Medio Oriente Hamas minaccia gli ostaggi, Netanyahu: «Arrendetevi ora»

SDA

10.12.2023 - 21:13

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
KEYSTONE

Hamas ha avvertito Israele che nessun ostaggio sarà rilasciato senza «negoziati mirati», mentre il premier Benyamin Netanyahu ha lanciato un ultimatum ai miliziani ad arrendersi piuttosto che «morire per Yahya Sinwar», il capo della fazione a Gaza.

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10.12.2023 - 21:13

Al 65esimo giorno di guerra inoltre, l'Onu e le sue organizzazioni sono tornate ad attaccare Israele per la situazione umanitaria nella Striscia ormai prossima «alla catastrofe» e dove metà della popolazione, secondo il vicedirettore del Programma alimentare mondiale Carl Skau, «muore di fame».

«Stiamo correndo un serio rischio di collasso del sistema umanitario, la situazione si sta rapidamente trasformando in una catastrofe con implicazioni potenzialmente irreversibili per i palestinesi», ha denunciato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres criticando anche lo stallo del Consiglio di Sicurezza dopo il veto posto dagli americani alla risoluzione che chiedeva un cessate il fuoco immediato.

Una tregua vitale anche secondo l'opinione del capo dell'Unrwa, Philippe Lazzarini, che ha parlato di «inferno sulla terra» per descrivere lo scenario di Gaza.

Una tesa telefonata tra Netanyahu e Putin

Proprio sulla situazione nella Striscia si sono confrontati in una tesa telefonata di 50 minuti Netanyahu e Vladimir Putin, la prima dallo scorso 10 ottobre. Il primo ha espresso al presidente russo disappunto per le posizioni di Mosca all'Onu contro Israele e per le «pericolose» relazioni intrattenute con l'Iran. Mentre lo zar è tornato a criticare le «terribili conseguenze» della guerra sui civili.

Per Netanyahu ad ogni modo siamo «all'inizio della fine di Hamas. Ai terroristi – è stato l'appello lanciato dal premier israeliano – dico che è finita, non morite per Sinwar, arrendetevi adesso». «Negli ultimi giorni – ha spiegato – decine di loro si sono arresi di fronte alle nostre forze, gettando le armi e consegnandosi ai nostri eroici combattenti».

«I membri dell'ala militare di Hamas – gli ha risposto Izzat a-Risek, un dirigente della fazione che vive all'estero – non conoscono la parola resa, combattono fino alla morte o alla vittoria».

Sui social intanto sono state diffuse nuove immagini di palestinesi arrestati dai soldati o che si sono arresi. Foto e video – con tutta probabilità ripresi a Jabalya – che Hamas ha definito «una messa in scena». Dei 100 catturati nei giorni scorsi, la radio militare ha riferito che 40 di loro erano miliziani e che gli altri 60 sono stati liberati.

Nessun ostaggio senza negoziati

Dei 137 ostaggi ancora a Gaza ha parlato invece Abu Obaida, portavoce delle Brigate al Qassam, l'ala militare di Hamas, ammonendo che senza trattative mirate nessun di loro tornerà libero. «Diciamo agli israeliani – sono state le sue parole ad al Jaazera – che Netanyahu, Gallant e altri membri del gabinetto di guerra non possono riportare indietro i loro prigionieri senza negoziati. L'ultima uccisione di un prigioniero che hanno cercato di riprendere con la forza lo dimostra».

Sul terreno i combattimenti si fanno sempre più intensi nel nord – da Jabalya a Sajaya (dove l'esercito ha ucciso Amad Krika, comandante del Battaglione del posto) – e a Khan Yunis, nel sud della Striscia. La pressione israeliana, ritenuta dai vertici israeliani decisiva per la liberazione degli ostaggi, continua a crescere.

Dall'inizio della guerra, ha affermato l'esercito, sono stati oltre 22mila gli obiettivi di Hamas colpiti, di questi 3.500 dalla fine della tregua il primo dicembre, con una stima di circa 7.000 miliziani uccisi nel complesso.

Il numero dei morti è salito quasi a 18.000

Il ministero della Sanità di Hamas (che non distingue tra civili uccisi e miliziani) ha riferito che il numero dei morti a Gaza è salito a quasi 18mila. I soldati morti dall'inizio dell'operazione di terra sono invece 97: aggiungendoli a quelli uccisi il 7 ottobre, il totale arriva a 425.

«L'estensione delle distruzioni – ha commentato un responsabile militare israeliano – ha procurato problemi ai comandi e ai centri di controllo di Hamas. Ci sono aree nella Striscia che non controlla più militarmente». Tuttavia, ha avvertito la stessa fonte, «non siamo vicini alla fine delle operazioni». La guerra, secondo la previsione di alcuni, potrebbe andare avanti almeno altri due mesi.

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