Per i Paesi occidentali si deve evitare l'escalation di violenza

ATS

8.1.2020 - 11:06

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha messo in guardia l'Iran da eventuali attacchi contro lo Stato ebraico.
Source: KEYSTONE/AP/ASC

L'attacco dell'Iran a due basi statunitensi in Iraq ha suscitato diverse reazioni internazionali. Da più parti si invoca una "de-escalation". Israele invece si schiera con gli Stati Uniti. I Pasdaran si dicono pronti a continuare la lotta per Soleimani.

«L'attacco missilistico alle basi in Iraq usate dagli Stati uniti e dalle forze della coalizione anti-Daesh, fra cui anche quelle europee, sono un altro esempio di escalation e di maggiore scontro» nella regione, «non c'è alcun interesse ad aumentare oltre questa spirale di violenza».

Così l'Alto rappresentante dell'UE, Josep Borrell, al termine della riunione del collegio dei commissari europei che ha discusso delle crisi in Iran, Iraq e Libia.

Borrell ha ricordato che come risposta immediata alla situazione ha convocato per venerdì una riunione straordinaria dei ministri degli esteri europei con «i 28 Stati membri», Regno unito incluso. «Discuteremo di cosa l'UE può fare nel breve e medio termine per aiutare a stabilizzare la regione», ha spiegato l'Alto rappresentante.

Barclay: «Una guerra non è nell'interesse di nessuno»

Il governo britannico continua a evocare una "de-escalation" nel Golfo dopo la rappresaglia missilistica iraniana. Lo ha sottolineato mercoledì ai media il ministro per la Brexit, Stephen Barclay. 

Barclay affiancherà il premier Boris Johnson in un incontro a Londra con la nuova presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, dedicato in prima battuta ai negoziati con Bruxelles in vista dell'ormai imminente uscita formale del Regno dall'UE.

«Una guerra non è nell'interesse di nessuno», ha affermato Barclay, dopo che il titolare degli Esteri, Dominic Raab, aveva condannato i raid di Teheran.

Maas: «Prudenza e moderazione»

«Chiediamo all'Iran di evitare tutti i passi che possano condurre a un'ulteriore escalation». È quello che ha affermato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, stigmatizzando l'attacco iraniano alla base militare statunitense in Iraq.

«Siamo da giorni in contatto con tutte le parti, per contribuire a una rasserenamento della situazione. Sono tutti esortati a esercitare prudenza e moderazione», ha aggiunto.

Pasdaran, pronti a rispondere a ogni aggressione

«Gli attacchi missilistici alle basi statunitensi sono stati il primo passo e l'Iran non perderà un secondo ad attaccare ogni aggressore». Lo ha detto il portavoce delle Guardie della rivoluzione islamica Ramezan Sharif, parlando alla cerimonia di sepoltura del generale Qassem Soleimani a Kerman.

«La Repubblica islamica e i combattenti del Fronte della Resistenza» nella regione seguiranno il "cammino" tracciato da Soleimani, ha aggiunto il portavoce.

Netanyahu: «se colpiti reagiremo con potenza»

«Noi teniamo duro di fronte a chi vorrebbe annientarci. Chiunque cercherà di colpirci riceverà a sua volta un colpo estremamente potente»: lo ha affermato oggi Benyamin Netanyahu commentando le minacce giunte dopo l'uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani.

«Questi era responsabile della morte di numerosissimi innocenti» e ha contribuito, secondo il premier, a destabilizzare diversi Paesi. «Israele si schiera completamente dalla parte degli Stati Uniti», ha ribadito.

«Soleimani – ha detto ancora Netanyahu – era l'architetto della campagna di terrorismo iraniano nel Medio Oriente e nel mondo. Quello che io dico oggi in pubblico è quello che pensano molti leader nel Medio Oriente».

«Nel Medio Oriente – ha proseguito – non c'è un giorno che sia simile ad un altro. La lotta fra moderati ed estremisti prosegue con gran foga. Gli iraniani comprendono che la forza principale dell'Occidente si trova qua, nello Stato di Israele. Israele è un'ancora di stabilità in acque agitate».

Proprio grazie alla sua forza, ha rilevato, lo Stato ebraico sta registrando progressi nella normalizzazione con i Paesi arabi: «siamo forti e ci stiamo rafforzando ancora. Di conseguenza le nostre relazioni col mondo arabo stanno attraversando un cambiamento molto importante, la normalizzazione avanza ad un ritmo senza precedenti».

Le immagini del giorno

Tornare alla home page