Guerra in Ucraina

Cacciata la Russia dal Consiglio dei diritti umani dell'Onu

SDA

7.4.2022 - 21:27

L'assemblea generale dell'Onu ha approvato a maggioranza qualificata la sospensione della Russia dal Consiglio per i diritti umani.
KEYSTONE/SALVATORE DI NOLFI

Terzo e più duro schiaffone alla Russia dal mondo riunito al Palazzo di Vetro: l'assemblea generale dell'Onu ha approvato a maggioranza qualificata la sospensione della Russia dal Consiglio per i diritti umani, dopo le recenti accuse di crimini di guerra.

SDA

7.4.2022 - 21:27

L'ultimo Paese a essere sospeso dall'organismo delle Nazioni Unite con base a Ginevra è stato la Libia nel 2011 a causa delle violenze contro i manifestanti da parte delle forze fedeli all'allora leader Muammar Gheddafi.

Un precedente storico imbarazzante per Vladimir Putin, tanto più che è la prima volta che viene sospeso un membro permanente del Consiglio di Sicurezza, come ha sottolineato l'ambasciatrice americana alle Nazioni Unite Linda Thomas-Greenfield, evocando un voto «storico» che «isola di nuovo la Russia».

Nella risoluzione proposta dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna si esprime «grave preoccupazione per la crisi umanitaria in Ucraina, in particolare per le notizie di violazioni e abusi del diritto internazionale umanitario da parte di Mosca», a partire da Bucha.

Il provvedimento, che richiedeva la maggioranza dei due terzi dei Paesi votanti, ha ottenuto 93 sì, 24 no e 58 astensioni, mentre una ventina di nazioni non ha votato. Il Cremlino si è detto «dispiaciuto» ma ha ribadito che Mosca «continuerà a difendersi con tutti i mezzi legali» a sua disposizione e a manifestare il proprio punto di vista sulla crisi, definendo «illegale» la sospensione.

Pechino si allinea con Mosca

La Russia ha la magra consolazione di aver visto crescere i no e le astensioni rispetto alle due risoluzioni precedenti, una per denunciare la sua aggressione e l'altra per chiedere «l'immediata cessazione delle ostilità» e consentire l'accesso umanitario. In entrambi i casi i voti contrari si erano fermati a 5 e gli astenuti rispettivamente a 35 e 38, tra cui la Cina.

Questa volta Pechino si è allineata al Cremlino, denunciando la «politicizzazione» dei diritti umani (tema su cui è assai vulnerabile) e ammonendo che la mossa «aggrava le divisioni tra gli Stati membri, getta benzina sul fuoco e non aiuta i colloqui di pace».

Sullo stesso fronte Siria, Corea del Nord, Iran, Cuba, ma anche vari Paesi ex sovietici (Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tagikistan, Uzbekistan), africani (Congo, Algeria, Eritrea, Etiopia, Mali, Burundi, Centrafrica, Gabon, Lao, Zimbabwe) e del Sud America (Bolivia, Nicaragua).

Tra i Paesi che non hanno votato il Venezuela, che aveva annunciato il suo no ma poi non si è espresso. In aumento anche gli astenuti, che tuttavia non hanno inciso sul quorum: tra loro pesi massimi come India e Brasile, ma pure Pakistan, Sudafrica, Egitto, Senegal, Messico, Iraq e Giordania. In molti casi hanno spiegato che la mossa è prematura e pregiudicherebbe il lavoro della commissione di inchiesta dell'Onu.

«L'indifferenza non è la risposta, è la fine»

Prima del voto, l'ambasciatore ucraino all'Onu Sergiy Kyslytsya aveva lanciato un appello: «Avete l'opportunità di dimostrare che non siete spettatori indifferenti, votare no significa premere il grilletto, il rosso è il colore del sangue delle persone uccise» in Ucraina. «L'indifferenza non è la risposta, è la fine», aveva messo in guardia.

Intanto ferve l'attività del Congresso americano. Il Senato ha rispolverato la Lend lease Act, una legge usata durante la Seconda Guerra Mondiale contro Hitler, per poter accelerare l'invio di armamenti a Kiev. Una mossa che ha irritato il Cremlino, secondo cui la scelta di «imbottire l'Ucraina di armi non aiuta il progresso positivo dei colloqui russo-ucraini» e «avrà certamente un effetto ampiamente negativo».

Capitol Hill ha approvato a larghissima maggioranza altri due provvedimenti contro la Russia, anticipati a marzo dal presidente americano Joe Biden con due azioni esecutive. Il primo per sospendere i privilegi commerciali tra Stati Uniti e Russia (e Bielorussia), il secondo per ratificare il divieto sulle importazioni di petrolio, gnl e carbone russi. La Camera, seguendo il Senato, ha votato inoltre a favore di un'indagine sui crimini di guerra commessi dalla Russia in Ucraina.

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