di Donald Trump che sembra sia stato pubblicato frettolosamente il mese di maggio del 2017 ha introdotto la parola «covfefe».
Twitter Donald Trump

Che spettacolo! Il presentatore confessa di essere un po’ nervoso. E la vera ragione è ovviamente la morte di Qassem Soleimani, ucciso dai droni americani a Bagdad. O, come dice, Colbert: la crisi con l’Iran – in Iraq, a proposito dell'Iran. Il presidente Donald Trump ha quindi twittato quanto segue in merito.

«Il bombardamento di siti culturali potrebbe rappresentare un crimine di guerra», obietta Stephen Colbert prima di imitare Donald Trump: «Potrebbe rappresentare un crimine di guerra? Che devo fare allora? Dare un calcio alla sfinge? Fare pipì sul soldato di terracotta? Perché ho già fatto una delle due cose. E anche l’altra».

Donald Trump: «Non funziona così»

Il segretario di Stato Mike Pompeo ha tuttavia dichiarato all’emittente ABC che saranno presi in considerazione soltanto degli obiettivi «legali», come mostra il video a partire dal minuto 4’39’’. Peccato che Donald Trump in persona abbia provato l’assurdità di questa smentita: in effetti il presidente statunitense non vede perché questi siti culturali dovrebbero essere dimenticati, scrive il «Washington Post».

Discorso contraddittorio a Washington: quando Mike Pompeo dice bianco, Donald Trump dice nero.
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Citazione: «Loro hanno il diritto di uccidere i nostri. Hanno il diritto di torturare e di mutilare i nostri. Hanno il diritto di utilizzare esplosivi nelle strade e di far saltare in aria i nostri. E noi non abbiamo diritto di toccare i loro siti culturali? Non funziona così».

Normalmente, in caso di attacchi di questo genere, un presidente dovrebbe informare i democratici e repubblicani al Congresso e al Senato, così come i principali membri delle commissioni delle due Camere. Eppure, l’opposizione è venuta a conoscenza dei fatti attraverso i media.

Spoiler alert a Mar-a-Lago

Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che a Mar-a-Lago, residenza del presidente degli Stati Uniti, non c’erano molti democratici: secondo «The Daily Beast», il miliardario 73enne avrebbe annunciato forte e chiaro alla vigilia di Capodanno il fatto che sarebbe stata avviata «presto» un’operazione di notevole importanza, legata alla questione iraniana.

Coloro che ritengono che tutta questa crisi internazionale non possa assumere contorni più assurdi non sanno in che modo sia stata presa la decisione di uccidere Qassem Soleimani: il «New York Times» riporta che dei responsabili militari avrebbero proposto tutta una serie di misure, tra le quali l’assassinio del generale, che ai loro occhi appariva come la più estrema.

I generali ritenevano che il comandante in capo non avrebbe scelto tale opzione: essa sarebbe stata citata unicamente al fine di far apparire le altre più ragionevoli.

«Se volevate evitare che la scegliesse, non avreste dovuto proporgliela», afferma Stephen Colbert rivolgendosi al Pentagono. «È come se una fidanzata mi dicesse: “Perché hai deciso di farla finita? Te l’avevo proposto soltanto per far sì che trovassi più attraente l’idea di un rapporto a tre”».

Delle prove «molto deboli»

E Donald Trump? Si comporta come se non avesse avuto altra scelta, come mostra il filmato a partire dal minuto 8’20’’. Il 73enne ha annunciato il 3 gennaio che era stato eseguito su suo ordine «un bombardamento estremamente preciso», che aveva permesso di uccidere il generale Soleimani, il «terrorista numero uno nel mondo».

Il generale iraniano avrebbe pianificato degli attacchi contro diplomatici e militari americani, ma è stato «colto in flagrante e bloccato», ha dichiarato il presidente. «Eppure il Pentagono ha dichiarato che l’operazione è stata effettuata al fine di sventare in anticipo futuri attacchi», si interroga Colbert. Tanto più che, secondo quanto affermato da persone informate dei fatti, le prove contro Soleimani erano «molto deboli».

Tutto ciò fa riemergere alcuni ricordi: il conflitto rievoca alla mente del presentatore l’invasione dell’Iraq di George W. Bush nel 2003. Le armi di distruzione di massa, il cui annientamento era l’obiettivo di quella guerra, non sono mai state trovate. A Donald Trump verrà forse presto l’idea di cercare questo vaso di Pandora nell’Iraq orientale.

I late shows negli Stati Uniti – capire l’America

50 Stati, 330 milioni di abitanti e ancora più opinioni: come «comprendere l’America»? Per mantenere uno sguardo d’insieme senza perdersi, occorre un faro. Le star dei late shows offrono probabilmente il miglior aiuto per la navigazione: si tratta di perfetti “piloti”, che esplorano in modo impeccabile i bassifondi del Paese e della sua popolazione. E che vengono sfruttati dal nostro autore Philipp Dahm come bussole per comprendere l’umore degli statunitensi.

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