Stati Uniti

Impeachment: due testimoni inguaiano Trump

ATS / sam

5.11.2019 - 22:10

Nell'indagine di impeachment per Donald Trump, le testimonianze dell'inviato USA in Ucraina Kurt Volker (foto) e dell'ambasciatore alla Ue Gordon Sondland inguaiano il presidente americano.
Source: KEYSTONE/FR159526 AP/JOSE LUIS MAGANA

La commissione intelligence della Camera statunitense ha diffuso altre due testimonianze acquisite nell'indagine di impeachment.

Si tratta di quella dell'inviato in Ucraina Kurt Volker e dell'ambasciatore statunitense all'Unione Europea Gordon Sondland. Entrambi inguaiano il presidente Donald Trump.

Una retromarcia esplosiva...

Gordon Sondland ha cambiato la sua testimonianza, precisando che disse a Kiev che gli aiuti militari statunitensi erano subordinati a una dichiarazione pubblica sull'avvio di indagini contro i Biden. Una retromarcia esplosiva, che mina la linea difensiva del presidente e dei repubblicani, secondo cui non c'è mai stato alcuno scambio di favori.

Sondland, che è anche uno dei grandi donatori di Trump, ha rivelato le nuove circostanze in una testimonianza supplementare sostenendo che non si era ricordato l'episodio quando il mese scorso era stato chiamato alla Camera per deporre.

Episodio che risale al primo settembre, durante un incontro a Varsavia in cui il presidente ucraino Voloymyr Zelensky sollevò le sue preoccupazioni direttamente con il vicepresidente Mike Pence sulla sospensione degli aiuti militari.

... e una dichiarazione imbarazzante

Dal canto suo, Kurt Volker ha detto che Rudy Giuliani, avvocato personale del presidente, fece pressioni perché il governo ucraino dicesse esplicitamente che avrebbe investigato sulle elezioni negli Stati Uniti del 2016 e su Burisma, la società nel cui consiglio di amministrazione sedeva il figlio dell'ex vicepresidente Joe Biden.

Volker ha sostenuto anche che dirigenti ucraini chiesero di essere messi in contatto con Giuliani come canale diretto con Trump.

«Una farsa, ci sono meno prove di prima»

E non si è fatta attendere la reazione della Casa Bianca alla divulgazione delle due testimonianze. «Entrambe le trascrizioni diffuse oggi mostrano che per questo illegittimo impeachment farsa ci sono ancora meno prove di quanto si pensasse prima».

«Nessuna quantità di titoli osceni da parte di media faziosi, volti chiaramente a influenzare la narrativa, cambia il fatto che il presidente non ha fatto nulla di male», prosegue la nota.

«L'ambasciatore Sondland - si legge ancora - dichiara onestamente che 'non sapeva (e ancora non sa) quando, chi o da chi gli aiuti furono sospesi'. Egli ha detto anche che 'presumeva' che ci fosse un legame con gli aiuti, ma non è in grado di identificare alcuna solida fonte per questa assunzione. Al contrario, la testimonianza di Volker conferma che non poteva esserci un quid pro quo perché gli ucraini non sapevano che gli aiuti militari erano bloccati in quel momento».

Convocato anche il capo dello staff presidenziale

Intanto anche il capo ad interim dello staff presidenziale, Mike Mulvaney, è stato chiamato a testimoniare al Congresso nell'indagine di impeachment per venerdì prossimo. È il più alto responsabile della Casa Bianca a ricevere una tale convocazione. Non è chiaro se Mulvaney si presenterà a deporre.

Diversi alti funzionari convocati per ieri e oggi non si sono infatti presentati, rifacendosi all'ordine di Trump di non collaborare all'indagine in quanto «illegittima».

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