Guerra in Ucraina

Kiev ordina la resa di Azovstal

SDA

20.5.2022 - 20:55

Il presidente Zelensky ha parlato di "un tentativo deliberato e criminale di uccidere quanti più ucraini possibile" da parte dei russi.
Keystone

«È l'inferno, e non è un'esagerazione. Il Donbass è completamente distrutto». E «tutto questo non ha e non può avere nessuna spiegazione militare per la Russia».

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20.5.2022 - 20:55

Mentre nell'est dell'Ucraina l'offensiva accelera, con bombardamenti che hanno preso di mira 54 insediamenti nelle regioni di Donetsk e Lugansk, uccidendo almeno 20 civili, il presidente Volodymyr Zelensky denuncia «un tentativo deliberato e criminale di uccidere quanti più ucraini possibile».

Un'ennesima escalation del conflitto mentre la resistenza delle truppe di Azovstal a Mariupol sembra ormai alle battute finali, con quasi duemila combattenti che secondo Mosca hanno lasciato l'acciaieria e lo Stato maggiore di Kiev che torna a ordinare la resa agli irriducibili.

Tra le zone più duramente colpite dai nuovi raid c'è anche l'oblast di Chernihiv, dove è stato preso di mira il villaggio di Desna, provocando «molti morti», ha accusato ancora Zelensky.

A Severodonetsk, nel Lugansk, il governatore Serhiy Gaidai ha denunciato che i russi «hanno aperto il fuoco su una scuola dove si nascondevano centinaia di persone e almeno tre residenti sono stati uccisi». Nell'istituto si rifugiavano più di 200 persone, tra cui molti bambini.

Attacchi in tutto il Donbass

In tutto il Donbass, gli attacchi aerei e con colpi di mortaio hanno distrutto o danneggiato 105 edifici residenziali e altri 15 obiettivi civili, tra cui un ospedale, un dormitorio, un centro sportivo, un centro commerciale, gli edifici di una banca e un gasdotto.

Terra bruciata per favorire l'avanzata delle truppe di Mosca e delle milizie filorusse, che secondo il ministro della Difesa Serghei Shoigu «continuano a espandere il loro controllo sui territori del Donbass. La liberazione della Repubblica Popolare di Lugansk – ha previsto – si sta avvicinando alla fine».

Il prezzo del tentativo di conquista, ha denunciato ancora Kiev, è la devastazione di centri come Rubizhne, che è stata «completamente distrutta, non ci sono edifici superstiti, molte case non possono essere restaurate. Nei cortili ci sono cimiteri».

Una città che condivide ormai il «destino di Mariupol», dove i russi hanno intanto completato la rimozione delle macerie del Teatro d'arte drammatica bombardato a marzo, portandosi via secondo gli ucraini centinaia di corpi e gettandoli nella fossa comune di Mangush. «Ora – ha denunciato il consigliere del sindaco Petro Andryushchenko – non sapremo mai quanti civili di Mariupol siano stati effettivamente uccisi».

Continua l'uscita dei combattenti da Azovstal

Ad Azovstal, intanto, continua l'uscita dei combattenti, trasportati nei territori controllati dai russi. Secondo Shoigu, sono 1908 i soldati che si sono arresi, mentre 177 civili sono stati tratti in salvo.

«Il comando militare superiore ha dato l'ordine di salvare la vita dei soldati della nostra guarnigione e di smettere di difendere la città di Mariupol», ha detto in un nuovo video il comandante del reggimento Azov, Denis Prokopenko, che già lunedì aveva dato di fatto il via libera alle uscite dei suoi commilitoni dalla fabbrica-bunker dopo il primo ordine di resa giunto da Kiev.

Lui, però, insieme agli altri irriducibili del battaglione e dell'esercito ucraino, continua a rinviare il momento di cedere le armi, dopo che già il suo vice Sviatoslav 'Kalina' Palamar aveva smentito di essersi consegnato al nemico e promesso di continuare la battaglia. Anche se la propaganda russa insiste e ora annuncia la resa del comandante della 36esima brigata dei marines, il maggiore Serhiy Volyna: una notizia ancora senza conferme ufficiali.

Per adesso, ha chiarito Prokopenko, la priorità è la restituzione dei corpi dei commilitoni uccisi. «Per quanto riguarda gli eroi morti, il processo continua. Ma spero che nel prossimo futuro i parenti e l'intera Ucraina possano seppellire i loro soldati con onore». Una vicenda non ancora chiusa, anche perché, ha spiegato il negoziatore ucraino Mykhailo Podolyak, sulle evacuazioni e sui possibili scambi di prigionieri continuano colloqui «molto difficili e molto fragili».

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