Guerra in Ucraina

La resa di Azovstal, ora Kiev vuole lo scambio di prigionieri

SDA

17.5.2022 - 22:26

Keystone

L'evacuazione dei primi militari ucraini da Azovstal suona come il preludio della resa completa di Mariupol e la fine della battaglia più lunga e cruenta combattuta finora in Ucraina. La svolta è arrivata con l'ordine di Kiev ai combattenti asserragliati nell'acciaieria di deporre le armi, ringraziandoli per «l'eroico» impegno.

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17.5.2022 - 22:26

Il battaglione Azov, il più irriducibile tra le truppe di difesa, ha obbedito e 264 militari – tra cui 50 feriti – hanno lasciato l'impianto, trasferiti nei territori separatisti. Resta incerta invece la sorte dei soldati ancora rimasti sotto i tunnel, che potrebbero essere alcune centinaia, inclusi i loro comandanti.

Volodymyr Zelensky continua a trattare nella «speranza di salvarli», ma da Mosca arrivano segnali minacciosi, soprattutto verso la milizia nazionalista: sono «terroristi» e non possono essere oggetto di scambio di prigionieri.

La tregua su Azovstal, annunciata da Mosca nell'82esimo giorno di conflitto per evacuare i soldati ucraini feriti, è stata rispettata. Lo Stato maggiore di Kiev ha comunicato che la «guarnigione di Mariupol ha compiuto la sua missione», fermando il piano dei russi di conquistare Zaporizhzhia e permettendo all'esercito ucraino di riorganizzarsi.

E ha chiesto ai suoi comandanti di concentrarsi sull'obiettivo di «salvare le vite» di chi è rimasto nell'acciaieria. Il capo del reggimento Azov, Denis Prokopenko, che da settimane chiedeva un intervento politico per sbloccare una situazione ormai disperata, ha accettato. E centinaia di soldati hanno rivisto la luce, per la prima volta dopo un tempo infinito trascorso sotto i tunnel.

Un video dei combattenti fuori dall'impianto

Il consiglio comunale di Mariupol ha diffuso un video dei combattenti fuori dall'impianto, controllati dai russi prima di salire su alcuni autobus. I 53 feriti gravi sono stati trasferiti in una struttura sanitaria a Novoazovsk. Gli altri 211 sono stati portati via attraverso un corridoio umanitario a Olenivka. Entrambe le zone sotto il controllo dei separatisti filo-russi, che non a caso hanno parlato di «resa» degli ucraini.

Sulla sorte degli ultimi difensori di Mariupol c'è ancora incertezza. La viceministra della Difesa ucraina Hanna Maliar ha spiegato che è stato raggiunto un accordo con i russi per uno scambio dei prigionieri che si sono consegnati, ma Mosca non lo ha confermato. Per tutti gli altri rimasti nell'acciaieria, che sarebbero circa 300, Kiev ha fatto sapere che si continua a negoziare. Ma la strada appare in salita, soprattutto per i combattenti di Azov.

A Mosca l'offensiva contro la milizia nazionalista, ormai integrata nella guardia nazionale ucraina, è partita dalla Duma. «I criminali nazisti non dovrebbero essere scambiati, ma processati», ha tuonato il presidente della Camera bassa Vyacheslav Volodin, e domani l'aula valuterà una risoluzione che vada in questa direzione.

Mentre la procura generale ha chiesto alla Corte suprema di riconoscere gli Azov come «organizzazione terroristica». Dal Cremlino Dmitry Peskov si è limitato a spiegare che i combattenti di Azovstal saranno trattati «in linea con le leggi internazionali».

Verso una svolta nella guerra

La completa evacuazione dell'ultimo bastione di Mariupol potrebbe costituire una svolta, se non altro simbolica, in questa guerra, segnando la prima sconfitta significativa degli ucraini dall'inizio dell'invasione. La città portuale, seppur ridotta in macerie dopo quasi tre mesi di raid e combattimenti, garantirebbe ai russi di completare il corridoio di terra che collega il Donbass alla Crimea. Privando l'Ucraina di gran parte dell'accesso al mare.

L'Armata ha continuato a premere in tutto il sud-est, stringendo la morsa su Severodonetsk. La città più importante del Lugansk ancora in mano agli ucraini è quasi completamente circondata. Mentre il Donetsk è rimasto sotto il fuoco russo su tutta linea del fronte.

Missili hanno colpito anche una base militare nella regione di Leopoli, vicino al confine con la Polonia, e un villaggio a Cherhiniv, nel nord del Paese: le autorità locali hanno parlato di 8 civili uccisi e 12 feriti.

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